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Cos'è un economista

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Il tuo discorso penso possa essere sintetizzato in questo modo: chi si approccia ad una disciplina, non avendo i mezzi per scindere quali sono le cazzate e quali le verità, è solito fidarsi o meglio, dovrebbe fidarsi, di colui che è più accreditato a livello accademico/scientifico. Questo concetto è valido sia per la casalinga, che si informa, sia per l'economia stessa, che si impone una disciplina. Questa è la tua tesi, mi pare. Ora, cos'è che ha scatenato le critiche? Le eccezioni. Le numerose eccezioni in cui gente poco o per nulla accreditata accademicamente propone tesi mediamente valide se non superiori a coloro che sono invece 'accreditati'. Ok. Qual'è il punto? Il punto è che l'accademico NON è MIGLIORE per definizione, e a volte NON lo è neanche DI FATTO, ma SE una persona, quale posso essere io, non avesse i mezzi e il tempo per diventare egli stesso un valido economista/conoscitore della disciplina, ciò che può e ciò che dovrebbe fare è rivolgersi a coloro che, per rigorosa selezione interna alla disciplina stessa, sono MEDIAMENTE più informati di chi ne è fuori. E' questa la funzione pratica (tralasciando le questioni sull'onore ecc.) delle definizioni. Per questo motivo, o ci si 'impone' con i contenuti, nel dibattito, oppure non è corretto attribuirsi delle capacità - che la categoria di 'economista' ti attribuisce - che non ti spettano. Poi, ognuno può avere le tesi migliori del mondo, non è questo il punto. Il punto è: qual'è la funzione delle categorie professionali, stabilite gerarchicamente tramite processi selettivi più o meno restrittivi? Attribuire a quelle categorie un'autorità formale che per modalità di selezione ha più probabilità statistica di essere anche autorità sostanziale.

Quello che potrebbe far storcere il naso, però, è che tu stia utilizzando questo argomento perché non ne possiedi altri. Sicuramente molti la interpretano così. Prima cosa. E seconda cosa, è probabile che ci sia una sorta di moto di spirito generale che vorrebbe che qualsiasi argomento e qualsiasi questione venisse affrontata dalle persone non basandosi sull'autorità accademica di qualcuno in particolare, ma piuttosto entrando nel merito delle argomentazioni. Ecco tutto...

se mai esiste e' solo su temi accademici. su tutti gli altri.... io non suggerirei a nessuno investimenti, anche se probabilmente ne capisco di piu' della persona media. Ovviamente molti altri (non accademici) ne sanno piu' di me. Uno degli obiettivi del post era far sapere a chi non sa che questa professione ha un insieme di comportamenti abbastanza generalizzati che sono abbastanza importanti nella sua definizione. Che in alcuni casi coloro che si autodefiniscono economisti sono cosi' lontani da tutto cio' da essere ovviamente millantatori. 

Da quello che ho capito io il problema è semplice, chi non ha titoli accademici e un curriculum adeguato indipendentemente dal fatto che potrebbe avere ragione quando fa alcune valutazioni se pretende di attribuirsi titoli che non possiede è un millantatore.
E chi lo fa è il primo che evidentemente non ha molta fiducia nelle proprie ragioni.
Quindi i sembra che tra chi difende il valore di un titolo che possiede e chi cerca di usare un titolo che non possiede per dare più autorità alle proprie valutazioni sia la seconda categoria a cui si può contestare che "stia utilizzando questo argomento perché non ne possiedi altri."

questo commento mi rimette in rapporto col genere umano :)

Il fatto che uno si faccia passare per economista è scorretto ma comprensibile, per il semplice fatto che come questo post dimostra, l'economista ha o dovrebbe avere un'autorità formale superiore. Se io di economia non so niente, e non ho il tempo di informarmi - è questo il punto - mi fido più di un economista iper graduato o di qualsiasi altro che parla di economia? Ad un certo livello di ignoranza economica, molti si rivolgeranno a chi 'parla meglio', i più furbi a chi è più accreditato. Più uno è informato, più può permettersi di 'fidarsi meno' del titolo, e addentrarsi nei contenuti. L'iter accademico serve ad aumentare le probabilità, tramite selettività 'estrema', che a titolo accademico corrisponda competenza. Ma per chi è ignorante, non per gli eddetti ai lavori. Gli addetti ai lavori esaminano (o dovrebbero esaminare) i contenuti, non si fidano del titolo. Chi è ignorante DEVE potersi fidare del titolo, ed è proprio a questo che serve il titolo, a garantire (mediamente) un livello di preparazione da sbandierare verso chi non sa a chi rivolgersi. Chi sa dove e come guardare, invece, si legge i paper e basta, dei titoli non dovrebbe fregargli niente. Ecco, chi millanta titoli, lo fa perché sa che un sacco di gente (a volte gli stessi accademici, per snobbismo, appunto) si rivolge solo a chi ha dei titoli, pregiudicando il proprio lavoro sulla base del fatto che chi lo ha prodotto non ha nessun titolo. Credo e spero che il contenuto di questo post non fosse voler sottolineare questo snobbismo, quanto piuttosto il tortuoso iter accademico che deve compiere un vero economista. Sbaglio, o in fondo, il titolo serve solo a chi non se ne intende? Secondo me, soprattutto, si.

grazie Jo

aggiungerei solo che sussiste la "necessità e urgenza" dell'articolo di alberto bisin. i millantatori sono tantissimi e pieni di idee, non so se causa o effetto dei nuovi media, e le naturali difese si devono ancora sviluppare compiutamente. il rumore è allora elevato e non ce lo possiamo permettere su questioni cruciali.