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Una nuova fase per nFA

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Il nome è importante e può fare la differenza, quindi va scelto con estrema attenzione. Io non ne ho uno in tasca ma posso suggerire un metodo.

Per quel che ne so io di naming (di cui NON sono un esperto) valgono due regole:

     1) Riuscire ad evocare emozioni;

     2) Evitare gli acronimi e tutti i nomi che col tempo possono diventare acronimi nella lingua parlata (API, FLI, PD, PDL, UDC, SEL, IDV... sono tutti pessimi esempi).

Un nome molto azzeccato era “Forza Italia”: troppo breve per diventare acronimo e al contempo capace di evocare le emozioni del calcio, per cui pare l’italiano medio vada matto. Non è un caso che il linguaggio di Berlusconi abbia puntato molto sulla metafora calcistica, dalla “discesa in campo” in poi. E che ancora oggi voglia cambiare il nome al partito per tornare a qualcosa di simile a Forza Italia.

Terrei presente che il nome NON deve piacere ai promotori, né ai lettori di nFA, ma è bene che piaccia all’elettore medio, che probabilmente non sa cos’è il PIL ma vuole un lavoro, servizi efficienti, stabilità economica, ecc.

Ora, la cosa più simile che avete all’elettore medio, è la media degli iscritti alla mailing list che state costruendo, per cui vi conviene usarla per sondaggiare gli aderenti: si può aspettare di raggiungere una massa critica di firmatari (direi almeno qualche decina di migliaio), mandare una email a tutti chiedendo di rispondere suggerendo un nome per il partito/associazione. Mettere qualche volontario a ordinarli tutti, selezionare i più interessanti e lanciare un sondaggio finale alla mailing list per scegliere il migliore.