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Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

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Riporto qu integralmente un articolo di Ostellino sul Corriere del Ticino (visibile solo agli abbonati) 

Sono tante crisi nazionali, tutte uguali e che hanno la stessa origine. Ma, in Italia, la cattiva politica e il cattivo giornalismo le spacciano per una crisi internazionale attri­buendola a una non meglio speci­ficata «speculazione», una sorta di Spectre spuntata dal nulla. Se ci si attiene ai fatti, si constata, però, facilmente che sono in crisi i Pae­si con un grosso debito pubblico alimentato da un deficit di bilan­cio annuale.

Di internazionale c'è solo che in quelle condizioni sono in molti, an­corché ciascuno per ragioni, sem­pre le stesse, strettamente di politi­ca interna. Ma, allora, perché la politica e il giornalismo racconta­no la balla della crisi internazio­nale? La politica, perché, altrimen­ti, dovrebbe ammettere il proprio fallimento e non potrebbe chiede­re «sacrifici» ai propri cittadini, massacrandoli di altre tasse, per uscirne e, quel che è peggio, rico­minciare da capo come se nulla fosse, salvo tenersi di riserva la pro­spettiva di una stangata successi­va ai poveri contribuenti.

È fallita la politica di eccessiva in­termediazione pubblica, di invasi­vità statale che da sempre anche il sociologo Luca Ricolfi - di certo non un liberista - denuncia come produttrice di inefficienze, sprechi, corruzione, clientelismi, spesa pub­blica debordante e pressione fisca­le oppressiva. Lo Stato è diventato un enorme parassita, una zecca che succhia il sangue alla società civile. Il paradosso è che gli italia­ni sono, ora, sulla tolda della na­ve che affonda a cantare «Fratelli d'Italia», truffati e contenti (?) di dare il sangue alla Patria con un «contributo di solidarietà» che al­tro non è che un'altra tassa com­minata loro da una classe politica fallimentare per salvarsi.

Se, dunque, la politica ha le sue (cattive, ma comprensibili) ragio­ni, chi glielo fa fare ai giornalisti di raccontare balle? Un marxista­leninista direbbe che sono gli edi­tori a volerlo. Non sarebbe un'ipo­tesi lontana dal vero tenuto conto che gli editori italiani sono quegli tessi banchieri, industriali, faccendieri, parassiti che, secondo Luigi Einaudi, hanno preso d'assalto la finanza pubblica a partire dalla caduta della Destra storica nel 1876 e che hanno via via accresciuto la loro avidità nel secondo dopoguerra.

Ma chi conosce come vanno le cose nei giornali sa che non vanno così. In tanti anni di professione non ho mai visto un editore telefonare al direttore non dico per dirgli che cosa deve fare, ma neppure che cosa si aspetta dal giornale di cui pure è proprietario. Gli editori si limitano a nominare direttore uno che non disturbi nessuno e poi lo lasciano fare fino a quando non lo cacciano per fare un favore a qualche loro protettore politico o perché il giornale fa proprio schifo e non vogliono perderci, con la faccia, troppi soldi. Poi ne nominano un altro della stessa specie e si ricomincia da capo. L'informazione è l'ultimo dei loro pensieri. A raccontare balle sono proprio i giornali sti. Molto per ignoranza e inadeguatezza al compito, un po' perché credono di assecondare gli editori nella (errata) convinzione che quelli la pensino come il marxista-leninista attribuisce loro di pensare.

In poche parole, per un eccesso di servilismo, prevale il conformismo, l'adeguamento alla corrente - tutti si comportano allo stesso modo per non sembrare la pecora nera e mettersi, così, al riparo da eventuali sorprese (leggi licenziamento, che, in ogni caso, arriverà comunque, e per le ragioni meno prevedibili) - in un'orgia di «politicamente corretto» che è, poi, un «culturalmente catastrofico».

Nessuno pensa al cittadino, dei cui interessi non ci si cura, e neppure al lettore che pure tutte le mattine spende qualche euro per comprare un giornale del tutto inutile. E, nel frattempo, non solo i giornali, ma il Paese vanno a catafascio senza che nessuno se ne preoccupi non fosse altro per dire come stanno real mente le cose. In tale contesto, per dirla con Marx, assume i contorni della farsa quella che era incominciata come una tragedia. Dice il presidente del Consiglio, cav. Silvio Berlusconi, che lui passerà alla storia come colui il quale ha salvato l'Italia dal disastro.

Ma si dà il caso che l'Italia non sarebbe finita sull'orlo del disastro solo se lui stesso avesse fatto le cose che aveva promesso di fare e non ha fatto: riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, semplificazione normativa e amministrativa, liberalizzazione del mercato, compreso il diritto societario, e privatizzazioni dei servizi pubblici oggi gestiti dagli Enti locali e che sono un ricettacolo di clientelismi e di corruzione. La colpa della crisi è, quindi, oltre che dei suoi predecessori al governo, anche sua. Il guaio è che, di fronte a una battuta come quella, nessuno ha riso e tanto meno gli ha fatto notare che era francamente ridicola.

Piero Ostellino, sul Corriere del Ticino del 16 agosto 2011

Piero Ostellino, sul Corriere del Ticino del 16 agosto 2011

Grazie per la segnalazione. Come mi sarebbe piaciuto che Ostellino fosse così attento, lucido e nitido nei suoi editoriali  sul Corriere della Sera. Spiace dover constatare che anche lui si sveglia con una decina d'anni di ritardo.

C'è un altro motivo, oltre a quelli narrati da Ostellino. Ogni giornale ha la sua linea, la sua tendenza ed i lettori lo comprano perché in essa si riconoscono. Quindi tutto sommato finiscono per leggere le cose che vogliono sentirsi raccontare. A sinistra la colpa sarà della speculazione e dei ricchi capitalisti, a destra dei precedenti governi "comunisti". Tutti si crogiolano nel constatare che le colpe sono esattamente distribuite come hanno sempre saputo. I giornalisti altro non fanno che servire tutto questo su un piatto d'argento, introducendo particolari inediti e speculazioni sul futuro, tanto per invogliare i lettori a continuare a comprare il loro giornale preferito.
Il tutto avviene perché generalmente l'uomo ha della realtà una propria visione "autocostruita" e questo è vero soprattutto in quelle materie come l'economia in cui si hanno scarse cognizioni e chiunque puo' tentare di venderci perline colorate.

Acquistare la maggior parte dei giornali italiani è come se si pagassero i volantini pubblicitari distribuiti gratuitamente nelle strade o nelle caselle della posta. Avevo due abbonamenti e da due anni li ho disdetti.

Per quanto concerne l'articolo, penso che scriverò ad Ostellino per chiedergli come mai un pezzo così illuminato non lo abbia scritto per il Corriere.

 

Sono quasi sicuro di averlo letto sul corriere cartaceo, un paio di giorni fa.

Mi pare che lo stesso articolo sia stato pubblicato anche sul Corsera. 

Mi pare che lo stesso articolo sia stato pubblicato anche sul Corsera.

L'articolo su Corriere non criticava la stampa, quello sul Ticino si. L'inizio degli articoli era lo stesso, ma erano molto diversi nella seconda parte.

Vedere per credere:

http://www.cdt.ch/commenti-cdt/commento/49084/cause-della-crisi-perche-si-mente.html

http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_18/cura-dimagrante-per-lo-stato_18f45e96-c961-11e0-a66c-10701cdb9ebd.shtml

Ecco, bella e pronta, una seconda domanda per FdB: perchè il Corrierone non pubblica l'articolo di Ostellino apparso sul Corriere del Ticino (che così nessuno se lo fila) ? Dopo anni di pastoni pseudo liberal liberisti (e pro BS) Ostellino si sveglia dal letargo, che si era autoimposto (perchè come scrive nel suo articolo rivelatore l'editore c'entra nulla), e deve andare in Svizzera per liberarsi la coscienza. Un editoriale in prima pagina sul Corriere, ecco quello che dovrebbe fare FdB con l'articolo di Ostellino.

L'impressione è che, visto il punto a cui sono arrivate le cose, anche al Corriere si rendono conto che lo stile giornalistico domestico vada rivisto. Probabilmente intendono cambiare solo un po' per volta, senza dare troppo nell'occhio e senza dovere fare troppa autocritica, cercando anche di vedere le reazioni del "potere",perchè, come noto, anche al Corriere, "tengono famiglia". Ci sono sempre in ballo i contributi pubblici all'editoria, senza i quali, diversi giornalisti rischiano di perdere il posto e che sono sempre stati parte del problema della mancanza di indipendenza del giornalismo italiano. Perchè, se anche fosse vero, come dice Ostellino, che gli editori non telefonano in redazione, i politici invece lo fanno.

 

Patetico.

Questi liberalidelcazzo non hanno limiti.

Chi non ha la faccia, non ha paura di perderla.

(visibile solo agli abbonati) 

Ora è disponibile pubblicamente: http://www.cdt.ch/commenti-cdt/commento/49084/cause-della-crisi-perche-si-mente.html

Grazie per la segnalazione comunque ;)