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Come non capire l'OCSE (e l'economia) per attaccare Andrea Ichino

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Quello all'istruzione è, per la ns. costituzione, un "diritto".

E' simile al 3° di Tomas Jefferson dell dichiarazione d'indipendenza, quello all'autorealizzazione. Dargli un valore non ha senso.

Avrebbe forse senso domandarsi se il "diritto alla vita" ha un valore sociale?

Secondo gli allevatori di maiali, la durata più produttiva per i poveri suini è 4 mesi, il periodo in cui viene massimizzato il rapporto (peso carne)/(peso mangime). Ma mi sembra che i maiali non godano di un "diritto alla vita".  Per fortuna, i cittadini sì.

Altrimenti, sarebbe lecito ragionarvi sopra in termini di "vantaggio economico" per la società (che altro non è poi che un insieme di individui) come già avviene purtroppo per la salute, la proprietà privata e la libertà personale.

Purtroppo, in Italia è ancora più lecito che altrove. E questi diritti, altrove "inalienabili", sono sempre più lesi in virtù di un indefinito ed indefinibile "vantaggio sociale".

In realtà, non solo ricercare la sostanza o la quantificazione di tale "vantaggio" non ha senso, ma i risultati di tale ricerca saranno sempre opinabili, mai confermabili sperimentalmente, nonché soggetti alla nota "legge delle conseguenze impreviste".

Ma tutto ciò non centra nulla con le "sovvenzioni".

Le "sovvenzioni" sono soldi presi a qualcuno e dati ad un altro.

La base di diritto che giustifica questo procedimento, apparentemente ingiusto, è legata all'incertezza della vita, ovvero alla "sfiga" che ha la nota virtù di essere cieca, ovvero poter colpire tutti.  In perfetta sintonia con l'isonomia del "diritto".

L'assistenza sociale permette di sopperire, come un'assicurazione, a tali imprevisti.

Perciò, chi volesse studiare, ai fini della propria autorealizzazione, ma si trovasse per caso in difficoltà economiche, può sempre chiedere aiuto alla comunità, che ha per questo previsto un opportuna assistenza.

Ad esempio, in USA chiunque (anche non in difficoltà economiche, ma la cosa per me è correggibile, con incentivi fiscali) può chiedere un prestito di studio senza interessi allo Stato, da resituire quando potrà (o anche mai, il caso è imperscrutabile).

In altri paesi, la cosa è molto più demagogica, dispendiosa, statalizzata ed inefficiente.

Ma questo già lo sappiamo. O no?

Quello all'istruzione è, per la ns. costituzione, un "diritto".

Dipende. La Costituzione dice (art. 34) che "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi." Cioe', il diritto all'istruzione universitaria e', secondo la Costituzione, per i capaci e i meritevoli, non per tutti.

Ad esempio, in USA chiunque (anche non in difficoltà economiche, ma la cosa per me è correggibile, con incentivi fiscali) può chiedere un prestito di studio senza interessi allo Stato, da resituire quando potrà (o anche mai, il caso è imperscrutabile).

A cosa ti riferisci? Non mi risulta che esista una cosa cosi' per "chiunque".

E nemmeno esiste "senza interessi". E' appena passata una legge che stabilisce il tasso di interesse per i prestiti per finanziare la laurea al 3,86%

I casi sono due:

- non esiste;

- esiste con interessi.

Sostenere la correttezza di ambedue le preposizioni è "oximoric".

Per gli interessi, mia moglie era soggetta al 2%, ma solo sul secondo prestito, perché il primo lo aveva iniziato a ripagare subito dopo la laurea.

Spero comuqnue che in USA, diversamente dall'Italia, viga il principio di diritto romano "pacta sunt servanda", per cui certe modifiche che toccano interessi economici già pattuiti non sono mai retroattive.

Hai ragione sulla Costituzione Italiana.

Ogni volta mi meraviglio di come sia inutile. Dovrebbe difendere il cittadino dall'arbitrio pubblico, invece lo sancisce.

La risposta alla tua domanda è: mi riferisco all'istituto dello "Student Loan".

Chiunque può accedervi, a qualunque età, per qualunque facoltà, senza necessità di requisiti.

Il prestito, che copre la retta universitaria, ma può coprire anche i libri ed il mantenimento durante gli studi se richiesto, viene versato direttamente all'istituto. Che può essere privato o pubblico.

Nota: quelli pubblici non hanno esami di ammissione. Quelli privati fanno quello che vogliono, come è giusto che sia.

Il prestito, un tempo era a interesse nullo. Poi, è stato introdotto l'interesse, ma solo dopo un certo numero di anni successivi al conseguimento del titolo di studio.

Il prestito non è cancellabile dal fallimento personale, come del resto anche i debiti fiscali.

Viene restituito con una percentuale minima del 5% sul reddito netto, ma è lui stesso deducibile dal reddito, essendo riferito ad una spesa che è considerata un diritto.

Mi viene detto che il controllo sulle spese dello studente è stretto, ed utilizzi del prestito diversi da quelli previsti sono perseguiti in modo molto severo.

La mia fonte di informazioni è mia moglie, che ha avuto due "student loans". Uno per la laurea in informatica, e dieci anni dopo per quella da assistente chirurgico (ambedue non vengono riconosciute in Italia, la seconda per il semplice motivo che non esiste).

Quando tornerà a lavorare in USA, continuerà a pagarli con calma, con la solita percentuale sul reddito.