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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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Del resto non so. Dei dazi un po' ricordo da letture antiche e da quel che so di economia. Mi sembra un problema irrisolvibile. Either way, pensare che dai dazi post unificazione venga la spiegazione della divergenza nord-sud mi sembra una fantasia. Si possono cercare di costruire intervalli quantitativi di impatto su crescita in certi settori e non in altri, ma davvero dubito che si possa mai arrivare a credere seriamente che abbia avuto un effetto del primo ordine.

My 2 cents.

P.S. Giovanni, effettivamente, dovrebbe mettere in linea un minimo di pagina web decente. I links dell'EUI fanno tutti schifo, tardano ore e non producono nulla ...

Anyhow, Amazon dà qualcosa

http://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_noss?url=search-alias%3Daps&field-keywords=giovanni+federico&x=0&y=0

e, non scordarsi mai del fatto che ciò che conta sono gli articoli. Quindi, per Federico come per Bisin, Moro, e tutti gli altri che fanno un certo lavoro, me incluso quando trovo il tempo, il posto dove andare per trovare cosa abbiamo scritto è sempre ed anzitutto Google Scholar, che per Giovanni dà (lui è lo storico con quel nome, non il pediatra! :-))

http://scholar.google.com/scholar?hl=en&q=giovanni+federico+&btnG=Search...

P.S. Arrivato prima Valerio ed ha fatto anche meglio!

 

 

pensare che dai dazi post unificazione venga la spiegazione della divergenza nord-sud mi sembra una fantasia. Si possono cercare di costruire intervalli quantitativi di impatto su crescita in certi settori e non in altri, ma davvero dubito che si possa mai arrivare a credere seriamente che abbia avuto un effetto del primo ordine.

 

In effetti, accogliendo l'osservazione di Federico al mio commento, mi pare difficile estrapolare un quadro generale. Però in alcuni settori la botta fu notevole.

Ricordo uno studio sugli effetti della guerra commerciale con la Francia sull'economia pugliese. Il vino pugliese, soprattutto a partire dalla fine degli anni 70 (dell'800 ovviamente) aveva trovato un mercato fiorente in Francia (se li trovo metto i numeri) e molti imprenditori agricoli avevano convertito le coltivazioni dai cereali alla viticoltura, indebitandosi con le banche, che, non a caso, cominciavano a svilupparsi in parallelo con l'aumento delle esportazioni, così come si stava sviluppando un indotto paleoindustriale legato all'esportazione: fabbriche di botti, carri per il trasporto del vino, lavorazioni meccaniche, compagnie di navigazione, sviluppo dei porti di Bari e Brindisi.

Il dazio del 1887 ebbe l'immediata conseguenza che le cantine si ritrovarono senza mercato di sbocco e senza un valido mercato di sostituzione nell'immediato, cosa che comportò insolvenze a catena a partire dai coltivatori, sino alle banche.

Quanto questa cosa fu settoriale magari legata e problemi strutturali dell'economia pugliese e quanto invece  indice di una congiuntura più ampia non ho ovviamente gli strumenti per dirlo.

 

Giovanni, effettivamente, dovrebbe mettere in linea un minimo di pagina web decente. I links dell'EUI fanno tutti schifo, tardano ore e non producono nulla ...

Hai ragione, magari con qualche bella foto dove fumo la pipa sullo sfondo della mia casa di campagna. Sai, fino ad ora nessuno si è mai interessato ai miei lavori. E poi il mio contratto diprofessore all'EUI è finito e sto per tornare a Pisa. Comunque, aggiorno la lista delle mie pubblicazioni sul sito dell'Università di Pisa

http://arp.unipi.it/listedoc.php?ide=004814&ord=C