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Modesta proposta a Bersani sui costi della politica

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Disclaimer:questa è una nota basata su opinioni personali, e su fatti noti al sottoscritto, senza dati ed evidenza empirica.

Prima di tutto affermo che, dopo un rapido sguardo alla "manovra" di quei 70 mld ben pochi saranno provenienti dal sottoscritto, o da chi è nelle mie condizioni, eccezion fatta per l'aumento della benzina, che, stranamente, nessuno fa rientrare nella manovra, come se non fossero soldi.

Colpisce duramente, ad esempio, i miei collaboratori, in campo sanitario io pagavo il ticket per intero, loro no, adesso pagheranno € 10. Colpisce il pensionato, me no. Colpisce quelli che si son fatti il Cayenne, me no. Potrei continuare, ma mi fermo qua, l'altra evidenza è che non tocca assolutamente i politici.

Adesso veniamo a me: lavoro dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, breve intervallo a pranzo,lavoro il sabato dalle 9 alle 14,30-15, lavoro talvolta (come oggi) anche la domenica, ho fatto 9,30-15,00. Pago l'aliquota massima, mi pago le prestazioni sanitarie e una pensione volontaria, se un cliente non paga (capita sempre più spesso), ho comunue dato l'iva a tremonti, e anche le tasse, se  gli faccio causa pago l'avvocato e le spese di giudizio, se vinco ci pago la tassa di registro, anche se non ho incassato nulla, per portare il credito in detrazione devo anche fare il precetto, al di sotto dei 10000 € i costi sopravanzano i benefici, perchè lo stato non difende me, ma il debitore.

Adesso i politici (parlamentari, consiglieri, portaborse, mignotte varie): lavorano dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 13, poi dalle 15 alle 18, aerei gratis per andare dove vogliono, non pagano tasse e guadagnano quello che dicono loro. Niente sacrifici, niente di niente, in vacanza da luglio a settembre, in pensione dopo cinque anni. Ma chi mai crederebbe che si autoriducano i privilegi ? O che facciano una battaglia per autoridurseli ?

Personalmente sono giunto alla conclusione che occorre una catarsi. Come quella del 14 luglio 1789.

proprio cosi' o li andiamo a prendere o ci ridurranno all'eta' della pietra. credefe ke il sisrtema possa riformzrsi da se' e' ingdnuita' pura

Grande Marco,Super.

Si ittau ri fora

 al di sotto dei 10000 € i costi sopravanzano i benefici, perchè lo stato non difende me, ma il debitore.

Bravo Marco questo punto passa troppo spesso in sordina. Ovviamente lo stesso problema ingigantito ce l'hanno le banche che hanno un numero molto più elevato (peraltro in crescita) di crediti in sofferenza rispetto a te e capacità organizzative e motivazione inferiore. 

Indovinate un pò su chi è che le banche scaricano il costo dell'incapacità/impossibilità di recuperare i crediti? 


Signori miei, questa è un'affermazione da Bar Sport. Lo Stato - nella specie l'autorità giudiziaria, vero, dott. Bisignano? - non difende il debitore più del creditore, anzi accorda ad entrambi la stessa protezione, che consiste nel diritto di agire in giudizio per ottenere la condanna del debitore e nel diritto di questo di difendersi, se ce n'è ragione.

Il fatto che l'esecuzione della sentenza non porti a risultati utili, ahimé, non dipende da un'immaginaria preferenza dello Stato per il debitore, ma dal fatto che questo non ha "beni al sole" o li ha fatti sparire per tempo. Le banche, per vocazione, dovrebbero valutare preventivamente il "merito di credito" di chi finanziano e controllarne costantemente l'evoluzione; le imprese commerciali anche: se non lo fanno, assumono il rischio di non essere pagate.

L'imprenditore Marco Esposito potrebbe replicare che non gli conviene fare accertamenti sulla capacità dei suoi clienti di onorare il debito, perché troppo costoso. Non c'è problema: è il rischio d'impresa. O forse vorrebbe ritornare alla prigione per debiti di dickensiana memoria?

Tutto vero, Luciano. Lo Stato, infatti, non privilegia il debitore ma ..... sé stesso, con tutte le sue emanazioni. Il che è molto peggio. Qui sta il vero problema - ne avevo già parlato, e mi sono ripromesso di tornare sull'argomento appena avrò tempo - cioè nel non considerare uguali i creditori: ciò fa sì che il rischio rimanga soprattutto a carico di chi fornisce beni o servizi, di cui sopporta i costi di produzione, e non di chi - la PA, appunto - sembra darsi il solo compito d'intralciare l'attività d'impresa con ogni mezzo immaginabile, e di dragare risorse. Per non parlare di coloro che si occupano professionalmente dei fallimenti, che troppo spesso lucrano compensi del tutto ingiustificati. Come la normativa vigente consente, of course: chissà se c'è un legame con la composizione del Parlamento ....

By the way, una logica tesa a non penalizzare le imprese - più di quanto già siano per millanta notissimi motivi "di sistema" - sembrerebbe ben più utile al Paese, e senza nemmeno costituire un privilegio. Che poi, se volessimo attribuirne uno, avrebbe evidentemente più senso a favore di attori che non possono - come lo Stato - decidere di regalarsi ulteriori risorse in caso di necessità ....

non difende il debitore più del creditore, anzi accorda ad entrambi la stessa protezione, che consiste nel diritto di agire in giudizio per ottenere la condanna del debitore e nel diritto di questo di difendersi, se ce n'è ragione

Al tribunale di marano (di cui faccio parte) occorrono dagli otto mesi all'anno per l'emissione del decreto ingiuntivo. Per le nuove norme sul diritto fallimentare nemmeno a parlarne di chiedere il fallimento.

Ci si può opporre sia al decreto ingiuntivo,sia al precetto di pagamento, se una notifica è fatta male si riparte. Continuo ? L'astrattezza giuridica (tutti uguali di fronte alla legge) si scontra con la realtà: in 60 giorni le condizioni del debitore possono cambiare, figurarsi in otto mesi.

L'imprenditore Marco Esposito potrebbe replicare che non gli conviene fare accertamenti sulla capacità dei suoi clienti di onorare il debito, perché troppo costoso. Non c'è problema: è il rischio d'impresa.

Altro  errore: Marco Esposito fa continui controlli sui suoi clienti,ma a clienti di anni mica può dire "ho sentito dire che navighi in cattive acque, non lavoro più per te", prima perchè ha ancora il senso della parola data, secondo, quando uno è in difficoltà gli si tende la mano, non la pistola. Mi riferivo al fatto che perdere dei soldi con un cliente ci può stare, capita,ma non capisco perchè poi il decreto ingiuntivo lo pago,la tassa di registro la pago,il precetto lo pago, l'avvocato lo pago, e sul credito andato in fumo ci pago tasse e iva. Lo stato deve aiutare me, che ho perso dei soldi,non affossarmi, quindi spese di giudizio gratuite, avvocato gratis e detrazione iva e tasse,altrimenti lo stato che ci sta a fare ? a succhiare i soldi insieme agli avvocati?

 

"Lo stato deve aiutare me, che ho perso dei soldi,non affossarmi, quindi spese di giudizio gratuite, avvocato gratis e detrazione iva e tasse,altrimenti lo stato che ci sta a fare ? a succhiare i soldi insieme agli avvocati?"

Vale a dire che l'imprenditore Marco Esposito chiede di essere ammesso al gratuito patrocinio, come i non abbienti (veri o falsi che siano). Forse ritiene che la funzione imprenditoriale meriti una considerazione tale per cui debba andare esente dai costi della giustizia, scaricandoli sulla generalità dei contribuenti? Soluzione molto curiosa, oserei dire!

Forse ritiene che la funzione imprenditoriale meriti una considerazione tale per cui debba andare esente dai costi della giustizia, scaricandoli sulla generalità dei contribuenti? Soluzione molto curiosa, oserei dire!

Quello che ritengo è esattamente questo: nel momento in cui una azienda perde dei soldi per una posta creditoria lo Stato, ritenendo che quella azienda abbia già dato, si accolla o le spese di giudizio, o semplicemente con una istanza del creditore gli restituisce iva e tasse versate (così non succhio il sangue a quei poveri contribuenti), senza aspettare i gradi di giudizio del credito. E' troppo ?

Mi pare che le leggi tributarie prevedano già la deduzione dei costi d'impresa e delle perdite su crediti. 

Solo dopo avere esperito il giudizio civile.

Infatti: solo allora risulta provata l'incapienza del debitore e l'irrecuperabilità del credito. O vorrebbe dedurre il credito prima, agire gratis e magari incassare qualcosa dall'esecuzione? Non le sembrerebbe un privilegio?

O vorrebbe dedurre il credito prima, agire gratis e magari incassare qualcosa dall'esecuzione? Non le sembrerebbe un privilegio?

Non ho detto questo. Voglio pagare le tasse sull'eventuale recuperato, non sul teorico. O devo pagare le tasse su un credito teorico, pagare una sontuosa parcella a un avvocato che fa un copia e incolla di un vecchio decreto ingiuntivo, manda il suo scagnozzo (rigorosamente sottopagato) a rappresentarmi, pagare le spese di giudizio, poi le spese di precetto, poi le tasse di registro, per poter dire ho perso dei soldi ? Non le sembra che è un sistema che privilegia solo lo stato (che incassa N volte) e gli avvocati ?

E che non mi tutela per niente? O è meglio fallire per essere tutelati ?

E che non mi tutela per niente? O è meglio fallire per essere tutelati ?

Non solo. In sede di accantonamenti per svalutazione crediti, la quota percentuale che si può accantonare è talmente risibile da non avvicinarsi neppure al vero obbligando qundi ad una rapprentazione arbitraria di una realtà fittizia.

Signor Esposito, Lei pagherà l'imposta sul reddito d'impresa realizzato, che ovviamente è la somma algebrica di quanto incassa e dei costi d'esercizio (tra i quali le spese del decreto ingiuntivo, comprese le competenze dell'avvocato e l'imposta di registro).Per chi è meno addentro questi misteri, ciò significa che tutto quanto spende per l'enforcement dei suoi crediti abbatte il reddito d'impresa e l'imposta diretta.

L'avvocato manda uno scagnozzo in Tribunale? secondo Lei, non potrebbe avvalersi di collaboratori? e che titolo ha ad intromettersi nei rapporti tra l'avvocato ed i suoi collaboratori per valutare la congruità dei compensi? il Suo avvocato si occupa dei compensi dei Suoi dipendenti?

Infine: lo Stato, bene o male (+ male che bene, lo ammetto) Le rende un servizio: suppongo che  questo servizio debba essere pagato da qualcuno, magari da chi lo utilizza. Non è d'accordo? La questione vera è che il servizio non funziona sempre: ma allora, ci si deve lamentare del modo in cui è organizzato e regolamentato, non degli esiti in concreto.

In uno dei Suoi interventi precedenti ho letto che Lei si rivolge al "Tribunale di Marano": suppongo di tratti della sezione distaccata in Marano di Napoli del Tribunale Partenopeo. Il comune di Marano confina con il capoluogo regionale: ha senso il mantenimento di una sezione distaccata di Tribunale, con i maggiori costi che esso comporta rispetto all'accentramento presso il Tribunale metropolitano? Non ha mai valutato la convenienza di una campagna per la soppressione delle sezioni distaccate di tribunale? si dice che molte realtà locali siano interessate a mantenerle, ma mi pare che proprio gli imprenditori dovrebbero assumere un ruolo propulsivo per ua riorganizzazione territoriale delle sedi giudiziarie. Non dico che debba condurre personalmente tale campagna, ma potrebbe attivarsi presso le organizzazioni imprenditoriali perché la promuovano.

Per inciso: come mai solo alla sezione di Marano? in genere, la competenza spetta al Tribunale del luogo dove ha sede il convenuto (nella specie, il debitore): lavora solo con clienti locali? ho ha imposto a tutti i Suoi clienti - che non siano consumatori -  di derogare la competenza ordinaria a favore del Suo foro?

Ultima notazione: per Sua ammissione, il ricorso all'autorità giudiziaria è per Lei l'ultima ratio.Non sarà che, per eccessiva bontà d'animo, Le capita di sottovalutare i segnali d'allarme?

Per chi è meno addentro questi misteri, ciò significa che tutto quanto spende per l'enforcement dei suoi crediti abbatte il reddito d'impresa e l'imposta diretta.

Ricordo che negli anni 90 conobbi un romagnolo che aveva un'industria di gelati, questi quando andava in Germania andava nei "club" dove alla fine gli rilasciavano anche regolare fattura per i "servizi resi", lui la fattura se la portava regolarmente in detrazione, e ridendo affermava che era un "godimento doppio", visto che poi se lo scalava dalle tasse. Ecco, se dovessi pensare a un costo non connesso all'attività produttiva, penserei a quello, mai che pago qualcuno, "tanto me lo detraggo". Ma so che lei è un avvocato, e non intendo essere offensivo, ho sempre bene in mente che dall'avvocato si dovrebbe andare prima, e mai dopo a frittata fatta. In quel caso pago volentieri una consulenza prima di combinare macelli, questo per dire che ho molto rispetto per la professione forense, la vorrei solo più concorrenziale. Per me questa discussione termina qua, nel senso che abbiamo posizioni diverse su questo punto.

Concordo con lei totalmente sul secondo punto del suo post:

ha senso il mantenimento di una sezione distaccata di Tribunale, con i maggiori costi che esso comporta rispetto all'accentramento presso il Tribunale metropolitano? Non ha mai valutato la convenienza di una campagna per la soppressione delle sezioni distaccate di tribunale? si dice che molte realtà locali siano interessate a mantenerle, ma mi pare che proprio gli imprenditori dovrebbero assumere un ruolo propulsivo per ua riorganizzazione territoriale delle sedi giudiziarie.

solo che oggi si chiedono ai piccoli imprenditori troppe cose, ma questa è una battaglia che andrebbe veramente fatta. Ho ancora i brividi addosso per la "mastellata" del tribunale di giugliano, che fortunatamente non è ancora giunta a compimento, comunque su questo "I totally agree".

se dici

Lo stato non difende il debitore più del creditore, anzi accorda ad entrambi la stessa protezione

è come dire che la legge è uguale per tutti : FORMALMENTE è (o dovrebbe essere) così salvo che poi nei fatti un certo numero di persone possono infischiarsene della legge (al limite la cambiano). 

Gli amici economisti mi potranno bacchettare,ma se esiste una certa soglia al di sotto della quale non è conveniente agire in giudizio per il creditore allora DI FATTO le sue ragioni, all'interno di quella soglia, NON hanno la stessa tutela di quelle del creditore.

Intendiamoci dovunque nel mondo per piccoli importi non conviene andare in giudizio, non è questo il problema. Il punto è che in Italia è particolarmente complicato e oneroso per il creditore far valere le proprie ragioni e questo crea un anomalo incentivo ad accettare perdite su crediti per importi non trascurabili.