Titolo

Due lezioni, anzi tre.

2 commenti (espandi tutti)

Mi sono spiegato male, pardon: intendevo dire che questa e' probabilmente la principale considerazione che motiva gli interventi (l'altra e' indubbiamente la protezione del sistema bancario: e' chiaro che i destini delle banche europee sono legate a quelle dei debiti pubblici che finanziano). In principio l'unione monetaria potrebbe restare in piedi anche se l'Italia ne uscisse a seguito di un default--cosa che succederebbe, come l'Argentina che abboandono' il currency board nel 2001.

Io immagino che ragionino piu' o meno cosi': Spagna e Italia sono "too big to be saved". Se i mercati si convincono che la situazione sta degenerando rendereanno probabile lo scenario piu' catastrofico: l'intero blocco PIIGS sull'orlo del default, con un chiaro incentivo a uscire dalla moneta unica. Se l'euro diventa affare di Francia e Germania tanto valeva tenersi il franco e il marco. Il punto, cioe', non e' che la fuga dai titoli europei deprimerebbe l'euro rispetto alle altre valute (cosa che anzi aiuterebbe le esportazioni) ma che e' difficile immaginare un'unione monetaria (senza una fiscale) con paesi potenzialmente insolventi al suo interno.

Il problema sarebbero le pesanti minusvalenze nei bilanci di banche e assicurazioni Francesi e (in misura minore) tedesche. In caso di default + ritorno alla lira, ancora peggio: oltre all'haircut, si aggiungerebbe la svalutazione monetaria. E' possibile che le banche francesi vadano in crisi nell'interbancario, a quel punto ci vorrebbe un sostegno prolungato da parte di una banca centrale. Insomma, io non la vedo così semplice - chiaro non si muore per un default, però ci sarebbe una confusione immane a livello di finanza occidentale, con perdite ingenti per molte istituzioni, e conseguenti problemi dell'economia reale (restrizione del credito, corse agli sportelli, sfiducia nei mercati finanziari, etc.). Se la situazione dovesse peggiorare oltre il limite di sopportazione, probabilmente le banche francesi e tedesche verrebbero nazionalizzate.

 

Cmq non sono completamente d'accordo con le conclusioni collegate all'intervento della BCE. La BCE interviene sul secondario, non sulle aste. Gli spread sul secondario sono abbastanza instabili, spesso dipendenti dal volume delle contrattazioni. Si tratta dunque di interventi mirati più ad infondere "fiducia" piuttosto che a diminuire in maniera "pratica" lo spread. IMHO se si volesse davvero perseguire la strada di un simil-QE a livello europeo, sarebbe necessario conferire alla BCE il potere di intervenire nelle aste primarie, così da influenzare in maniera diretta il budget degli stati dell'area-euro.