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Assurdità e pericolosità della patrimoniale straordinaria

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Ho un dubbio da studente ancora "inesperto" che cerca di farsi un'idea propria dell'economia e non solo di quello che troviamo sui libri...

Qui si sostiene quindi che l'introduzione di questa patrimoniale straordinaria è un'ipotesi delirante esclusivamente per il fatto che guardiamo con pessimismo a quello che i nostri politici farebbero con il gettito che se ne ricaverebbe? Concordo con il fatto che è effettivamente impensabile voler credere che il gettito verrebbe usato per risanare il debito accompagnando l'imposta con tagli alla spesa: ok, ci sto.

Ma volendo per un attimo dimenticare di essere in Italia, e immaginare di avere una classe politica efficiente, ma non "Veltroniani o Ichini" che so, concedetemi di dire interamente composta da "amerikani". L'idea di inutilità della patrimoniale prevarrebbe comunque? Dall'articolo desumo un chiaro "si"...ma posta l'inutilità della stessa, dove potrebbe essere ancora "pericolosa"? Non sarebbe semmai più adeguato un "potevamo farne a meno, ma male non fa?".

 

Alberto

No Alberto, la patrimoniale fa proprio male. Ci sono essenzialmente due possibilità.

1) Se il sistema politico (o i politici, o la cultura degli elettori, o le elites, o qualunque altra cosa tu voglia chiamarla) è in grado di mettere il paese su un sentiero di sostenibilità finanziaria, raggiungendo in pochi anni il pareggio del bilancio allora non esiste problema di default e la patrimoniale fa solo danni perché scoraggia l'accumulazione di capitale (oltre a essere, a mio avviso, regressiva e punitiva verso il ceto medio; ma questo è altro discorso). Gli investitori internazionali (quelli che i politici chiamano con ribrezzo ''speculatori'' perché hanno la pretesa di viler capire se i soldi che prestano hanno speranza di essere restituiti) si spaventano quando vedono uno stato con deficit permanenti. Il livello corrente del debito, quello su cui dovrebbe incidere la patrimoniale, conta poco.

2) Se invece il sistema politico non è in grado di imboccare la strada del pareggio del bilancio allora la patrimoniale nulla può fare. Non conta se l'attuale rapporto debito/PIL è del 100%, del 120% o del 140%. Quello che conta sono i deficit futuri. Che sia al 100% o al 140%, se chi presta prevede che i deficit continuono allora la crisi di fiducia ci sarà comunque. Chiaro, qualche influenza sui tempi e sulle scadenze c'è; più alto è il debito e più corte le scadenze più è probabile che la crisi avvenga immediatamente. Ma se non c'è fiducia sul ritorno al pareggio la crisi prima o poi deve avvenire. Una patrimoniale può accelerarla o ritardarla, a seconda della fiducia o sfiducia riguardo alle prospettive di breve periodo che genera tra gli investitori.

E togliti dalla testa l'idea che i politici amerikani (o svedesi, o inglesi) siano particolarmente superiori a quelli italiani. I politici rispondono agli incentivi, in tutte le parti del mondo. In nessuna epoca storica e in nessun paese c'è stata una preponderanza di nobili eroi dediti al bene comune.

Sandro, alla fine (grazie a un paio di scambi di opinione con Boldrin e Bocchini) mi sono iscritto anch'io al partito del "no alla patrimoniale".

La mia è un iscrizione convinta, ma tattica, essendo soprattutto d'accordo con il fatto che, per la sinistra, è da folli tirarla fuori adesso che c'è aria di elezioni. (Potremmo discutere con calma, tra vent'anni, se in una seria riforma fiscale c'è spazio anche per una componente patrimoniale, riducendo le tasse sui redditi da lavoro). Ma ora no, proporre la patrimoniale è pazzia.

Potremmo dire che se è vero che tutte le proposte in campo di giustizia del centrodestra "per il bene comune", sotto-sotto mirano a salvare la pelle a BS, tutte le proposte in campo di economia del centrosinistra, sotto-sotto hanno l'obiettivo nascosto di perdere le elezioni.

Mi perdonerai se mi permetto un giochino stupido. Ho preso la tua risposta qui sopra e ipotizzando di essere in FANTASILANDIA dove NON esistono imposte sul reddito e le entrate della provengano SOLTANTO da imposte patrimoniali, ho provato a immaginare la tua risposta a un'obiezione di introduzione di imposte sul reddito.  In grassetto la parte modificata da me:

No Alberto, la patrimoniale l'imposta sul reddito fa proprio male. Ci sono essenzialmente due possibilità.

1) Se il sistema politico (o i politici, o la cultura degli elettori, o le elites, o qualunque altra cosa tu voglia chiamarla) è in grado di mettere il paese su un sentiero di sostenibilità finanziaria, raggiungendo in pochi anni il pareggio del bilancio allora non esiste problema di default e l'imposta patrimoniale sul reddito fa solo danni perché scoraggia l'accumulazione di capitale (oltre a essere, a mio avviso, regressiva e punitiva verso il ceto medio i ceti produttivi, ma questo è altro discorso). Gli investitori internazionali (quelli che i politici chiamano con ribrezzo ''speculatori'' perché hanno la pretesa di viler capire se i soldi che prestano hanno speranza di essere restituiti) si spaventano quando vedono uno stato con deficit permanenti. Il livello corrente del debito, quello su cui dovrebbe incidere la patrimoniale, conta poco.

2) Se invece il sistema politico non è in grado di imboccare la strada del pareggio del bilancio allora la patrimoniale imposta sul reddito nulla può fare. Non conta se l'attuale rapporto debito/PIL è del 100%, del 120% o del 140%. Quello che conta sono i deficit futuri. Che sia al 100% o al 140%, se chi presta prevede che i deficit continuono allora la crisi di fiducia ci sarà comunque. Chiaro, qualche influenza sui tempi e sulle scadenze c'è; più alto è il debito e più corte le scadenze più è probabile che la crisi avvenga immediatamente. Ma se non c'è fiducia sul ritorno al pareggio la crisi prima o poi deve avvenire. Una patrimoniale imposta sul reddito può accelerarla o ritardarla, a seconda della fiducia o sfiducia riguardo alle prospettive di breve periodo che genera tra gli investitori.

E togliti dalla testa l'idea che i politici amerikani (o svedesi, o inglesi) siano particolarmente superiori a quelli italiani. I politici rispondono agli incentivi, in tutte le parti del mondo. In nessuna epoca storica e in nessun paese c'è stata una preponderanza di nobili eroi dediti al bene comune.

Time for a post on efficient taxation, il field piu' noioso della scienza economica! :-) Seriously, Marco, il tema e' ampiamente dibattuto in letteratura. Mi azzardo a dire che non c'e' un consenso generalizzato ma forse su certe questioni specifiche si puo' dire qualcosa. 

No, no, via dagli argomenti noiosi!  La mia era solo una mezza-provocazione da guitto radiofonico. Se però poi il tema è dibattuto a lungo, ma non si è (ancora) trovato un consenso generalizzato, significa che allora il tema è noioso, ma non banalissimo.

Non è banale per niente. Qual è il modo ottimo (=che fa meno danno all'economia) per prelevare una data somma ai cittadini è questione complicata. Dipende da tante cose (a cominciare da quali obiettivo intendiamo raggiungere in termini di sviluppo e equità) e purtroppo non si può risolvere in un blog post.

Tassa sul reddito, sul patrimonio, sulle transazioni finanziarie, sul consumo hanno tutte i loro peculiari effetti negativi. Il trucco è trovare il mix migliore, e la discussione è aperta.

Però qua si parlava di un'altra cosa, ossia un intervento straordinario di riduzione del debito. Per questo intervento straordinario è vero quello che dice Marco, le stesse obiezioni si applicano a un aumento straordinario del prelievo sui redditi.

Che, i meno giovani ricorderanno, è effettivamente stato attuato. Lo chiamarono ''tassa per l'Europa'' o amichevolmente ''la tassa su chi ha pagato le tasse'', dato che si applicava retroattivamente alla dichiarazione IRPEF dell'anno prima.

Ora, quella tassa ci aiutò un po' a imbrogliare le carte facendo apparire la situazione del nostro bilancio pubblico migliore di quella che era veramente. E siccome a quei tempi in Europa tutti stavano più o meno usando, o cercando di usare,  trucchetti simili,  ci venne passata per buona e ci aiutò a entrare nell'euro.

Ma adesso, quasi 15 anni dopo, possiamo vedere a cosa servono i provvedimenti una tantum di riduzione del debito. Alla prima recessione siamo tornati al 120% del rapporto debito/PIL. Le spese non sono scese e la pressione fiscale neanche. Certo, abbiamo anche avuto per lungo tempo un ministro dell'economia, il buon Voltremont, particolarmente scarso e inefficace. Ma qui sta il punto. Finché non cominciamo a chiedere a gran voce di mettere a posto il bilancio ordinario non otterremo nulla. E provvedimenti straordinari serviranno solo a confondere e occultare i problemi veri.

Spero di non dire una cazzata immane, ma credo che in quel contesto l' imposta straordinaria fosse sensata (magari non ottimale, ma sensata).

La ragione è questa: entrare nell' euro ha abbassato di molto il costo del debito, e servire il debito in lire sarebbe costato allo stato (e dunque ai contribuenti) molto più dell' eurotassa.E per entrarci era necessario rispettare dei parametri formali, dando un ritorno molto alto a qualunque investimento che portasse a rispettarli.

L' argomento mi pare del tutto irrilevante per il caso discusso: i mercati non ragionano per soglie formali.

bisogna aggiustarla un po'...

l'imposta patrimoniale sul reddito fa solo danni perché scoraggia l'accumulazione di capitale

direi che in primis scoraggia gli investimenti e i consumi, detenere capitali molto meno. rimangono tutte osservazioni sensate che ci ficcano in pieno argomento "riforma fiscale". in accademia vedo che sono considerate cose noiose, mentre nei bar non si discute d'altro, e con passione! :-)


Lasciando un attimo da parte la patrimoniale e parlando di livelli di indebitamento e rischio paese. Nel post voi scrivete,

quale dinamica dei deficit futuri sia sufficiente a mettere un paese a rischio default dipende da quanto debito sia già stato accumulato e quindi da quanti interessi vanno pagati. Per questo l'Italia ha poco margine. 

 

Ora, se immaginiamo un qualche shock futuro (real gdp growth shock, real interest rate shock, primary balance shock) un paese con un livello di indebitamento alto avrà relativamente più difficoltà a mantenerne la sostenibilità (intesa come la capacità di continuare a servire il debito stesso senza la necessità di sovrumani aggiustamenti). Stamane, Mohamed El-Erian di Pimco scrive proprio questo sul FT parlando di Spagna,


First, the good news. Unlike Greece, Spain does not have a direct public finance crisis. At just over 60 per cent of gross domestic product (compared with double that level in Greece), the public debt stock is much more manageable. Indeed, on the basis of just its public finances, Spain does not face a debt overhang that is sufficient to undermine growth dynamics and torpedo sovereign debt spreads.

 

Debt overhang: se, dice lui, la Spagna si fosse trovata nella situazione attuale (un'emergenza) con un debito/pil al, say, 130% invece che al 60%, tutto sarebbe stato molto, molto più complicato. La domanda quindi è: a certe condizioni, non potrebbe avere senso abbassare lo stock del debito (di quanto, certo, è difficile dire, ché tutte le soglie spesso citate sembrano arbitrarie), ridurlo, come mossa prudenziale rispetto all'eventualità di shock futuri? (Qui, ad esempio, si parla di "debt limit" e si suggerisce di restare sotto una certa soglia prudenziale "at which fiscal solvency is called into question: shocks can push countries beyond their debt limits"). 

 


 

 

 

 

Caro Marco, non so bene in che senso l'opinione di questo signore di Pimco (è il fratello di Pallimo?) aggiunga alcunché all'ovvio. Dove l'ovvio consiste nel seguente: per ogni dato shock il rischio di disastro aumenta con il grado di debolezza complessiva dell'economia sottoposta allo shock stesso. Mi sembra molto La Palice o Catalano che, a "Quelli della notte", argomentava ogni sera che è meglio essere sani, ricchi, belli ed intelligenti che malati, poveri, brutti e stupidi. Yes, indeed.

Il problema interessante è, invece, quale sia la maniera più efficiente di ridurre il rapporto debito/PIL. Gli argomenti che abbiamo presentato mostrano che patrimoniali più o meno straordinarie sono una pessima maniera di farlo. Garantire il pareggio di bilancio ed innescare un processo di crescita sostenuta del PIL sono maniere molto più socialmente gradevoli di raggiungere lo stesso obiettivo.

L'argomento secondo cui né la crescita né il pareggio di bilancio sono conseguenze automatiche dell'adozione di politiche che mirino ad ottenerle è un argomento "troppo forte", che non passa il famoso "pizza test". Eccolo: se davvero i governi in questione non sono in grado di garantire il pareggio di bilancio, né il sistema economico è in grado di crescere una volta fatte le riforme adeguate, a maggior ragione non v'è ragione di credere che il medesimo governo possa implementare una tassazione patrimoniale ben fatta e POI mantenere un pareggio di bilancio e la crescita! Banale, no? Perché la patrimoniale SENZA pareggio di bilancio e crescita è veramente il suicidio a mezzo di martellamento meccanico dei testicoli.

Vi sono altri problemi interessanti, ovviamente, ma l'analisi macro dominante sembra non coglierli. Per esempio, che non tutto è shock, e che chiamare "shock" l'effetto di ogni politica sbagliata è un po' inutile, oltre che sommamente dannoso. Oppure che l'esempio della Spagna contraddice allegramente l'asserzione di Mr. Pimco. La Spagna aveva un rapporto debito/PIL inferiore al 40% quando è arrivata la crisi e si è fottuta da sola, meglio: l'ha fottuta il suo governo ignorando la crisi (e tutti gli economisti spagnoli che dal 2006 dicevano: okkio, okkio) e dedicandosi allegramente a rilanci keynesiani sino a che non è stato costretto, con due anni di ritardo a confrontarsi con la realtà. Nota che lo "shock" spagnolo è stato pari a quello italiano, by any reasonable statistics, però lo spread spagnolo è leggermente maggiore dell'italiano. In altre parole, a meno che non si ritenga che l'unico rapporto debito/PIL accettabile sia -50%, bastano un paio d'anni di politiche di bilancio dissennate e si fanno su casini inenarrabili. A rovescio, anche con rapporti debito/PIL molto più alti (Germania, Belgio o, all'estremo, Giappone) basta non fare politiche dissennate e non c'è alcun rischio di default.

Infine, occorre fare uno sforzo intellettuale per cercare di capire il vero problema che l'Italia ha di fronte, che è il seguente:

OCCORRE fare riforme drammatiche e dolorose per uscire dalla stagnazione ed evitare il collasso. Quale strada è meglio prendere? La tassazione straordinaria per ridurre il debito in essere o il taglio delle spese e le riforme strutturali per garantire pareggio di bilancio e crescita?

Questo, non altro, è il problema di politica economica.

Mr. Pimco è il CEO del più importante (o almeno il più grande, 1.3 trillion) fondo fixed-income del mondo. Questo, ovviamente, nn rende di necessità le sue argomentazioni più stringenti o meno campate in aria (in sostanza: se nn fosse per il contingent liability del settore finanziario, la Spagna nn avrebbe nessun problema coi mercati). É interessante notare, tuttavia, che è uno con un peso enorme nel mercato obbligazionario mondiale. Quando certi fondi pensione o affini decidono se comprare o meno titoli sovrani di questo o quel paese, it's safe to say che ciò che fa Pimco serve da benchmark per le decisioni di decine di gestori. Per dire, l'articolo del ft suo che citavo, é stato l'articolo piú letto del giornale per due settimane di fila. 


http://www.ft.com/cms/s/0/ff2b6e34-2f8a-11e0-834f-00144feabdc0.html#axzz1E1qacUry