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Assurdità e pericolosità della patrimoniale straordinaria

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L'articolo si concentra sugli elementi a sfavore di un'imposta patrimoniale STRAORDINARIA, ossia argomenta - e bene - contro la straordinarietà di una simile imposta, ma non contro la natura dell'imposta in sé.

E se non fosse straordinaria? Se, invece, si pensasse di riequilibrare il sistema di prelievo italiano in modo strutturale, prelevando meno risorse dai redditi da lavoro e da imprese e più da altri cespiti? Non voglio farla lunga: per semplicità quoto questo articolo http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1304&Itemid=1 e vi chiedo un parere in merito.

 

Ciao Alessio. In principio io sono a favore di uno spostamento del carico tributario dai redditi da lavoro e da impresa verso forme di imposizione ordinaria del patrimonio. Ma il rischio grosso, in questo ambiente politico, è che anziché osservare uno spostamento si osservi un aumento secco della pressione fiscale.

Per scendere nel concreto, credo che il decreto attuativo sulla fiscalità municipale vada esattamente nella direzione di aumentare l'imposizione sul patrimonio, specificamente il patrimonio immobiliare. Non ho visto però riduzioni delle tasse su lavoro e impresa; l'unica ''riduzione'' è stata la cedolare secca sugli affitti. In generale è pratica diffusa, per buone ragioni, che il finanziamento degli enti locali avvenga mediante imposizione sul patrimonio immobiliare. E' quello che avveniva con l'ICI prima della sua malaugurata abolizione ed è quello che si tornerà a vedere con l'IMU. La differenza sarà che, per deleterie ragioni di demagogia politica, le prime case saranno escluse per cui occorrerà colpire con aliquota più alta gli immobili posseduti dalle imprese e le seconde case.

Non è che questi discorsi siano particolarmente nuovi e nemmeno particolarmente acuti. E' principio abbastanza accettato che le tasse dovrebbero essere imposte su basi ampie e con aliquota ridotta, in modo da mantere gli effetti distorsivi, per dato gettito, i più bassi possibili. Dato che al momento la tassazione del lavoro è semplicemente infernale, appare logico cercare fonti alternative di finanziamento. Però, ribadisco, in questo ambiente c'è il forte rischio che qualunque discussione sulla rimodulazione del prelievo fiscale finisca per tradursi in un aumento della pressione fiscale, il ché sarebbe veramente deleterio.

specificamente il patrimonio immobiliare.

 

Appunto. Il vero problema della patrimoniale ordinaria è che si tradurrebbe in un'imposta statale sulla casa con gravi effetti distorsivi.

Non deve essere statale. Si può fare come in USA (e altri posti) e permettere agli enti locali di tassare gli immobili sul loro territorio, senza le restrizioni attuali. Idealmente, si riducono i trasferimenti centrali agli enti locali e si riducono corrispondentemente le tasse su lavoro e imprese, con una operazione che per lo stato centrale è in pareggio. La riduzione dei trasferimenti centrali viene compensata con imposte locali sugli immobili. In tal modo si rimodula il prelievo e si responsabilizzano gli enti locali, con effetto netto di riduzione della spesa locale e della pressione tributaria. Ma nulla del genere è stato fatto, in particolare nessuna riduzione di imposte sui redditi da lavoro e da impresa. Questa è stata la grande promessa tradita del federalismo. 

Interessa il Colosseo? Fontana di Trevi? Dai Sandro siamo seri :-)

Al momento il patrimonio immobiliare italiano è gestito in maniera cosí inefficiente (moltissime case sfitte=idle capital) che l'effetto di una maggiore imposizione sulle case, per quanto distorcente, sarebbe preferibile allo status quo, perfino in assenza di un alleggerimento fiscale su lavoro e impresa (aumento della pressione fiscale complessiva).

Concordo che escludere la prima casa è stato un grave errore, compiuto dal governo Prodi e ulteriormente aggravato dal governo Berlusconi.