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I professori perdono il pelo ma non il vizio

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Anche io scrivo per i lettori, che possono essere interessati alle politiche pubbliche in materia di Università. E' curioso che il messaggio qui sopra cominci con la solita ouverture e si concluda con quella che è anche sostanzalmente la mia opinione, più volte ribadita

 

E' un esempio da manuale della necessità di NON lasciare ai professori italiani (a QUESTI professori) libertà nei concorsi.

Vi è una differenza nel fatto che io non vedo la possibilità, nè la bontà, di eliminare totalmente la libertà di giudizio dei Commissari, a causa degli effetti perniciosi di tale opzione. Vedo invece la necessità di dettare regole che, non annullando la discrezionalità, la guidino e la riportino a quella metodologia che, in condizioni etiche normali, un Commissario dovrebbe adottare. Stiamo parlando nè più nè meno che di deontologia professionale, quindi.

Anche il Ministro Gelmini e i suoi Dirigenti al Ministero (e pure i Deputati, voglio aggiungere) avevano finito per abbracciare questa opinione, se è vero che sono intervenuti con regole più o meno incisive e più o meno ben pensate su tutto un campo d'azione riguardante i doveri d'ufficio e istituzionali di docenti e Università. 

Ripeto quindi che è inutile sviare il discorso con una mistura di considerazioni sulle (attuali) regole e sul concreto (non) utilizzo da parte dei Commissari della metodologia prescritta: il Verbale mostra chiaramente che non vi si sono attenuti.

RR