Titolo

Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

22 commenti (espandi tutti)

Jensen's alpha

Igor 23/8/2011 - 12:18

l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi, l'avevamo detto noi,...

 

Ok, questo l'avevate detto pero' che statistica avete di previsioni giuste  :) ?

In economia si sente tutto ed il contrario di tutto e sicuramente qlc azzecca quello che succedera' pero' alla fine e' la probabilita' di fare una serie di previsioni esatte che importa.

 

Sono d'accordo. Tutto il male possibile di Tremonti ma, al di là del personaggio, in generale "l'avevamo detto noi" è un po' consolatorio ed è difficile sempre distringuere tra quando uno ci azzecca e quando invece ha il 'modello giusto' tra le mani. E poi mi sembra che qui tutti si concentrino sul problema del deficit pubblico. In fondo anche voi dite che Voltremort non l'ha abbassato in modo convincente né bene. Sulla idea che il deficit pubblico sia la causa degli spreads la vostra tesi mi sembra che coincida con quella di Monti e di altri. Vedo invece che il Sole 24 Ore sta proponendo da qualche tempo anche una lettura un po' diversa del problema. Non sono in grado di giudicare a fondo, e non capisco come si possa convincere i tedeschi a cambiare linea. Ma mi sembra interessante:

 

http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2011/08/brancaccio-s...

 

 

E' normale che non capisci come fare a convincere i tedeschi: non si puo' convincere uno a comprare cio' che non vuole.

Brancaccio dice l'aumento degli spreads non e' colpa del debito pubblico, ma del fatto che i tedeschi consumano troppo pochi beni italiani e greci, quindi hanno una bilancia commerciale attiva con questi. Se li convincessimo a consumare di piu' pasta e gyros, allora risolveremmo i nostri problemi. Il problema e' che ai tedeschi piacciono i wurstel, perche' dovrebbero comprare pasta? Bella forza, e' come dire: dai tedeschi, fateci la beneficienza comprando cose che non volete mangiare. 

La verita' e' che l'unica soluzione e' che italiani e greci comincino a fare la pasta e i gyro un po' meglio di come li fanno ora, al punto che i tedeschi dopo un po' cominciano a volerne mangiare un po' al posto dei soliti wurstel. Per ora la pasta ai tedeschi non piace. Perche'? Perche' italiani e greci sono indietro con l'innovazione, hanno sprecato risorse in debito pubblico improduttivo. Forzare i tedeschi a mangiare pasta non risolvera' questo problema. 

Anche Brancaccio s'è accorto di un  aspetto rilevante della questione: i problemi veri nascono con il debito estero (soprattutto quando questo è denominato in una valuta che non può essere svalutata) e non son necessariamente legati ad un rapporto debito/PIL sopra l'unità (basta pensare al default dell'Argentina), ma, semplicemente al fatto che gli "stranieri" non sono più disposti a farti credito. Grecia, Portogallo, Spagna,  Italia ( in misura minore, ma crescente) e fra poco anche la Francia, hanno ormai un deficit strutturale nel saldo delle partite correnti, quindi per far fronte all'eccesso di import sull'export possono:

a) cedere asset reali (attraverso investimenti diretti dei creditori nei paesi in questione), ma oggi ciò non avviene più, perchè all'estero non sono molto interessati ad acquisire aziende domestiche per le scarse prospettive di redditività attesa e per il rischio di default che è salito enormente; né sembra che i non residenti siano molto interessati a comprarsi case e terreni su larga scala, che, in Italia, sono piuttosto costosi.

b) consegnare titoli di debito, privato o pubblico. Fino a qualche mese fa il secondo era considerato più appetibile perchè coinvolgeva "in solido" tutto il paese; ecco perchè il debito pubblico italiano oggi è per ca. la metà in mani estere mentre invece, quando era denominato in lire, era quasi interamente detenuto da investitori domestici (all'estero pochi lo volevano, per il rischio di svalutazione del cambio).

c) ricorrere alla BCE (che è ciò che avviene attualmente), ma non può durare per molto.

Chiaramente la "soluzione"  che ha in mente Brancaccio è improponibile in una economia di mercato, in cui ognuno decide per sé, in base alle proprie preferenze, quali beni comprare. Probabilmente Brancaccio ha sempre in mente qualche genere di economia pianificata che si comporta come piace a lui. Di certo, anzichè dire cosa dovrebbero fare i tedeschi, dovrebbe invece spiegare cosa dovrebbero fare gli italiani per aumentare la propria competitività: magari dovrebbe preoccuparsi di più delle condizioni dell'offerta, cioè della produzione e della crescita, e un po' meno della domanda, che invece è stata la preoccupazione principale di Brancaccio fino ad oggi. Infatti, il deficit spending, invocato da costui ad ogni occasione,  avrebbe accresciuto ulteriormente il disavanzo delle partite correnti.

 

Brancaccio non mi convince su varie cose ma lo seguo da un po', lo trovo rigoroso rispetto a tanti ciarlatani dell'eterodossia e mi fornisce sempre un termine di paragone utile per capire. Indubbiamente lui pone un problema di 'domanda effettiva' e critica i modelli che lo escludono o che lo relegano al 'breve periodo'. Ma non credo che si possa inserirlo tra i sostenitori del 'deficit spending' sempre e comunque. Non penso nemmeno che voglia riempire a forza la pancia dei tedeschi con la pasta. Anzi, nell'articolo lui pone un problema di produttività del lavoro stagnante in Italia e quindi di costi relativamente alti. Invece su una particolare idea di 'piano' si, lui insiste. E' una idea atipica, molto pragmatica, da 'programmazione' e da 'campioni nazionali'. 'Insomma, fa molto 'capitalismo francese' e poco o nulla 'socialismo dei soviet'. Però comunque non mi piace.

Sono d'accordo, ma credo che la situazione sia leggermente più complicata. Cerco di descriverla per vedere cosa ne pensate. In realtà i tedeschi amano la pasta e tutti i prodotti italiani. Il fatto è che la preferenza della classe media è per prodotti di basso profilo (semplifico molto, c'é ovviamente una classe benestante che consuma beni di lusso); a naso ne è una prova la grande diffusione dei discount. Ora, per quel poco che ne so, l'industria tradizionale italiana, dall'alimentare alla moda, i mobili, ha saputo innovare a livello di prodotto e processo nei settori high-end, quelli a maggiore valore aggiunto. I produttori di seconda fascia italiani o non esportano la pasta (difficile dire perché; la pasta dell'Eurospin scuoce in 5 minuti e ai tedeschi piacerebbe da matti), o sono spiazzati dai produttori tedeschi che fanno la pasta (magari con nomi italiani) a prezzi più concorrenziali (a naso ci sono esempi come il famoso "Parmesan").

In un recente Studio dell'Ufficio ricerche e analisi economiche di Intesa si descriveva più o meno questo fenomeno: i produttori italiani di alta fascia subiscono la concorrenza dei tedeschi (nei beni strumentali e nei flussi verso l'Asia e le economie a maggior crecita), mentre i produttori di bassa fascia subiscono la concorrenza della Cina (Turchia, Vietnam, and so on) nei beni di consumo per la casa e la persona (tessile, abbigliamento, mobili, etc.). Benché quindi sia perfettamente d'accordo che siamo indietro con l'innovazione e abbiamo sprecato risorse, mi risulta più difficile scorgere una via d'uscita. Cioé, quanto è difficile incidere sugli incentivi giusti quando lo Stato e i capitani coraggiosi hanno massacrato interi settori (la grande industria chimica e automobilistica), cacciando gli animal spirits nel modello distrattuale?

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.   

Mi hai preso un po' troppo alla lettera. Non è esportando pasta, né di alta né di bassa qualità che l'Italia tornerà a crescere. "Pasta" era, nel mio commento, una metafora per "Prodotti italiani". 

Certo, lo so. Ho solo cavalcato un pò l'esempio. Scusami per questo. Resta però il fatto che date le condizioni "esterne", cioè la domanda mondiale che tira sui beni strumentali, non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare. Se vogliamo innovazione nei settori high-tech è necessario un mutamento strutturale dell'industria (chessò, quelli che facevano tessile ora investono in e progettano microchip grazie alle nanotecnologie) ma ci vorrà tempo. Suppongo che l'alta moda invece possa continuare a fare il suo lavoro perché sempre più cinesi diventeranno ricchi.

Cioé, non mi è chiaro, nonostante i quintali di studi in tal senso, se la colpa sia della specializzazione produttiva o del sistema Paese (tasse e legislazione economica). Io credo sia colpa del secondo che ha invetabilmente determinato l'evoluzione della prima negli ultimi decenni. Ma da qui, e come uscirne, boh... 

...non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare.

questo è il gesso sulla lavagna! vade retro, incentivi direzionali, cioè distorsivi.

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.

Vero. Il deficit delle partite correnti dell'Italia ha iniziato a salire in modo preoccupante quando il prezzo del petrolio ha stabilmente superato i 50 dollari al barile (oggi è sopra i 100 dollari). Nel frattempo però sono successe anche altre cose e son saliti anche i prezzi delle altre materie prime. Comunque qs non cambia la sostanza della questione: se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici (ad esempio 30/40 centesimi in più sul prezzo di benzina e gasolio), compensati dalla riduzione dei contributi sociali (ad esempio facendo il contrario di quello che è stato scritto finora, ciè riducendo l'aliquota contributiva standard al livello di quella dei lavoratori parasubordinati e, ovviamente, riducendo le pensioni utilizzando il metodo contributivo pro quota a partire dal 1996 per tutti), da suddividere fra lavoratori e imprese.

se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

Non mi sembra che aumentare le accise sui prodotti energetici a chi produce i "prodotti domestici" sia utile in questa ottica.

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Gli aumenti delle materie prime e dei prodotti energetici vengono "girati" agli utilizzatori sotto forma di aumenti delle tariffe, non certo pagati dallo stato.

Diciamo che lo stato si trova le bollette aumentate, proprio come i suoi cittadini, ma non capisco perchè aumentare le accise a tutti (con conseguenze su prezzi e competitività del paese) sia la soluzione migliore.

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Certo.

Si scaricherebbe sui prezzi ? Vero, ma solo parzialmente. Comunque ho anche scritto che dovrebbe essere compensato dalla riduzione del costo del lavoro (taglio all'aliquota contributiva previdenziale).

Quindi aumenterebbero i costi degli input energetici ma si ridurrebbe quello dell'input lavoro.

ma se tagli l'aliquota contributiva previdenziale,avrai poi pensioni ancora piuì basse con il contributivo ;).

Mi sembra il solito disco rotto che lui e la banda dei 100 fanno girare da anni.

Pur facendo alcune osservazioni corrette (ed estremamente ortodosse, ma transeat) poi finisce sempre sullo stesso tema: non gli piacciono le politiche di riduzione dei deficit pubblici e di taglio degli eccessi di spesa pubblica. Il perché continua a non spiegarlo (argomenti fallaci sulla domanda aggregata a parte) e, soprattutto, non sembra capire che nella realtà vi è una forte correlazione fra deficit pubblico e deficit con l'estero. Detto altrimenti: il deficit con l'estero è sempre il prodotto di due fattori: scarsa capacità di vendere all'estero, eccessiva domanda per prodotti esteri. Se lo vuoi tagliare non v'è nulla di male ad agire su entrambe le lame della forbice!

Infine, v'è questo eterno mantra della "deflazione tedesca", che fa un po' ridere, ma lasciamo perdere.

Il punto è che il ragazzo, al solito, non ha nulla di rilevante da dire o proporre. Scrive tantissimo ed è molto il coccolo dei media (una specie di Bertinotti pseudo-accademico: il comunista fighetto ed innocuo, che anzi viene bene in salotto ...) ma dice pochissimo di originale let alone rilevante.

Una delusione, lo facevo più preparato e più creativo.

In effetti era un pò che volevo chiedere cosa si intendesse con "la politica deflazionista tedesca", spesso ripetuto.

( in più se posso aggiungere, il mantra che "tiene incollata", anche se sempre di meno, una parte di credibilità dell governo è "se la crisi è globale in fondo non può essere colpa nostra", forse è soprattutto su quello che si dovrebbe battere, confrontando sopratutto con la condizione di SPagna e Inghilterra, ugualmente in difficoltà, ma differentemente in difficoltà rispetto all'Itali....almeno penso!)

Se sono OT non rispondete però.

 

Caro Boldrin, non lo dico per provocarti, ma se le cose stessero come dici avresti dovuto metterlo ko invece che perdere ai punti. Ho sperato fino alla fine che gli tirassi un bel diretto anti-protezionista ma lui pensava e agiva veloce... ;-)

http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2011/02/boldrin-bran...

Lo dico non per intossicarti ma perchè proprio a causa dell'imprevisto risultato di quel match su micromega ho cominciato a interessarmi al tipo. Ho pensato: se batte quel peso massimo di Boldrin allora non dice tante sciocchezze. ;-) Chiariamoci, ero avverso a lui allora e non lo sostengo oggi. Soprattutto la sua fissa contro il liberoscambismo mi spaventa molto, la trovo veramente pericolosa. In questo si distingue pure dagli altri 100 che sul punto lo seguono a fatica secondo me. Ma io non ho difficoltà ad ammettere che si tratta un 'avversario' preparato e molto interessante. E avendo letto cose sue violentissime sulla sinistra bertinottesca penso che se tu lo associassi a quella dal vivo ti fulminerebbe. ;-)  

Sul deficit pubblico, non lo so se vuole farlo senza badare troppo alle conseguenze. Nell'articolo sul Sole 24 Ore se ho capito bene ammette che gli spreads sono correlati al deficit pubblico. Dice solo che il deficit pubblico non è l'unica determinante. Quindi credo che sappia che andare in deficit spending significa farsi travolgere dalle vendite. Capisco di meno la sua idea che al crescere degli stati che fanno politiche restrittive aumenta l'effetto depressivo. Che cosa è, una specie di moltiplicatore dinamico? non mi è chiaro.

 

 

Anche io sono stato deluso dal risultato del dibattito su micromega, ma ho il sospetto che sia stato un po' pilotato dal giornalista. Non sarebbe strano. Quelli di micromega ce l'hanno con chi sostiene una sana politica di liberalizzazioni e apertura al mercato. 

Comunque, io trovo noiose le opinioni su chi è più tosto tra Brancaccio e Boldrin. Invece sono mesi che vorrei capire questa storia degli spreads. Avevo postato un articolo precedente di Brancaccio, pubblicato a luglio sempre sul Sole 24 Ore, che si richiamava a Gros. Sia Brancaccio che Gros dicono che il deficit verso l'estero conta molto. Addirittura Gros dice che conta più del deficit pubblico! Ero rimasto sorpreso da questa affinità tra un eterodosso e un mainstream. Ma ora Boldrin dice che il deficit estero e il deficit pubblico sono fortemente correlati. Ma allora Brancaccio e Gros sbagliano nel senso che la variabile esplicativa deficit estero si spiega con il deficit pubblico? O esiste una determinante degli spredas che dipende SOLO dal deficit estero? Scusate il linguaggio poco tecnico, spero che sia chiara la mia perplessità. Mi fate capire? grazie!

 

Io sulle argomentazioni darei la vittoria ai punti di Brancaccio inoltre, sulle proposte, secondo me Boldrin parte per la tangente quando propone l'eliminazione del ministero della pubblica istruzione. Brancaccio mi pare un po' fumoso sulle proposte e non riesce a ribattere all'affermazione di Boldrin secondo cui ci sono 2 mercati del lavoro per cui il risultato del mezzo pollo a testa (relativamente bassa protezione per tutti) e' "misleading".

Riguardo l'argomento principale eccovi alcuni grafici e dati che probabilmente vi potranno aiutare http://www.buoyanteconomies.com/USACAD.htm .

Personalmente ritengo che la bilancia commerciale sia uno dei fattori ma non il principale per determinare il merito di credito di un paese. Il credito come l'accettazione di un pezzo di carta come mezzo di pagamento e' una semplice questione di forza contrattuale e credibilita'. Riguardo la credibilita' non credo che ci sia molto da spiegare riguardo, invece, la forza contrattuale io direi che poter "costringere" i miei creditori ad accettare il mezzo di pagamento che mi pare e piace costituisce un bel vantaggio.

 

Igor, ti rispondo anche se ovviamente la domanda sembri rivolgerla agli autori del post e non certo a me, che peraltro rispondo quello che penso io.

Il problema qui non è che su questi schermi si siano proposte previsioni poi avveratesi o invece rivelatesi false: mi pare che qui nessuno legga tarocchi ma piuttosto ci si sforza di sbugiardare affermazioni taroccate.

Quello che si solleva, da quello che ho capito, è un problema di deontologia professionale, nel migliore dei casi, e di faccia-di-bronzo nel peggiore. Qui siamo davanti a gente che, come i giornalisti richiamati, cambia radicalmente toni e posizioni, con la stessa ottusa sicumera mostrata inizialmente nel sostenere posizioni contrarie o nell'avallare le tesi espresse da Tremonti.

La lettura quotidiana del Corriere, non solo nella ridicola edizione on line, ma anche in quella cartacea, mi fa pensare che siamo dinnanzi a una studiata e reitarata vicinanza del corriere, e di chi ci scrive, alle posizioni del potere economico in un certo momento prevalente. Un po' è servilismo, forse, un po' è una tradizione di compassata, e direi anche grigia e scialba moderazione, una moderazione che si traveste da ragionevolezza ma che finisce poi per portare acqua a posizioni che, come in questo caso, si rivelano irragionevoli e dannose per il paese. E su questa capacità di passare asciutto fra le gocce di pioggia durante il temporale, il Corriere ci ha costruito tutta la sua "autorevolezza", che consiste nel rimanere appunto sempre a galla e nel cambiare casacca a seconda delle convenienze, perché per un Scilipoti che cambia casacca politica in tempi sospetti abbiamo un De Bortoli che cambia toni e casacca "intellettuale" in tempi altrettanto sospetti. Sarà un caso, ma a parte gli editoriali di Rizzo e Stella, che usano fare nome e cognomi, mi pare che nel Corriere abbondino, o abbondassero, tutti quei personaggi che spaziano da Ostellino fino a Romano, passando per Bortoli e Mieli che ormai sono parte del mobilio del giornale stesso e che si caratterizzano tutti per una cifra stilistica fatta di sussurri e frasi limate in editoriali che non vanno mai al punto.

Comunque, al di là del tartufismo e dei silenzi calcolati del Corriere, rimane che se crisi del paese deve essere questa deve portare a ridiscutere anche la qualità, la preparazione e la decenza morale di tutta la classa dirigente, che non coincide solo con i parlamentari ma si estende appunto anche ai giornalisti, che hanno anch'essi la loro bella parte di responsabilità nel averci condotto dove siamo.

Concediamo dunque pure il beneficio del dubbio che i silenzi non fossero servilismo, non fossero scambio fra un editore che prende soldi pubblici e un ministro che li elargisce, diamo per buono tutto questo...rimane che non essere stati in grado di dare onestamente conto (dico onestamente perché sarebbe bastato anche dare voce a chi pubblicava libri polemici contro Tremonti, senza doverne sottoscrivere le tesi sostenute) di quanto accadeva negli anni passati è una colpa, una colpa che queste primedonne del giornalismo italiano, che galleggiano nella pozza italica da ormai troppi anni, e sempre con incarichi di rilievo, devono espiare lasciando il posto a persone più preparate e coraggiose di loro.

PS: mi permetto di notare che non è neanche la prima volta che al Corriere soffrono di strabismi di Venere adatti giusto ad apparire più seducenti al potere politico in carica. Ricordo perfettamente gli articoli dedicati ad Antonio Fazio e ai suoi studi tomisti e a come questi potessero diventare il contraltare etico del capitalismo, e di come la frequentazione di cappelle e altari ispirasse l'operato del governatore...salvo che poi anche al Corriere hanno messo via inginocchiatoi e turiboli e hanno finalmente parlato dei ben più profani altarini tra i quali si aggirava l'emulo di S. Tommaso. 

Commento non ricevibile: fa affermazioni inconsistenti con il contenuto del post.

Non l'hai chiaramente letto (I am taking the most benevolent of the two possible explanations).

Ne riparliamo dopo che l'hai letto, alpha, beta e gamma notwithstanding.

No, l'articolo l'o' letto e sono d'accordo sul servilismo/ignoranza della stampa (che per di piu' prende i contributi per 200MEuro anno).

Pero' la sezione e' "L'avvelenata" quindi ho preso l'occassione per un commento "velenoso" IMHO sull'economisti che dicono tutto ed il contrario di tutto senza spesso provare a mettere dei numeri e descrivere il modello e le ipotesi implicite che hanno usato e mi sembrano molto ideologizzati tant'e' che sembrano non ascoltare le altre scuole di pensiero. Da questo punto di vista la richiesta di l'autocritica giusta e doverosa rivolta alla stampa italiana dovrebbe esser girata anche agli economisti e da questo punto l'alpha centra :)

 

Oh, Gesù Santissimo, cos'è questo?

l'articolo l'o' letto

L'Italiano è importante...