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Spesa in cibo, reddito e vulnerabilità alimentare

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La "descrescita" non è un mito ma una possibiltà (molto probabile) che saremo costretti ad affrontare, se non troviamo alternative energetiche efficaci a breve. Petrolio, gas e carbone (e anche uranio) non sono inesauribili e solo se si ignora questo fatto si può pensare che possiamo continuare a vivere trasportando cibo per migliaia e migliaia di chilometri. Prima ci attrezziamo per costruire un'economia diversa meglio affronteremo il futuro che ci attende.

Ma secondo te, se il km zero avesse un minimo di convenienza economica,  l'"uomo del monte" non ci avrebbe gia pensato? Come dice Milani:

 “Le banane a chilometro zero non esistono. Però siccome adesso va di moda questa pirlata qui, le facciamo anche noi in Piemonte. Pannelli solari a manetta tutto il giorno. Per produrre un chilo di banane spendiamo 23.000 euro. Costo del prodotto al pubblico: 5 euro. Bravi!”

 

km 0 non vuol dire produrre TUTTO a km 0, ma il più possibile... e magari rinunciare a qualcosa che il territorio non può fornire. Penso per esempio che senza banane si possa vivere senza problemi.

E comunque mi piacerebbe avere una risposta al problema della finitezza delle risorse energetiche nel prossimo futuro e come si concilia questo con un modello basato sul trasporto delle banane dal centro america all'europa...

Inoltre la convenienza economica è solo un parametro: ci si dimentica sempre, nel conto economico, il costo ambientale. Se nel costo delle banane ci fosse anche un "costo di inquinamento", vorrei proprio vedere quanto costerebbero le banane.

Quello che poi è conveniente oggi non è detto sia conveniente domani e converrebbe uno sguardo più aperto verso le prospettive future per organizzare il nostro ciclo produttivo.

Caro Vallone, si concilia col fatto che, aumentando il costo del petrolio, trasportare banane diventa meno conveniente, il prezzo sale, e ne vengono trasportate meno. Quello che spesso si dimentica quando si discute di decrescita e km 0 è che c'è già un sistema di prezzi che informa gli agenti economici a proposito di cosa sia più o meno conveniente. 

Per quanto riguarda l'incorporamento delle eseternalità date dall'inquinamento, possiamo discutere se le attuali tasse siano sufficienti o meno, ma questo è un altro discorso. 

 

saluti

Il sistema dei prezzi mi è chiarissimo e concordo sul fatto che il prezzo è un indicatore della convenienza di un'azione (a meno del fatto che, come già detto, stiamo trascurando il costo ambientale che stiamo scaricando sulle generazioni future e che penso andrebbe maggiormente incorporato tramite tasse ambientali più elevate). Il problema è che il prezzo è un indicatore "a corto respiro", nel senso che il prezzo di oggi delle banane non ci può fornire una indicazione chiara del prezzo delle banane tra 10 anni. Per capire o intuire il prezzo tra 10 anni servono ragionamenti più ampi, che comprendono appunto una riflessione sulle risorse energetiche. E se ci pensiamo prima, saremo meno impreparati poi. Questa è la filosofia alla base del Km 0.

 

E per rispondere a korallox che dice "l'idea che rinunciare oggi ad una cosa a cui FORSE dovremo rinunciare in futuro: davvero geniale, come colui che per far dispetto alla moglie..." scrivo: non compro banane non perchè forse dovrò rinunciarci DOMANI, ma perchè già OGGI trovo assurdo che devo inquinare il pianeta in cui vivo per mangiare un frutto che non è essenziale per la mia vita (al contrario del pianeta su cui siamo...)

non compro banane non perchè forse dovrò rinunciarci DOMANI, ma perchè già OGGI trovo assurdo che devo inquinare il pianeta in cui vivo per mangiare un frutto che non è essenziale per la mia vita

Beh…Diogene viveva nudo in una botte, perché tutto il resto non era essenziale. Adeguiamoci! Si abbia il coraggio di portare il ragionamento fino in fondo, il pianeta in cui si vive durerà ancora più a lungo

Cos’è questa? Una nuova versione laica e distorta dell’astinenza millenarista? Dove, invece di guadagnare il regno dei cieli, si guadagna di tenere le nostre ansie per il futuro sotto controllo?

Dirai: facile fare il sarcastico, ma senza arrivare agli estremi si possono fare delle scelte.

Certo, ma le scelte si fanno su una base razionale. Ci si impegna in quello che serve. Il km zero*** è un cura palliativa, sono altre le priorità, se si vuole diminuire la fame nel mondo e ottimizzare le risorse.

Se non si mangian le banane (che non piacciono) e ci si nutre di ghiande a km zero non si salva il mondo, solo ci si mette a posto la coscienza.

Poi il Samsung S IV lo si fa arrivare dalla Corea del Sud senza problemi, chè quello piace, mica inquinerà, no? E le vacanze? Le facciamo in giardino a km zero?

PS

***Lo stesso penso della decrescita

 

come dice giandomenico, la risposta è davvero banale. l'aumento dei prezzi energetici renderà meno convenienti i lunghi trasporti e molto semplicemente le banane diventeranno un bene di lusso. tale aumento di prezzi potrebbe tuttavia non verificarsi mai. l'idea dei decrescisti è quella di rinunciare oggi ad una cosa a cui FORSE dovremo rinunciare in futuro: davvero geniale, come colui che per far dispetto alla moglie...

Se fosse semplice come riportato qui, forse sarebbe il caso di pensare a nuovi modelli di distibuzione ed alla trasformazione di alcune filere:

Wikipedia Adnkronos Coldiretti

Del resto fino qualche decennio fa i kiwi erano una prerogativa neozelandese ed ora indovinate chi è il primo produttore mondiale?

Poi dovremo anche domandarci quali squilibri sono provocati dall'inserimento di colrture alloctone in un ecosistema... ma questa è un'altra storia.

Se fosse conveniente lo farebbero. Ha detto benissimo, quel che io cercavo di dire in termini scherzosi, Giandomenico Ciccone nel commento qui sopra. Lo riporto:

Quello che spesso si dimentica quando si discute di decrescita e km 0 è che c'è già un sistema di prezzi che informa gli agenti economici a proposito di cosa sia più o meno conveniente.

Per quanto riguarda l'incorporamento delle eseternalità date dall'inquinamento, possiamo discutere se le attuali tasse siano sufficienti o meno, ma questo è un altro discorso. 

pubblicazioni

dragonfly 18/3/2013 - 12:04

il grande Maurizio M. può vantare:

1994, Animale da fosso, Bompiani

1996,Un uomo da badile, Baldini&Castoldi

1998,Vantarsi, bere liquori, illudere la donna, Baldini&Castoldi

2003,La donna quando non capisce s'innamora, Kowalski

2005,In amore la donna vuol tribolare, Kowalski

2006,L'uomo che pesava i cani, Kowalski

2007,Del perché l'economia africana non è mai decollata, Kowalski

2010,Mi sono iscritto nel registro degli indagati, Rizzoli

2011, Chi ha ciulato la Corrente del Golfo?, Aliberti 

2012,Fidanzarsi non conviene, Barbera

ed è sicuramente sufficiente. (è anche divertente attribuirle per sbaglio a Lorenzo M.)

va subito ripescato come guida spirituale di Fare ecc. senza non si va da nessuna parte.

A (don) Lorenzo Milani non ci avevo neanche pensato. Per me Milani è solo Maurizio, purtroppo per FARE , vota fisso UDC :-)

Il pezzo dove chiede a Monti di emettere nuove licenze per le baleniere, per far girare l'economia, effettivamente sarebbe da discutere ex Kathedra su nfA :-)

Pensavo di essere l'unico a cui piacesse.

PS

Due "perle" più o meno in topic:

"Sono a favore delle baleniere a chilometro zero. Prendi la balena (metodo classico), la inscatoli sul posto, la mangi sempre lì dove l'hai presa. Noi siamo a posto, gli altri si arrangino".

Ieri è entrata in funzione la prima baleniera a pannelli solari, così si conciliano ecologia e caccia- Penso che quelli di Greenpeace non possono più lamentarsi: la loro nave va a diesel, per cui “prima guarda a casa tua!”.

Premesso che un'economia diversa non la si costruisce a tavolino (ci hanno provato nel 1917 ma si dice non abbia funzionato) il discorso delle fonti energetiche non riguarda tanto il trasporto ma la produzione agricola vera e propria. Trattori, trebbiatrici, pompe idrauliche per l'acqua, tutto consuma energia e senza di essa (senza petrolio) l'effetto piu' probabile è passare da 7 miliardi di abitanti ad uno e mezzo, tanti quanti erano alla fine del 1800. Non so se la potremo chiamare felice ma sempre decrescita sarà. Piuttosto il vero mito è quello delle risorse che non sono inesauribili. Anche se calano (e quindi aumentano di prezzo) impariamo ad usarne meno, ad estrarne di altre con tecniche diverse (fracking) o individuare nuove fonti. Quanto pesa un telvisore oggi rispetto a quelli di 10anni fa? Quanta energia si consuma per costruirlo e per farlo funzionare? Chi negli anni 60 avrebbe previsto, per 20-25 anni dopo, l'espolosione dei personal computer, della rete Internet, della telefonia mobile? Anzi chi si avventava in previsioni diceva (capo IBM) che non vedeva futuro nel PC!
Tutti questi futurologhi che prevedono disastri in realtà non prevedono un bel niente, perché l'innovazione è assolutamente imprevedibile e quindi non possiamo sapere tra 10 o 15 anni quali energie useremo e quali processi produttivi potranno sopperire ai problemi che oggi crediamo di vedere.