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Fondazioni bancarie e sistema bancario: riassunto del convegno

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Ma perché se si ritiene che le banche siano sottocapitalizzate non si auspica un deleverage almeno delle più grandi, piuttosto che una ricapitalizzazione? Con la riduzione degli asset le banche avrebbero minor peso e sarebbero meno sistemiche, e se ci sono nuovi capitali pronti ad investire potrebbero farlo in banche di dimensioni più ridotte, che potrebbero crescere e rendere più concorrenziale il mercato del credito. Con la ricapitalizzazione (che comunque dovrebbero essere richieste sulla base di regole comuni a livello internazionali, e ad oggi per la maggior parte delle banche italiane questi presupposti non ci sono)  invece, si risolve un problema, ma al contempo se ne crea un altro, ossia il maggior rischio che le banche diventino too big to fail.

Ma perché se si ritiene che le banche siano sottocapitalizzate non si auspica un deleverage almeno delle più grandi, piuttosto che una ricapitalizzazione?

Perche' tamponare un problema di sottocapitalizzazione riducendo la leva significa ridurre la capacita' di fare credito. Questo direi io, intuitivamente, col solito disclaimer che non mi occupo di finanza, per cui se chi e' esperto vuole aggiungere o correggere fa un favore alla discussione.

Non necessariamente la riduzione della leva comporta minor erogazione del credito. Si può ridurre la leva più velocemente riducendo le esposizioni in derivati o dimunuendo, per quanto possibile, gli investimenti in titoli di stato, o anche con la vendità di attività che non sono core. L’erogazione di credito dipende più dalla massa dei depositi, e le nostre banche hanno rapporti impieghi depositi più alti della media europea, tra l’altro con tassi di non performing nettamente peggiori, quindi una decisa ripresa nelle erogazioni di credito non è detto che si verifichi.

Comunque parlavo di deleverage solo per le banche maggiori, quindi se ci sono capitali pronti per entrare nel mercato del credito, si potrebbero far crescere banche di dimensioni inferiori, che, aumentando ove possibile l’erogazione del credito, potrebbero far in modo di non generare impatti negativi sull’erogazione creditizia nel complesso, se c'è un poco di riduzione da parte delle banche più grandi. Lasciare che la difficoltà nell’erogazione del credito generi banche ancor più sistemiche rischia di creare i presupposti per future crisi (mi sembra una visione di breve periodo).

Non è che senza imprese "too big to fail" l'economia non affronta recessioni anche violente e le persone non si impoveriscono.

E comunque tutta questa storia dei "too big to fail" non regge.

Se tu Stato inizi a non fare alcun salvataggio, fai una politica monetaria adeguata e non espansiva per fare contenti gli amici, fai fallire le imprese e le banche che rischiano troppo ed investono male, vedrai che gli operatori economici e le banche per primi utilizzeranno un altro metro di giudizio nell'investire.

Oltre che una grande ingiustizia sociale, la storia del "too big to fail" economicamente non funziona e da un ulteriore incentivo a sbagliare a coloro che vengono salvati.

 

Friedman aveva anche spiegato che l'applicazione di certe aliquote sulle società e sulle persone fisiche agli azionisti delle imprese favorisce la conservazione degli introiti societari, e quindi pone le società già affermate in posizione di vantaggio rispetto alle imprese nascenti.

“la storia del "too big to fail" economicamente non funziona e da un ulteriore incentivo a sbagliare a coloro che vengono salvati”
Sono d’accordo che dia incentivi sbagliati e che economicamente non funzioni, ma non si risolve la situazione negando il problema.
L’ultima crisi ha fatto vedere che gli interventi di salvataggio delle banche hanno trasformato in pubblica una crisi che era privata, e che piu’ di uno in giro per il mondo ha creduto alla storia del too big to fail (anche nei paesi piu’ “liberisti”). Gli Stati non hanno fatto fallire le banche liberamente, su questo mi sembra non ci sia dubbio.
Trovo quindi controproducente chiedere ricapitalizzazioni per le banche piu’ rilevanti, molto meglio un deleverage a favore della possibilita’ di crescita di banche piu’ piccole. Cosi’ si puo’ evitare di dover rivivere situazioni simili a quelle che stiamo vivendo ora, perche’, come dicevi anche tu, ci saranno sempre periodi di recessione, e la recente esperienza dovrebbe aver insegnato che se si verificano crisi bancarie, la possibilita’ che intervenga lo Stato a salvare e’ alta.

ma non si risolve la situazione negando il problema.

Non mi pare di aver negato o sottovalutato il problema, che nasce da certe distorsioni e nel mio commento sono indicate alcune possibili soluzioni.

 

Cosi’ si puo’ evitare di dover rivivere situazioni simili a quelle che stiamo vivendo ora, perche’, come dicevi anche tu, ci saranno sempre periodi di recessione, e la recente esperienza dovrebbe aver insegnato che se si verificano crisi bancarie, la possibilita’ che intervenga lo Stato a salvare e’ alta.

E non deve intervenire lo Stato, e questo è meglio che lo capiscano i futuri politici. Così come si è separata la politica monetaria dal governo, così si riuscirà finalmente a realizzare anche il resto.

Per fermare l'impulso di espandere la leva finanziaria, devi porre le condizioni di prevenzione del medesimo e stabilire da subito che nessuno tapperà eventuali buchi.

EDIT: Ricapitalizzare, inoltre, è la classica ricetta keynesiana fallimentare.