Titolo

Cos'è un economista

6 commenti (espandi tutti)

 Lui cita "una decina" di riviste "che contano", ma in realtà le riviste di economia sono moltissime Oltre una decina di grandi riviste generaliste (che cioè pubblicano su tutti gli argomenti), moltissime altre riviste generaliste meno buone e centinaia se non migliaia di field journals - cioè riviste che si occupano di argomenti specifici.  Quindi è praticamente impossibile non pubblicare un articolo se ha un qualche merito. Fra l'altro non è affatto detto che gli articoli delle grandi riviste siano sempre i migliori. Ogni tanto queste riviste pubblicano articoli di storia economica e sono nel 90% dei casi mediocri.  A storia economia la ricerca avanzata si pubblica nelle riviste di settore

Riviste

alberto bisin 5/8/2013 - 12:09

Hai ragione Francesco. In realta' il collo di bottoglia e' ormai evidente. Il mercato reagisce, AER ed Econometrica (le due migliori riviste) hanno creato delle specie di sub-riviste piu' specializzate per provare ad ovviare a questo altro problema. Altre nuove riviste entrano ed escono. Alcune (non le migliori) aumentano pagine e frequenza. Il collo di bottiglia c'e' per ora, ma si risolvera', ci vorra' tempo. E' che il mercato per reputational goods e' anche in teoria complesso. Beati gli storici economici che pubblicano i loro articoli scadenti al top. :)

Snobismo

alberto bisin 5/8/2013 - 12:10

PS Detto questo, il mio snobismo e' evidente. 

Beati gli storici economici che pubblicano i loro articoli scadenti al top. :)

Ma quando mai? Gli editors rigettano immediatamente articoli di storia scritti da storici economici competenti. Mi riferisco a famosi economisti che scrivono di storia da dilettanti senza capirci un tubo e trovano  referee ancora più ignoranti perchè gli editors non sanno a chi chiedere un parere. E non sto parlando solo del ben noto trio - anche di un giovane testè tenured ad Harvard

Diciamo anche molti storici economici rimangono estremamente perplessi di fronte a una serie di recenti sviluppi nel campo della teoria della crescita economica (tipo "unified growth theory"), ma gli economisti non sembrano notarlo.....

dal punto 2 e mi sono posto la domanda (dando per scontato che l'autore sia preparatissimo/competentissimo/issimissimissimo) alla fine non si rischia di scrivere quello che l'editor (o chi per lui) vuole che si scriva?
Per il resto, dal basso della mia ignoranza e visti i risultati, mi pare che tutta questa "sapienza" lasci abbastanza il tempo che trova... o no?