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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (II)

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Non dubito, ripeto, della tua onestà interpretativa, ma già dire che "la definizione di capitale sociale muta col tempo e con gli autori" mi sembra significativo. L'idea di voler misurare qualcosa di non delimitabile non diciamoo con certezza fisica ma almeno con ragionevole e condivisa attendibilità, e di farlo con unità di misura non unicamente definite e riconosciute mi pare si sposi poco con il concetto di "causal link".

Mi sembra che le definizioni siano ragionevolmente simili e in ogni caso statisticamente ben correlate, per cui le correlazioni di una stima tendono ad essere le stesse dell'altra. Poi, autori come Guiso/Sapienza/Zingales mi sembra che abbiano sostanzialmente affinato la definizione di Putnam con il fine ed il risultato di confermare le stesse tesi.

Certamente tante componenti del capitale sociale si possono misurare (si possono contare gli analfabeti, e tantissime altre cose) ma poi l'adozione di un certo paniere è ampiamente discrezionale.

Imparando da passati commenti e piu' recenti letture mi sembra di dover precisare che l'alfabetizzazione non rientra nel concetto di capitale sociale, entra piuttosto nel concetto di "capitale umano" (e viene udata per sintetizzarlo in un recente lavoro di E.Felice ad es.).  Il capitale sociale cerca di misurare il livello di fiducia diffusa negli altri, e l'attitudine e capacita' di agire collettivamente per il vantaggio comune.

Nei lavori che ho citato, gli indicatori usati appaiono misurare piu' o meno la stessa realta' sottostante quando se ne misurano le correlazioni statistiche.  E' questo che, come ho scritto, convince me personalmente della validita' di questo filone di ricerca.

E questo nelle società di oggi, con tutti i numeri e i dati che si vogliono messi a disposizione di qualunque studioso. Ma quando si va sul passato mi sembra che le difficoltà aumentino vertiginosamente, fino a rendere ogni risultato ampiamente opinabile.

Alcuni studiosi affermati tuttavia pubblicano risultati e considerazioni che si estendono su svariati secoli. Ancge G.Tabellini, ad esempio, studia e documenta correlazioni statistiche a distanza di secoli mediate, se capisco bene, dalla persistenza della cultura. Se rimane dibattito scientifico tra gli esperti, tuttavia, e' normale che anche i non esperti possano avere opinioni anche molto diverse sulla validita' dei lavori di ricerca che ho citato.