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Sei anni di NFA. Una storia.

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Inevitabile cominciare un dei ringraziamenti: pur venendo da esperienze completamente diverse e lontanissime siete riusciti ad influenzare molto le mie opinioni.

Interessante la parte

La verità, mi pare, è che la qualità delle classi dirigenti è così bassa e la loro cultura così lacunosa che in molti casi vi è una tale incapacità di cogliere i punti essenziali del ragionamento da pregiudicare la possibilità di arrivare a compromessi sensati. Questo è un problema, perché se si vuol essere rilevanti nel dibattito di politica economica impone di non dimenticarsi degli equilibri politici nel momento in cui si formulano analisi e proposte concrete.

ed in seguito

...oppure cerchiamo di influenzare seriamente il dibattito politico-economico italiano.

Lungi da me volervi anche solo suggerire cosa fare.
Solo mi sembra di dover appuntare che alcune delle vostre proposte o prese di posizione (non è questione di estremismo o compromessi) sembrano prescindere dall'evidente progressiva degenerazione dei problemi dello Stato italiano.
Ad esempio proporre una ragionevole decurtazione delle aliquote d'imposta o un credito d'imposta agli inoccupati in questo contesto di funzionamento del sistema fiscale (ne ho quotidiana diretta esperienza) ha senz'altro un valore culturale ma rischia di stridere in un contesto dove funzionari governativi si insospettiscono anche al solo riporto di perdite pregresse perfettamente deducibili.
Non so se avete una vaga idea di come funzionano davvero le camere di commercio, gli uffici finanziari, gli Enti previdenziali, e non so se potreste farvela ai convegni...
Nel contesto italiano credo che ottime proposte di merito finirebbero per scontrarsi con un sistema (i fatti, le norme e chi le deve applicare) che dà ormai chiari segni di non-riformabilità.

Quindi per essere efficaci, le vostre proposte di politica economica segnare una differenza non solo rispetto alla classe dirigente italiana, ma anche  rispetto a quegli  "equilibri politici" che per mantenersi stanno ormai degenerando i problemi secolari dello Stato, della sua presenza, dei suoi comportamenti, del modo in cui tratta i cittadini.

Non so, io credo che il tema della riforma dello Stato sia ineludibile, non sia un tema di politica economica ma condizioni ormai qualsiasi proposta di riforma.

 

bingo!

dragonfly 4/3/2012 - 17:48

Non so se avete una vaga idea di come funzionano davvero le camere di commercio, gli uffici finanziari, gli Enti previdenziali, e non so se potreste farvela ai convegni... Nel contesto italiano credo che ottime proposte di merito finirebbero per scontrarsi con un sistema (i fatti, le norme e chi le deve applicare) che dà ormai chiari segni di non-riformabilità.

 

 è questo lo spettro che aleggia, vero incubo del mangiatore di fonduta.

io non ho altri mezzi che i gesti scaramantici per scacciarlo ed è possibile che sia anche un filo paranoico a riguardo, però corrode l'ottimismo della volontà.

grazie per averlo ricordato, così usciamo dalla lacrimuccia a dal momentaneo compiacimento ( intendiamoci, da parte dei redattori più che giustificato) .

però, che paura...