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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (II)

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se il capitale sociale crea le condizioni dello sviluppo resta sempre da spiegare la creazione del capitale sociale,

Senza dubbio.

e si può farlo senza ricorrere a "cultura" o "fiducia" come fattori esogeni.

Come? Ossia, quali fattori suggerisci di trattare come esogeni e predeterminati rispetto al "capitale sociale", la "cultura", le "norme" ed i "sistemi di autorità e proprietà" ? Quali "tecnologie" producono il capitale sociale?

In reatà Coleman proponeva una teoria un po' generale, partendo, diciamo, da una comunità in "stato di natura". Il capitale sociale si crea tra individui che "speculano" sui favori: ad esempio il soggetto A fa un favore al vicino B quando per A è poco costoso mentre a B è molto utile l'aiuto. Così A potrà chiedere indietro il favore in un tempo t+1 a B quando ne avrà più bisogno, realizzando una sorta di plusvalenza. In una comunità di individui che si comportano così si crea un ammontare di "credit slips" in parte trasferibili a terzi, e così un ammontare di capitale sociale disponibile alla comunità. Le strutture sociali che si creano così dalle relazioni reciproche aiutano a stabilire un clima di fiducia, dato che si tendono a escludere e a segnalare gli opportunisti, oltre a una circolazione più facile di informazioni preziose. Mi rendo conto che data l'astrattezza la teoria non risponde al perchè, ammesso che vi sia un nesso capitale sociale-crescita, in alcune società vi sia più capitale sociale e in altre meno (anzi, pone degli interrogativi sull'eccesso di capitale sociale, cioè di relazioni e favori reciproci: l'Italia forse può considerarsi il paese con più capitale sociale al mondo?). Mi sembra però un punto di partenza migliore rispetto a quello di Putnam, o di Fukuyama, che tendono a trattare con una certa disinvoltura fattori come "cultura" o "fiducia" che, appunto, andrebbero spiegati.