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Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

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Mi sembra il solito disco rotto che lui e la banda dei 100 fanno girare da anni.

Pur facendo alcune osservazioni corrette (ed estremamente ortodosse, ma transeat) poi finisce sempre sullo stesso tema: non gli piacciono le politiche di riduzione dei deficit pubblici e di taglio degli eccessi di spesa pubblica. Il perché continua a non spiegarlo (argomenti fallaci sulla domanda aggregata a parte) e, soprattutto, non sembra capire che nella realtà vi è una forte correlazione fra deficit pubblico e deficit con l'estero. Detto altrimenti: il deficit con l'estero è sempre il prodotto di due fattori: scarsa capacità di vendere all'estero, eccessiva domanda per prodotti esteri. Se lo vuoi tagliare non v'è nulla di male ad agire su entrambe le lame della forbice!

Infine, v'è questo eterno mantra della "deflazione tedesca", che fa un po' ridere, ma lasciamo perdere.

Il punto è che il ragazzo, al solito, non ha nulla di rilevante da dire o proporre. Scrive tantissimo ed è molto il coccolo dei media (una specie di Bertinotti pseudo-accademico: il comunista fighetto ed innocuo, che anzi viene bene in salotto ...) ma dice pochissimo di originale let alone rilevante.

Una delusione, lo facevo più preparato e più creativo.

In effetti era un pò che volevo chiedere cosa si intendesse con "la politica deflazionista tedesca", spesso ripetuto.

( in più se posso aggiungere, il mantra che "tiene incollata", anche se sempre di meno, una parte di credibilità dell governo è "se la crisi è globale in fondo non può essere colpa nostra", forse è soprattutto su quello che si dovrebbe battere, confrontando sopratutto con la condizione di SPagna e Inghilterra, ugualmente in difficoltà, ma differentemente in difficoltà rispetto all'Itali....almeno penso!)

Se sono OT non rispondete però.

 

Caro Boldrin, non lo dico per provocarti, ma se le cose stessero come dici avresti dovuto metterlo ko invece che perdere ai punti. Ho sperato fino alla fine che gli tirassi un bel diretto anti-protezionista ma lui pensava e agiva veloce... ;-)

http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2011/02/boldrin-bran...

Lo dico non per intossicarti ma perchè proprio a causa dell'imprevisto risultato di quel match su micromega ho cominciato a interessarmi al tipo. Ho pensato: se batte quel peso massimo di Boldrin allora non dice tante sciocchezze. ;-) Chiariamoci, ero avverso a lui allora e non lo sostengo oggi. Soprattutto la sua fissa contro il liberoscambismo mi spaventa molto, la trovo veramente pericolosa. In questo si distingue pure dagli altri 100 che sul punto lo seguono a fatica secondo me. Ma io non ho difficoltà ad ammettere che si tratta un 'avversario' preparato e molto interessante. E avendo letto cose sue violentissime sulla sinistra bertinottesca penso che se tu lo associassi a quella dal vivo ti fulminerebbe. ;-)  

Sul deficit pubblico, non lo so se vuole farlo senza badare troppo alle conseguenze. Nell'articolo sul Sole 24 Ore se ho capito bene ammette che gli spreads sono correlati al deficit pubblico. Dice solo che il deficit pubblico non è l'unica determinante. Quindi credo che sappia che andare in deficit spending significa farsi travolgere dalle vendite. Capisco di meno la sua idea che al crescere degli stati che fanno politiche restrittive aumenta l'effetto depressivo. Che cosa è, una specie di moltiplicatore dinamico? non mi è chiaro.

 

 

Anche io sono stato deluso dal risultato del dibattito su micromega, ma ho il sospetto che sia stato un po' pilotato dal giornalista. Non sarebbe strano. Quelli di micromega ce l'hanno con chi sostiene una sana politica di liberalizzazioni e apertura al mercato. 

Comunque, io trovo noiose le opinioni su chi è più tosto tra Brancaccio e Boldrin. Invece sono mesi che vorrei capire questa storia degli spreads. Avevo postato un articolo precedente di Brancaccio, pubblicato a luglio sempre sul Sole 24 Ore, che si richiamava a Gros. Sia Brancaccio che Gros dicono che il deficit verso l'estero conta molto. Addirittura Gros dice che conta più del deficit pubblico! Ero rimasto sorpreso da questa affinità tra un eterodosso e un mainstream. Ma ora Boldrin dice che il deficit estero e il deficit pubblico sono fortemente correlati. Ma allora Brancaccio e Gros sbagliano nel senso che la variabile esplicativa deficit estero si spiega con il deficit pubblico? O esiste una determinante degli spredas che dipende SOLO dal deficit estero? Scusate il linguaggio poco tecnico, spero che sia chiara la mia perplessità. Mi fate capire? grazie!

 

Io sulle argomentazioni darei la vittoria ai punti di Brancaccio inoltre, sulle proposte, secondo me Boldrin parte per la tangente quando propone l'eliminazione del ministero della pubblica istruzione. Brancaccio mi pare un po' fumoso sulle proposte e non riesce a ribattere all'affermazione di Boldrin secondo cui ci sono 2 mercati del lavoro per cui il risultato del mezzo pollo a testa (relativamente bassa protezione per tutti) e' "misleading".

Riguardo l'argomento principale eccovi alcuni grafici e dati che probabilmente vi potranno aiutare http://www.buoyanteconomies.com/USACAD.htm .

Personalmente ritengo che la bilancia commerciale sia uno dei fattori ma non il principale per determinare il merito di credito di un paese. Il credito come l'accettazione di un pezzo di carta come mezzo di pagamento e' una semplice questione di forza contrattuale e credibilita'. Riguardo la credibilita' non credo che ci sia molto da spiegare riguardo, invece, la forza contrattuale io direi che poter "costringere" i miei creditori ad accettare il mezzo di pagamento che mi pare e piace costituisce un bel vantaggio.