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Spesa in cibo, reddito e vulnerabilità alimentare

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kilometro zero, come bio-, è una formula di "marketing" che consente alla costosissima agricoltura italiana di mantenere una fettina di mercato nazionale ed anche internazionale. Non vi vedo nulla di virtuoso né di peccaminoso.

Il rimanente 1% e' dovuto al fatto che tale marketing, creando un monopolio artificiale, riduce l'efficienza complessiva dell'esito di mercato. 

Anzi, mi prendo un altro 1% ricordando che cose di questo tipo fanno il male dei paesi poveri, che potrebbero esportarci prodotti agricoli. 

 Anzi, mi prendo un altro 1% ricordando che cose di questo tipo fanno il male dei paesi poveri, che potrebbero esportarci prodotti agricoli.

Ad analizzarle, moltissime delle tematiche cosidette "no global" (come la decrescita, il km zero, alcune critiche alle "multinazionali") hanno l'apparenza di battaglie ecologiche e/o terzomondiste ma, nei fatti, si traducono in protezionismo a favore dei paesi occidentali. Non capisco se e quanto ne siano consapevole gli attivisti.

finché è marketing nulla di male, naturalmente. Il problema non è solo marketing, quanto una sorta di ideologia che si trasforma in politiche vere e proprie. Negli USA il "locavorism" ha indotto i governi di molti Stati a pretendere che le mense delle scuole pubbliche si usino prodotti locali, e lo stesso avviene anche in alcune regioni d'Italia.

La stessa chiusura alle biotecnologie applicate all'agricoltura non è solo pubblicità dagli altoparlanti della Coop, ma è un bando vero e proprio imposto dai governi.

Da biologo posso confermare che l'utilizzo (abuso?) di prefissi e nomignoli sono ormai piuttosto irritanti.

Riporto una domanda/risposta d'esempio sulla "validità" dei prodotti biologici (il grassetto è mio; anno 2008 ma non credo che le cose siano cambiate di molto):

Prodotti tipici e biologici danno garanzie in più?
«I prodotti tipici - DOP Denominazione di Origine Protetta, IGP Indicazione Geografica Protetta, STG Specialità Tradizionale Garantita - offrono ampie garanzie al consumatore: sull'origine e modalità di produzione e quindi su tutto il ciclo produttivo, i primi; sull'esperienza ed artigianalità della produzione i secondi e sul disciplinare di produzione i terzi. I prodotti biologici sono il frutto di una metodologia che differisce da quella normalmente utilizzata perché evita il ricorso a sostanze chimiche di sintesi o a forzature di produzione: è un procedimento che rispetta maggiormente l'ambiente ma che non prevede controlli analitici sul prodotto finale, a meno che questi non vengano "volontariamente" effettuati dal produttore o dal distributore».

(C.Cannella, prof.ordinario e direttore Scuola di Spec. Sc.dell’Alimentazione e dell’Ist.Sc.dell’Aliment. c/o "La Sapienza" di Roma)