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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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sarebbe interessante secondo me cercare una connessione tra situazione economica, evoluzione delle istituzioni, presenza/peso dei tentacoli della Chiesa all'interno delle varie entità peninsulari.

A naso direi che il dato, estremamente positivo, del Lazio sia dovuto all' essere sede della "multinazionale" Chiesa Cattolica.

sarebbe interessante secondo me cercare una connessione tra situazione economica, evoluzione delle istituzioni, presenza/peso dei tentacoli della Chiesa all'interno delle varie entità peninsulari.

Ecco, con tutto il rispetto per gli economisti, dei cui articoli e interventi sono grato perchè mi accorciano gli orecchi che ho in materia lunghissimi, penso tuttavia che oltre al "capitale sociale" ed altri fattori in qualche modo quantificabili (con tutte le difficoltà onestamente sottolineate che questa quantificazione comporta) abbia influito molto la presenza di una cultura istituzionale "di fatto".

Sia la Serenissima che l'imperial regio governo avevano lasciato, nella coscienza collettiva, l'idea che vi fosse un sistema amministrativo organizzato e riconosciuto, della cui esistenza e presenza tutti, anche il più povero contadino, avevano percezione. Se uno legge Le confessioni di un italiano di I. Nievo se ne rende ben conto. La Chiesa stessa ne era in certa misura influenzata.

Il fatto che fosse scontata l'esistenza di autorità, leggi, regole, procedure penso che abbia enormemente facilitato il compito di chi, nel nuovo contesto unitario, si sia dato da fare per far crescere le proprie attività.

Nel caso delle regioni del sud, più svantaggiate sotto questo profilo, questa trama o mancava o era avvertita come lontana, confusa, ostile e soprattutto inaffidabile per la presenza di troppi poteri sovrapposti (mafie, latifondisti etc.). Figuriamoci se poi la si percepiva importata, per non dire usurpatrice e conquistatrice.