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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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Sperando di non dire fesserie e di non  incorrere nelle nelle ire dei proff..

Mi pare che il vero spartiacque, il momento in cui il divario comincia a farsi netto e irrecuperabile,  possa essere rappresentato dalla politica doganale del 1887, che riservò i suoi vantaggi essenzialmente alla nascente industria del Nord, concentrata  nell’area Genova-Milano-Torino, che si ritrovò a poter godere del mercato meridionale in condizioni di semi-esclusiva, mentre ai prodotti agricoli più pregiati del sud (vino, olio e agrumi) si chiudevano le vie dell'esportazione, tanto che il livello raggiunto da vino e olio nel 1887 fu nuovamente toccato solo nel secondo dopoguerra e per gli agrumi solo nel 1908.

La guerra doganale, insomma, danneggiò l'agricoltura più avanzata del mezzogiorno, quella che più aveva investito in un'ottica capitalistica, con ciò ammazzandola sul nascere ed ammazzando il futuro sviluppo imprenditoriale che ad un'agricoltura capitalistica può conseguire.

Come sempre col protezionismo, il danno per alcuni si reasformò in un vantaggio per altri, consentendo all’industria del Nord di rafforzarsi in una fase in cui non avrebbe retto alla concorrenza straniera.

Si potrebbe dire che il sud fu sacrificato sull'altare dell'industrializzazione, alla quale non potè accodarsi per scarsità di capitali, lontanzanza dai mercati e carenza di energia.

Spero che il prof Federico non mi spernacchi, ma prenda questo intervento come quello di un allievo  felice di venir corretto

 

Purtroppo non è corretto. L'elemento essenziale della svolta protezionista del 1887 fu il dazio sul grano che favoriva (alcuni) agrari del Sud e del Nord a danno di altri agrari e del resto dell'economia.

Il dibattito sugli effetti sulla politica doganale è ampio ed acceso - io sono convinto che ha avuto un impatto molto ridotto, Fenoaltea che il dazio sul grano è stata una sciagura ma il dazio dei manufatti è servito. Zamagni che il dazio sul grano era necessario etc,

Ho messo dei riferimenti bibliografici in un commento ad Esposito.

Effettivamente il dibattito è accesso, per esempio Ciocca in "Ricchi per sempre" sottolineando come il periodo tra il 1887 e il 1900 fu assolutamente negativo per la crescita economica dell'Italia, individua proprio nel protezionismo il principale ostacolo allo sviluppo (pag. 130 nella mia edizione). Zamagni l'ho letta, ma confesso di non ricordare al momento  la sua posizione e comunque non mi pare che collegasse l'arretramento del sud alla tariffa del 1887.

Sulla correlazione tra la guerra doganale Italia-Francia e l'arretramento della economia meridionale, che già fu proposta contemporaneamente ai fatti (De Viti De Marco se ben ricordo) c'è il libro di Pescosolido "Unità nazionale e sviluppo economico" edito da Laterza del 1998 per il quale

"Un divario fra l’area settentrionale e quella meridionale del paese esisteva  già, specie in termini di rapporti sociali, alfabetizzazione e sviluppo dei trasporti, ma un’economia davvero dualista si determinò solamente dopo il 1861 e in particolare fra la fine degli anni Ottanta e lo scoppio del primo conflitto mondiale. La politica economica della Destra si rivelò pesante per il Mezzogiorno, ma ancora di più lo fu l’indirizzo di politica doganale del 1887, i cui vantaggi immediati andarono tutti a favore del Nord, dove a lungo rimase concentrata l’industrializzazione .... È vero che il prezzo pagato dalla collettività nazionale fu molto elevato, che non mancarono ritardi e squilibri e che alcune regioni e classi sociali sopportarono il peso più di altre, ma è innegabile la centralità dell’opera dello Stato nel colmare il ritardo con quelli che Castronovo ha definito «i paesi del cavallo a vapore» e nel consentire all’industria del Nord di espandersi e di diventare più solida in una fase in cui non poteva ancora reggere la concorrenza straniera."

Il discorso di Pescosolido è apparentemente "meridionalista", in realtà mi pare che si possa ascrivere alla schiera di coloro che ritengono che  la politica doganale della sinistra sia stata un male necessario per far decollare l'industria.

Naturalmente, essendo io solo un lettore, ignoro sia la statura scientifica di Pescosolido sia quanto la sua posizione sia fondata.

Naturalmente, essendo io solo un lettore, ignoro sia la statura scientifica di Pescosolido sia quanto la sua posizione sia fondata.

Ecco, appunto. Stendiamo veli pietosi.