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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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pensare che dai dazi post unificazione venga la spiegazione della divergenza nord-sud mi sembra una fantasia. Si possono cercare di costruire intervalli quantitativi di impatto su crescita in certi settori e non in altri, ma davvero dubito che si possa mai arrivare a credere seriamente che abbia avuto un effetto del primo ordine.

 

In effetti, accogliendo l'osservazione di Federico al mio commento, mi pare difficile estrapolare un quadro generale. Però in alcuni settori la botta fu notevole.

Ricordo uno studio sugli effetti della guerra commerciale con la Francia sull'economia pugliese. Il vino pugliese, soprattutto a partire dalla fine degli anni 70 (dell'800 ovviamente) aveva trovato un mercato fiorente in Francia (se li trovo metto i numeri) e molti imprenditori agricoli avevano convertito le coltivazioni dai cereali alla viticoltura, indebitandosi con le banche, che, non a caso, cominciavano a svilupparsi in parallelo con l'aumento delle esportazioni, così come si stava sviluppando un indotto paleoindustriale legato all'esportazione: fabbriche di botti, carri per il trasporto del vino, lavorazioni meccaniche, compagnie di navigazione, sviluppo dei porti di Bari e Brindisi.

Il dazio del 1887 ebbe l'immediata conseguenza che le cantine si ritrovarono senza mercato di sbocco e senza un valido mercato di sostituzione nell'immediato, cosa che comportò insolvenze a catena a partire dai coltivatori, sino alle banche.

Quanto questa cosa fu settoriale magari legata e problemi strutturali dell'economia pugliese e quanto invece  indice di una congiuntura più ampia non ho ovviamente gli strumenti per dirlo.