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Sei anni di NFA. Una storia.

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Lo spunto è l’intervista del presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, riportata nel telegiornale TG1 del 23/02/2012 ore 20:00  e disponibile nel servizio “Replay”  del sito RAI.

Al di là dell’affermazione del presidente IOR, che mi limito a segnalarvi perché tra voi ci sono economisti, che il papa è il miglior economista del mondo perché conosce i bisogni dell’uomo, il cronista sottolinea che a Ettore Gotti Tedeschi sta particolarmente a cuore l’aspetto demografico schematizzando l’assunto  “pochi figli uguale mancata crescita”. Dopo di che nell’intervista il Presidente dello IOR ad una domanda risponde con un’altra domanda: se la  popolazione in un sistema economico maturo come l’occidente resta uguale in 30 anni come fa a crescere il PIL?

Le mie considerazioni sono le seguenti:

 

1-C’è una discussione sull’indice da assumere per valutare il benessere e da più parti, Chiesa inclusa, si prospetta l’inadeguatezza del PIL quale variabile per misurare il benessere.  Quindi andrebbe chiarito perché si formula proprio da un ambiente cattolico una domanda che dà per scontato che il PIL debba crescere.

 

2-L’evoluzione del PIL

Quale è il modello di sviluppo del PIL di una economia? Qui serve tutto il vostro apporto tecnico a conferma e senz’altro a correzione di un abbozzo semplicistico che riporto di seguito.  Accettiamo per il momento che il Pil dà una misura del “benessere” di un Paese;  esso crescerà molto nella fase di “boom economico” dove la crescita si ha non solo perché aumenta la popolazione ma soprattutto perché si producono molti beni e servizi che la popolazione interna può iniziare a pagare e che le esportazioni riescono a sostenere. Quando si raggiunge un “sistema economico maturo” , immagino che ci si riferisca ad una situazione in cui il dato Paese non riesce ad aumentare le esportazioni e ad aumentare i consumi interni, il PIL può stagnare perché, a parità di popolazione, non si sono creati nuovi bisogni, nuovi prodotti, e quindi c’è un semplice turn over di quello di cui la data popolazione ha bisogno per quel determinato “standard di vita”, ritenuto “maturo”. 

Se proprio il PIL deve aumentare c’è sempre la possibilità di elevare lo standard di vita. Livello che, tra l’altro, non necessariamente si identifica esclusivamente con un aumento del consumismo ma che include tante altre forme di beni e servizi.

 

Ora il mio piccolo contributo con qualche considerazione tecnica per fornire elementi che aiutino a formarsi un giudizio in modo più completo e meno ideologico.

1-La popolazione mondiale nell’ultimo secolo è quadruplicata,  e tutti consociamo i ritmi di crescita previsti al 2050.

“Nel Neolitico la popolazione mondiale era stimata a 10 milioni di persone. Circa 200-300 milioni durante l'impero romano, 500 milioni nel 1650. Agli inizi del 1800 il pianeta raggiunse il miliardo di persone, 1,6 miliardi a inizi ‘900 e 7 miliardi a fine ottobre 2011. Ogni anno si aggiungono 80 milioni di abitanti.”

Estratto da ecoage.com

2-Le produzioni agricole aumentano ma a ritmi inferiori a quelli della crescita demografica.

Il grosso aumento delle produzioni agricole si è registrato nel ‘900 grazie all’introduzione della meccanizzazione, impiego di fertilizzanti e prodotti fito-chimici, sementi migliorate , apporti idrici et c.

E’ stata, nel periodo '50-'80, la cosi detta rivoluzione verde.

 

L’aumento delle produzioni agricole è ottenuto grazie a diversi fattori.

Al maggiore consumo di concimi chimici. Tre le classi fondamentali dei fertilizzanti chimici: azotati, fosfatici e potassici. Queste ultime due sono di origine estrattiva, quindi con disponibilità che vanno a limitarsi nel tempo; i fertilizzanti azotati normalmente si producono industrialmente e richiedono energia elettrica, termica,  combustibili fossili e/o metano.

All’impiego di sementi su cui si effettua miglioramento genetico con o senza impiego di bio-tecnologie e che almeno nella sua componente tradizionale, cioè non bio-tecnologica, è “plafonato”.

All’impiego di acqua.  Il tema non necessita commenti.

Alla messa a coltura di nuovi terreni. Qui si apre l’enorme problema del “land grabbing” non solo per gli aspetti che implica in campo etico ed  economico, si tratta in definitiva di  nuova forma di colonizzazione da parte dei “nuovi ricchi”, India e Cina in particolare, ma soprattutto per le conseguenze ambientali che ne deriveranno. Stigmatizzando: se si devono coltivare le aree fertili dell’Africa e del Sud America, che sono appunto le aree dove si stanno acquisendo grosse estensioni di terreni, si deve deforestare l’amazzonia , o le valli del Congo  e del Niger riducendo le capacità disinquanti dei polmoni del mondo; ricordo banalmente che gli alberi consumano CO2, anidride carbonica, e rilasciano ossigeno.

In definitiva non voglio discutere i modelli di sviluppo più o meno consumistici; penso che il PIL di tantissimi Paesi aumenterà ancora e ancora per molto e non solo perché aumenta la popolazione.  Ma se il Pil aumentasse solo per l’effetto dell’aumento della popolazione mi sembra che dovrebbe costituire un campanello d’allarme: non si sta  elevando il tenore di vita della popolazione esistente, si sta semplicemente allargando il mercato ignorando tutte le problematiche connesse alla sostenibilità ambientale e non quella professata da ”ambientalisti di professione” ma quella tecnica, vera.

 

se il pil cresce solo per l'aumento della popolazione non cambia nulla a meno che i nuovi abitanti non partecipino in modo uguale alla divisione della torta (vedi immigrati)

per migliorare deve crescere il pil pro capita

la crescita del pil pro capita è anche l'unica possibilità, indolore per i più voraci che in caso contrario si incazzano, di ridurre l'ineguaglianza.