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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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Agricoltura

Michele F. 4/4/2011 - 21:46

Salve, ringrazio per lo splendido dialogo così pieno di informazioni. Da un po' di tempo mi sono assunto l'ingrato compito di sistemare la voce "questione meridionale" di wikipedia, perché era in condizioni pessime e di propaganda ce n'è tanta in giro. Quello che leggo conforta quello che avevo capito finora (anche se avevamo tutti sopravvalutato il daniele-malanima, che ha avuto una risonanza notevole).

Solo una cosa vorrei chiedere al dott. federico: non mi torna quanto lei dice dell'agricoltura. Le fonti storiche concordano in un inferiorità dell'agricoltura meridionale per varie cause: latifondo, tecniche, irrigazione più arretrata, paludi e malaria. Finora ho dato per scontato che la produttività per ettaro fosse inferiore delle culture intensive come p.e. il riso nel nordovest, e che anzi la catena degli eventi fosse

maggiore produttività per ettaro -> maggiore ricchezza -> maggiore popolazione.

Credevo insomma che l'agricoltura fosse una componente importante della questione meridionale

Lei invece scrive che la produttività (per addetto immagino) era superiore al sud che al nord (incluso nordovest?). L'unica spiegazione che mi viene in mente è che per questioni logistiche al sud venivano utilizzate colture a minore densità di lavoro (e.g. grano contro riso). E' corretta questa assunzione? In caso contrario, devo considerare la produzione agricola al sud (per addetto, per ettaro) superiore o pari a quella del nord? come si sposa questo con l'alta disoccupazione dei braccianti del sud?

La ringrazio per le risposte che vorrà darmi

La faccenda è abbastanza complessa. Nel breve periodo si possono considerare date la forza-lavoro, la terra e le tecniche e quindi  la scelta delle colture e (quindi) la produzione e la produttività per addetto o per unità di terra. Nel lungo periodo tutto può cambiare - la forza lavoro aumenta con la popolazione (e quindi dipende anche dalla produzione agricola) e si riduce con l'emigrazione, la terra può aumentare con disboscamenti e bonifiche, le tecniche disponibili cambiano con il progresso etc. I dati che cito sono semplicemente le mie stime della produzione divise per il numero di addetti secondo i censimenti. Le stime possono essere errate, ma qualcuno deve dimostrarlo con stime alternative accurate - non bastano affermazioni vaghe sulla base della letteratura contemporanea.

Se vuole dati più precisi, ho scritto un articolo

"Ma l'agricoltura meridionale era davvero arretrata?", nella Rivista di Politica Economica 2007 (lo stesso volume di Daniele-Malanima)

Sempre per farmi pubblicità, posso citare anche un mio libro

'Breve storia dell'agricoltura mondiale' Mulino 2009

dove spiego, appunto molto in breve e con linguaggio (spero) semplice, alcuni di questi concetti.

 

'Breve storia dell'agricoltura mondiale' Mulino 2009

il titolo del suo libro non è "breve storia economica dell'agricoltura" ?

conosco la sua ricerca (qui tutti i link: http://www.rivistapoliticaeconomica.it/2007/mar-apr/ ) ma confesso che ad oggi avevo letto solo le conclusioni e mi sembravano coerenti con l'interpretazione che vede l'agricoltura del nord più produttiva:

La più lenta crescita della produttività per addetto nel settore agricolo
nel Mezzogiorno spiega infatti il 42% dell’incremento del divario
del divario nel PIL pro-capite fra Sud e Nord nel periodo
1891-1911

ma come le ripeto la ho letta molto in fretta e probabilmente l'ho fraintesa

 

Bravo. Così capisce la differenza fra livelli (nel 1891) e variazioni nel tempo (dal 1891 al 1911)