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Fondazioni bancarie e sistema bancario: riassunto del convegno

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Da non tecnico non riesco a comprendere alcuni passaggi e vi chiedo di chiarirmi l'errore logico del seguente ragionamento che mi accompagna da un pò di tempo.

 

Se le fondanzioni sono gestite politicamente vuol dire che sono in possesso del settore pubblico anche se sono enti di diritto privato. Hanno una funzione "sociale " in quanto enti no profit che devono reivestire gli utili.

 

Non sarebbe possibile semplificare il sistema, "abolendo" le fondazioni? In questo modo le fondazioni non esistendo non potrebbero controllare le banche ed il problema sarebbe risolto.

 

Il patrimonio andrebbe ovviamente in abbattimento di debito pubblico. 

E' sufficiente che le azioni possedute dalle fondazioni nelle varie banche vengano cedute completamente, non ad enti pubblici o statali.

Non possono essere abolite perché altrimenti dovrebbero esserlo tutte le fondazioni non profit, ed inoltre essendo enti di diritto privato il capitale andrebbe ai proprietari o agli azionisti legittimi. A meno che non vengano nazionalizzate, ma non vedo il motivo di buttare ulteriori soldi pubblici così.

Se le Fondazioni perdono il controllo delle banche, diluendo la loro presenza e differenziando i loro investimenti, si risolverà il problema del loro controllo bancario ma le stesse continueranno a gestire ingenti patrimoni in maniera "politica". Prendo ad esempio lo statuto on-line di una fondazione scelta
a caso (MPS), il cui organo principale è la "Deputazione Generale" con 16 membri nominati da:
8 da comune di Siena di cui uno d'intesa con Camera di Commercio;
5 dalla Provincia di Siena di cui uno d'intesa con la Consulta Provinciale del Volontariato;
1 dalla Regione Toscana;
1 dall'Università di Siena
1 dall'Arcidiocesi di Siena,....;

 

Credo quindi che la proprietà delle fondazioni sia in pratica degli enti politici che la controllano e per questo le fondazioni sono enti di diritto privato ma ...non troppo.

 

Un'eventuale nazionalizzazione sarebbe un passaggio dagli enti di controllo allo Stato ed il fine sociale sarebbe comunque presente nell'abbattimento del debito pubblico.

 

Altra soluzione sarebbe la cancellazione della Fondazione con assegnazione del patrimonio in percentuale agli enti di controllo ed in questo modo almeno si risparmierebbero i costi di struttura che non credo siano irrilevanti.

 

ps: scopro l'esistenza di un ulteriore ente....la Consulta Provinciale del Volontariato (link: http://www.provincia.siena.it/var/prov/storage/original/application/486fbc505985f8954d24b80f67ab15ee.pdf

)

Un'eventuale nazionalizzazione sarebbe un passaggio dagli enti di controllo allo Stato ed il fine sociale sarebbe comunque presente nell'abbattimento del debito pubblico.

 

si castigherebbero così le comunità virtuose, che hanno vigilato sulla gestione del patrimonio della propria fondazione diversificandolo attentamente, rispettando lo spirito e la lettera della legge. queste fondazioni hanno ancora qualche quattrino, non troppi, che buttato nel calderone della finanza pubblica ridurrebbe il debito in modo non sostanziale.

 

quelli invece che se lo sono sperperato per "contare" nel controllo dell'azienda bancaria scorporata, non verebbero castigati in nessun modo; almeno facciamo che le formiche possano deridere le cicale.

 

(si potevano, forse e con molti dubbi, incamerare i patrimoni di tutti al momento iniziale degli scorpori delle aziende, sciogliendo allora le fondazioni; ma sarebbe sempre stato un esproprio a beni locali.)

 

riguardo poi agli impieghi, cioè alle erogazioni frutto del patrimonio, ci  sono sì limiti di legge, ma la discrezionalità dell'ente di diritto privato dovrebbe trovar il limite, ancora, nel controllo della comunità locale. se questa ha ben gestito il patrimonio, forse gestirà con la necessaria trasparenza anche le erogazioni.

Se le Fondazioni perdono il controllo delle banche, diluendo la loro presenza e differenziando i loro investimenti, si risolverà il problema del loro controllo bancario ma le stesse continueranno a gestire ingenti patrimoni in maniera "politica".

Ingenti patrimoni di proprietà dei gestori delle fondazioni, senza sfruttare gli strumenti peculiari di un intermediario bancario come per esempio il moltiplicatore dei depositi. E' un'enorme differenza, a mio avviso.

Con una fondazione qualsiasi non potrebbero fare determinate cose, il potenziale economico-finanziario da utilizzare sarebbe notevolmente minore ed è a questo punto che gli amministratori delle fondazioni dovranno stare molto più attenti a come gestire il bilancio, senza trucchetti contabili tipici del settore bancario-finanziario.

Certo, ovviamente essendo gestite principalmente dai partiti questi potrebbero usare i rimborsi elettorali (infatti vanno aboliti) o aumentare le tasse al momento opportuno per finanziare la fondazione o pagare i debiti, ma io credo che l'impatto di certi comportamenti distorsivi sull'economia nazionale sarebbe limitato rispetto all'attuale gestione delle banche private nazionali da parte delle fondazioni.

L'errore logico e' proprio nel primo passaggio (dove sostituisco "di proprieta' " a "in possesso, immaginando sia la prima cosa che intendi):

Se le fondanzioni sono gestite politicamente vuol dire che sono [di proprieta'] del settore pubblico

L'implicazione non c'e', perche' come spiegato nel post l'inghippo e' la natura privata delle fondazioni di origine bancaria. Formalmente si presentano quindi come societa' civile anche se molte di loro (anche se non tutte) sono di fatto ricettacolo di politici locali.

Quindi non si possono "abolire" per la stessa ragione per cui non si puo' abolire la Fondazione NFA.