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I professori perdono il pelo ma non il vizio

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la petizione esprime un giudizio sulla base di strumenti puramente bibliometrici su un concorso formalmente ineccepibile (tipo quelli che piacciono ad alcuni commentatori abituali del blog)

Neanche per idea: da eccepire c'è molto. Esiste una metodologia per la valutazione, alla quale le Commissioni Giudicatrici devono attenersi. Basta dare un occhio al verbale per intendere che la Commissione non vi si è attenuta.

RR

Non scrivo per il sig. Renzino, che evidentemente non è interessato alla realtà, ma per i lettori che possono essere interessati a come si gestisce  un concorso per far vincere il candidato locale.  Il caso è scandaloso perchè il candidato locale è palesemente inferiore ad altri, ma il meccanismo è valido anche in casi meno eclatanti

Il testo del regolamento indica alcuni requisiti formali, che tutti i candidati avevano (dottorato di ricerca etc.)  e specifica che i criteri di valutazione delle pubblicazioni scientifiche (art 3)

Le commissioni giudicatrici di cui al comma 1 effettuano la valutazione comparativa delle pubblicazioni di cui al comma 1 sulla base dei seguenti criteri:

  1. originalità, innovatività e importanza di ciascuna pubblicazione scientifica;
  2. congruenza di ciascuna pubblicazione con il settore scientifico-disciplinare per il quale è bandita la procedura, ovvero con tematiche interdisciplinari ad esso correlate;
  3. rilevanza scientifica della collocazione editoriale di ciascuna pubblicazione e sua diffusione all'interno della comunità scientifica.
  4. determinazione analitica, anche sulla base di criteri riconosciuti nella comunità scientifica di riferimento, dell'apporto individuale del candidato nel caso di partecipazione del medesimo a lavori in collaborazione.

Piccolo inciso a proposito di regole assurde: l'ultimo criterio implicherebbe che in tutti i lavori si indicasse il contributo (X ha scritto il par 3, Y il par 1 e 2). Questo si fa (ancora) nei libri italiani, ma è impossibile nelle riviste internazionali. E' invalso l'uso di ignorare il problema, ma in teoria alcune pubblicazioni potrebbero non essere prese in considerazione - con risultati immaginabili (Tizio ha pubblicato 6 articoli su Nature ma non è possibile distinguere il suo contributo e quindi vince Caio).  In alcuni casi è successo in passato.

Nel suo lavoro,  la commissione può usare strumenti bibliografici (art 4)

  1. Nell'ambito dei settori scientifico-disciplinari in cui ne è riconosciuto l'uso a livello internazionale le Commissioni nel valutare le pubblicazioni si avvalgono anche dei seguenti indici:

    1. numero totale delle citazioni;
    2. numero medio di citazioni per pubblicazione;
    3. "impact factor" totale;
    4. "impact factor" medio per pubblicazione;
    5. combinazioni dei precedenti parametri atte a valorizzare l'impatto della produzione scientifica del candidato (indice di Hirsch o simili)

Il testo suggerisce l'uso gli strumenti bibliografici nei settori in cui sono di uso comune (e questo è il caso dell'economia) ma non impone alcun obbligo alla commissione, che "si avvale anche".  In genere le commissioni specificano l'intenzione di avvalersene nella loro prima riunione, indicando i criteri di valutazione.  In questo caso, però, non l'hanno

fatto - et pour cause, penso.  Se lo avessero fatto, non avrebbero potuto far vincere il candidato locale. Senza questi criteri, i commissari possono giudicare senza vincoli, come è avvenuto in questo caso.  Due membri su tre della commissione hanno semplicemente dichiarato  che Luraschi meritava di vincere perchè i suoi lavori, pur pubblicati in un libro edito da un membro della commissione,  facevano intravvedere enormi potenzialità e vero genio.  Si parva licet, una storia tipo la nipote di Mubarak.

Non sono espertissimo in legislazione universitaria, ma temo che gli atti siano formalmente ineccepibili. Infatti il rettore ha firmato. Il caso del Piemonte Orientale da questo punto di vista era diverso, in quanto il rettore, non avendo ancora firmato, ha potuto rinviare gli atti alla commissione.  Ora credo che l'unica strada sia un ricorso al TAR - come del resto suggerisce il post linkato da Alberto.

Ripeto quanto detto nel mio primo commento. E' un esempio da manuale della necessità di NON lasciare ai professori italiani (a QUESTI professori) libertà nei concorsi.

Anche io scrivo per i lettori, che possono essere interessati alle politiche pubbliche in materia di Università. E' curioso che il messaggio qui sopra cominci con la solita ouverture e si concluda con quella che è anche sostanzalmente la mia opinione, più volte ribadita

 

E' un esempio da manuale della necessità di NON lasciare ai professori italiani (a QUESTI professori) libertà nei concorsi.

Vi è una differenza nel fatto che io non vedo la possibilità, nè la bontà, di eliminare totalmente la libertà di giudizio dei Commissari, a causa degli effetti perniciosi di tale opzione. Vedo invece la necessità di dettare regole che, non annullando la discrezionalità, la guidino e la riportino a quella metodologia che, in condizioni etiche normali, un Commissario dovrebbe adottare. Stiamo parlando nè più nè meno che di deontologia professionale, quindi.

Anche il Ministro Gelmini e i suoi Dirigenti al Ministero (e pure i Deputati, voglio aggiungere) avevano finito per abbracciare questa opinione, se è vero che sono intervenuti con regole più o meno incisive e più o meno ben pensate su tutto un campo d'azione riguardante i doveri d'ufficio e istituzionali di docenti e Università. 

Ripeto quindi che è inutile sviare il discorso con una mistura di considerazioni sulle (attuali) regole e sul concreto (non) utilizzo da parte dei Commissari della metodologia prescritta: il Verbale mostra chiaramente che non vi si sono attenuti.

RR