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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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ma l'età comunale finisce intorno al Quattrocento, poi nascono gli stati territoriali e le signorie che liquidano la dialettica delle istituzioni comunali da cui dipendevano anche le tradizioni civiche, come fanno a sopravvivere sotto traccia per quattro secoli?

Ma come fai a ritenere che lo spirito civico non possa sopravvivere sottotraccia per quattro secoli, se qui succedono le stesse cose che succedevano cent'anni fa...

vedi tutta la letteratura socialista sulle maestre comunali apostole dell'alfabetizzazione vessate dai sindaci reazionari

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Rigore_Morale_e_Solidariet%C3%A0

P.s. Ho corretto. Grazie a Brusco qui sotto.

Ma come fai a ritenere che lo spirito civico non possa sopravvivere sottotraccia per quattro secoli, se qui succedono le stesse cose che succedevano cent'anni fa...

 

perché sono empirico e materialista. Le idee esistono se ci sono meccanismi e sitituzioni che le conservano e le trasmettono, e che incentivano (o no) a comportarsi in un certo modo. A parte che "spirito civico" e "capitale sociale" sono termini molto vaghi. I Comuni hanno reinventato da capo le istituzioni urbane, l'assemblea poplare, le magistrature che si occupano di urbanistica, sanità, annona (lo dice Mumford ne La città e la storia); la militanza politica, sociale e religiosa dei vari ceti crea legami, forme associative e valori... ma l'età comunale è anche una di scarsa certezza del diritto (com'era il detto "legge fiorentina dura da sera a mattina"), di scontri violenti (dai Ciompi a Romeo e Giulietta), di spirto di parte acceso. Non esattamente quello di cui si parla oggi in termine di coesione sociale.