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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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4) Secondo tutte le teorie della crescita che conosco (eccezion fatta per la marxista quando applicata al socialismo realizzato) le caratteristiche che misurano hanno relazione vicina a zero (o negativa, tipo l'affiliazione a partiti politici o la confidenza nella politica, nei governi e nei sindacati) per la crescita economica. Nessuno, assolutamente nessuno (nemmeno Putnam, ma anche quello dubito tu l'abbia letto con attenzione) si sogna di argomentare che la crescita della TFP è funzione crescente del numero di bocciofile, parocchie e circoli della san vincenzo de paoli in essere nel paese! Ancor meno che essa dipenda dal grado di fiducia che riponiamo nei sindacati o dall'onestà della polizia quando ti ferma per eccesso di velocità.

Riporto quando scrive R.Putnam (prendendolo da un articolo su web):

A region’s chance of achieving socioeconomic development during this century have
depended less on its initial socioeconomic endowments than on its civic endowments.
[The] contemporary correlation between civics and economics reflects primarily the
impact of civics on economics, not the reverse”

Putnam R. (1993), Making Democracy Work: Civic Tradition in Modern Italy. Princeton
University Press. Princeton, p.157

Non mi pare proprio di aver stravolto la posizione di Putnam sulla relazione, anche causale, tra capitale sociale e crescita economica. So che ci sono autori che ritengono che la direzione causale sia inversa (ho visto citato S.Huntington) cioe' prosperita' economica causa capitale sociale. Da quanto ho citato R.Putnam ritiene invece che capitale sociale causi sviluppo socioeconomico, sulla base dei suoi studi empirici anche sulle regioni italiane.