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Assurdità e pericolosità della patrimoniale straordinaria

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BTW non sono invece proprio Coase e Posner a proporre che quando il giudice è chiamato a decidere sull'attribuzione di diritti di proprietà il criterio deve essere la massimizzazione dell'utilità sociale? Quindi distruggendo qualsisi certezza del diritto (vedi Kelo vs City of New London). A parte l'impossibilità di conseguire l'obiettivo

Non è proprio così.

L'argomento è sviluppato soprattutto da Posner, il quale intende dimostrare come il Common Law - cioé il diritto risultante dal deposito storico delle sentenze dei giudici - è economicamente efficiente (non orientato all'utiliità sociale). Se così è, allora le legislazione socialmente ispirata promuove risultati inefficienti: argomento poi discusso in dettaglio, ad nauseam, da Kaplow e Shavell, Fairness versus Welfare, 2002.

Per quello che so di Coase, la sua ricerca si concentra pur sempre su questioni di efficienza economica: l'attenzione ai costi transattivi intende contestare modelli troppo semplici dell'attività economica, ponendo in evidenza situazioni di fatto che ostacolano il conseguimento di obiettivi teoricamente efficienti.

Per essere decisioni efficienti mi sa che bisogna calcolare il risultato, l'utilità "sociale"

E' questo l'articolo cui ti riferisci?http://www.law.harvard.edu/programs/olin_center/papers/pdf/411.pdf  O è un libro?

Mi riferivo al volume apparso nel 2002.

Quanto all'utilità sociale è questione di intendersi: la valutiamo sotto il profilo dell'efficiente allocazione delle risorse o sotto quello della loro redistribuzione, senza tenere conto del loro ritorno?

Ho l'impressione che nell'art. 41 della Costituzione sia intesa nel secondo senso.

Mi sa che l'ho trovato online anche se è del 2000...460 pagine (gulp!) http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=224946

Io alludevo al fatto che a parte la ben nota difficoltà (direi impossibilità se non in equilibrio) di calcolare il benessere della società un approccio del genere distruggerebbe qualsiasi certezza del diritto: la riallocazione dei diritti di proprietà muterebbe nel momento stesso in cui cambiassero i prezzi relativi o le preferenze e le intenzioni dei singoli

Ma infatti non si tratta di un programma di azione, bensì della rilevazione di un dato storico proprio degli ordinamenti di common law, almeno per Posner. Come ho detto prima, in quegli ordinamenti i giudici sono tenuti al rispetto dei precedenti, regola che assicura un notevole grado di certezza del diritto.

Infatti, una delle critiche che i giuristi inglesi muovono al progetto di codice civile europeo pubblicato - sotto gli auspici della Commissione dell'UE, che poi sembra essersi in parte pentita  - tra la fine del 2007 e il primo semestre del 2009 sotto il nome di Draft Common Frame of Reference è proprio quella di attribuire alle corti un'eccessiva discrezione, che metterebbe a repentaglio la certezza del diritto. 

Sei sicuro che per Posner questo principio non è anche normativo?

Forse che Coase non chiude l'esempio del bestiame che va a zonzo sui campi altrui o della locomotiva che incendia il campo di grado chiedendo che i diritti di proprietà (in caso di costi di transazione) debbano essere allocati a chi massimizza la ricchezza (?)

Coase, se ben ricordo, dice che tale allocazione è razionale e che, in mancanza di costi che lo impediscano, le parti interessate la raggiungeranno. Ma è un dato condiviso dagli studiosi di law and economics.

Com'è ovvio, se ne può dedurre l'opportunità dell'esproprio nel caso che i costi di transazione siano proibitivi: naturalmente, in un ordinamento di libero mercato, un esproprio richiede anche un indennizzo, certo non figurativo come spesso avviene in Italia ... credo che questo tema sia trattato a fondo da Richard Epstein, nei suoi numerosi scritti (è un piacere leggerlo, di solito).

Più in generale: l'analisi economica del diritto nasce come disciplina conservatrice; Posner si impegna a dimostrare che il common law è efficiente per contrastare l'intervento regolatore (in questo senso è normativo). Degli strumenti concettuali dell'analisi economica possono, però, impossessarsi anche studiosi di orientamento progressista: ciò che avviene soprattutto dopo la diffusione della behavorial economics. Oggi uno dei più brillanti tra loro, Cass Sustein, fa parte dello staff di Obama.

Era proprio questo che mi sembrava strano: l'efficienza non si puo' definire se non in funzione di un fine e delle valutazioni delle risorse per raggiungerlo. Come tali sono soggettive. Quindi bisognerebbe che Posner & Co. spieghino come si faccia a definire qualcosa "efficiente" per un gruppo di individui o un'intera società. Non so se l'abbiano mai fatto ma per me è stupefacente ignorare così il problema con tanta leggerezza

Coase scrisse un bel saggio poi raccolto in un collezione di scritti da Buchanan sul fatto che costi e benefici in economia sono soggettivi. Qualsiasi costo è un costo opportunità cioè è il sacrificio sopportato rinunciando a raggiungere la seconda migliore opportunità a disposizione di ciascun  attore. Quindi i costi non sono comparabili tra individui diversi. Davvero emblematico che per conseguire il Nobel abbia rinunciato a questa banale autoevidenza