Titolo

L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

2 commenti (espandi tutti)

Per chiarire, io non ce l'ho affatto coi Piemontesi.  L'annessione del Sud non l'avevano neanche in programma. L'ordine pubblico era un macello, e dovettero mandare soldati. Non c'erano strade, e pensarono di far ferrovie. Non avevano i mezzi per fare di più, e per giunta avevano  problemi di budget e improbabili ambizioni coloniali che portavano tasse. Per inciso, parlare di 'responsabilità dei deputati meridionali' in questo contesto è fuorviante: semplicemente non c'erano idee migliori in giro. Fu per primo Pareto non prima del 1890, dal suo esilio in Svizzera, a tuonare (lo stile era molto alla Boldrin) che la smettessero con ferrovie e missioni in Africa e cominciassero a educare il popolo ignorante. 

Sul fatto che 

il capitale umano da fuori tipicamente genera rivolte culturali, tipo rivolte anti-colonialiste

ho qualche dubbio, specialmente quando si parla di personale che migliora servizi essenziali alla popolazione, da salute e istruzione a uffici pubblici che si possano definire tali. 

Salvatore io personalmente ho re-imparato la lezione (che mi ero auto-impartito) lasciar stare sui motivi storici della diseguaglianza Nord-Sud.

Non sono d'accordo gli storici, come possiamo arrivarci noi ? Ritorno all'unica cosa misurabile e certa: esiste.

E' colpa dei piemontesi, di Crispi, di Cavour, dei meridionali che sono genericamente inferiori, o culturalmente inadatti, o disadattati, o hanno elites di merda (quello continua ancora oggi), o quello che ognuno preferisce e/o argomenta, con maggiore o minore capacità, con più o meno dati, con più o meno interpretazioni logiche mi sembra tempo perso, perchè non ho la capacità di stabilire una gerarchia fra le varie voci.

Ritorno al mio modo di vedere: as is.