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Spesa in cibo, reddito e vulnerabilità alimentare

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dubbi

Giorgio 19/3/2013 - 17:40

Premetto che non sono affatto un esperto, ma pur seguendo la discussione non riesco a giustificare i programmi agricoli della UE (PAC) che incentivano la non coltivazione dei campi, la distruzione delle eccedenze agricole, l'importazione di latte in territori che hanno un surplus produttivo interno e la produzione di olio spagnolo confezionato e distribuito in Italia.

Si riallaccia sempre ad una motivazione di costo eccessivo della nostra agricultura o può centrare anche l'atteggiamento del governo italiano a livello europeo? Grazie

Non coltivare campi e distruggere raccolti serve ad aumentare il prezzo dei beni prodotti altrove, o che non vengono distrutti. In sostanza, e' una forma abbastanza folle di sussidio agli agricoltori. Sul perche' e percome i funzionari europei decidano che il prodotto x vada coltivato nella regione y credo nessuno sano di mente possa sapere di preciso. 

L'argomento è lungo e complesso. Le politiche agricole come la PAC sono state inaugurate in un'epoca (il secondo dopoguerra) in cui la sicurezza alimentare (intesa come food security, ovvero sicurezza negli approvvigionamenti, non food safety, dato che in italiano i due termini si traducono allo stesso modo) era con buone ragioni una priorità per molti paesi. E infatti nei primi decenni la PAC sosteneva la produzione, garantendo ai produttori un prezzo minimo fuori mercato. Di qui le note distorsioni, che hanno portato l'Europa a spendere fino a più dell'80% del proprio budget per acquistare le eccedenze e per sostenere le esportazioni delle eccedenze medesime (con effetti catastrofici sulle economie di molti paesi in via di sviluppo, dove queste eccedenze sbarcavano praticamente gratis mettendo fuori mercato i produttori locali).

Le cose sono cambiate negli ani '90, e da allora si procede sostenendo il reddito e non la produzione, che viene in questo modo di fatto disincentivata. Da allora il fondamento "ideologico" della PAC, quello che fa sì che i contribuenti europei accettino di destinare parte delle loro risorse per permettermi di comprare la Jeep, è la remunerazione dei public goods. Uno dei problemi è però che questi public goods sono definiti secondo parametri ideologici e non scientifici o economici, e il tutto è quindi una enorme porcheria che serve esclusivamente a puntellare un sistema produttivo inefficiente e a proteggerlo dalla concorrenza.

Comunque ci si potrebbe tornare con un post ad hoc, magari con l'aiuto di Giovanni Federico che ha fatto degli interessanti studi comparati tra le politiche agricole dei vari paesi nell'epoca precedente la riforma Mc Sharry, negli anni '80. Aspettiamo il varo dell'ultima riforma della PAC attesa a brevissimo, per rendere la cosa più un po' più pepata.

Post curioso, sembra quasi una riscrittura del mio, non preoccupatevi non sono geloso delle idee...

Venendo invece agli spunti per una discussione sulle Politiche Agricole Comunitarie (PAC), che tanto pesano sul bilancio dell'Unione e che dovrebbero essere a breve rivoluzionate, almeno nelle intenzioni, sarebbe interessante metterle a confronto con quanto si fa negli U.S.A. Anche in ossequio al sito che ci ospita.