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Sosteniamo il ricorso contro il non-concorso all'Insubria

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Ho letto tutto con interesse, anche la lettera in cui si spiega come cercare di evitare i falsi concorsi. Quello che non capisco, e lo chiedo da ignorante in materia non avendo mai tentato alcuna carriera accademica, è come sia possibile che un aspirante ricercatore possa avere molte pubblicazioni su riviste autorevoli. Scusate ancora se è una domanda banale, ma il diventare ricercatore non è il primo step della carriera? Quindi io mi laureo (con in più dottorato?) e poi tento il concorso. Poiché gli articoli sono frutto di ricerca, se non sono ancora ricercatore come faccio a scriverli?

 

Grazie in anticipo per  eventuali risposte

perchè

valerio 15/5/2012 - 12:49

Perchè prima di diventare ricercatore (che fino all'altro ieri era una posizione a tempo indeterminato, un professore "junior"), ci sono almeno 3 anni di dottorato e un numero variabile di anni di post-dottorato (assegno di ricerca in Italia), in genere minimo minimo 4 anni.
In questo lasso di tempo pubblicare qualcosa in una rivista internazionale non è poi un'impresa ardua. C'è anche chi pubblica la tesi di laurea in riviste internazionali...

Luca la tua domanda è senz'altro sensata. In altri paesi -vedi USA- se sei un ricercatore molto promettente lo decidono i professori con cui hai fatto un PhD prestigioso i quali ti scrivono una lettera di referenza che -senza pubblicazioni ma con dei working papers che tu devi difendere brillantemente durante dei seminari molto tosti con le facoltà che ti assumeranno- ti può spalancare le porte di una carriera universitaria.

In italia il meccanismo di selezione per il ricercatore è la valutazione comparativa. Piaccia o non Piaccia. Non ci si deve nemmeno cimentare con delle prove come una volta: tutto quello che conta è il tuo CV da comparare. Ora molti di noi dottorandi, poi assegnasti, poi ricercatori, conoscendo queste regole ci siamo attrezzati per giungere preparati al concorso, ovvero avendo messo in saccoccia qualche pubblicazione. A differenza dei nostri colleghi americani che magari hanno puntato molto sulla qualità della rivista anche al rischio di non vedere pubblicato niente per anni (tanto ci sono le lettere di referenza a garantire per loro) molti ricercatori italiani hanno abbassato il target per renderlo realizzabile. Il risultato però è proprio quello che vedi in tabella: in un concorso in una semi sconosciuta università di provincia (varese) si presentano 17 italiani molti dei quali hanno già delle pubblicazioni che i loro professori si sognano. Non c'è nessun journal AA ma ce ne sono parecchi davvero buoni. Ha vinto però quello che non ne ha nemmeno una di pubblicazione seria.