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Assurdità e pericolosità della patrimoniale straordinaria

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spiega anche bene perché una tale tassa viene vista così male dal ceto medio, che non è (informiamo Veltroni) composto principalmente da ricchi ereditieri.

Veltroni, Amato e molti altri politici quando pensano ai super-ricchi pensano a se' stessi, una classe parassitaria super-pagata di dirigenti pubblici, e alla classe parallela di c.d. grandi imprenditori e palazzinari italiani (es. Agnelli, Berlusconi, De Benedetti, Ricucci, Caltagirone) che sono diventati super-ricchi solo in parte grazie ad abilita' personali proprie o dei loro avi nel passato, e in parte spesso decisiva grazie ai sussidi statali, alle concessioni statali, al malgoverno, al protezionismo e alla negligenza dello Stato.

Questa specifica classe di super-ricchi secondo giustizia dovrebbe effettivamente contribuire al risanamento del debito pubblico,  tuttavia anche se cio' avvenisse le risorse prelevabili non ridurrebbero significativamente il debito stesso perche' questo risulta non solo dai super-stipendi e dalle risorse assorbite dai politici, dirigenti pubblici e imprenditori assistiti, ma risulta in parte prevalente dalla spesa pubblica improduttiva che e' stata fatta per garantire consenso ai vertici politci a Roma, e cioe' per eserciti di spazzini stipendiati ma che non lavorano perche' "non ci sono mezzi di trasporto", moltitudini di operai forestali inutili e che non lavorano, falsi braccianti agricoli che incassano contributi previdenziali per disoccupazioni inesistenti, falsi invalidi, un numero eccessivo di insegnanti, specie alle elementari, pagati poco a fronte di meno ore lavorate rispetto alla media dei Paesi avanzati.

Riassumendo, per coprire d'oro un relativamente piccolo numero di politici, dirigenti pubblici e imprenditori assistiti sono state estratte con tasse e deficit pubblico (che ha formato il debito di oggi) risorse molto, molto superiori per il consenso, che sono finite prevalentementre in consumo improduttivo specie delle clientele politiche e dei dipendenti pubblici non produttivi, oppure anche per investimenti improduttivi come le note cattedrali nel deserto, sia pubbliche che private.

Per questo motivo e' fondalmentalmente sbagliato proporre una tassa patrimoniale straordinaria indiscriminata ed estesa ai cittadini normali, siano essi appartenenti al 10% o al 30% piu' ricco. La maggior parte di queste persone non sono diventate super-ricche grazie al deficit pubblico e al malgoverno statale, ma prevalentemente perche' hanno lavorato nel settore privato (dove ci sono la   maggioranza degli occupati) e soprattutto perche' gli immobili di proprieta' hanno acquisito un valore nominale elevato nelle aree metropolitane maggiori.

Sarebbe corretto far contribuire al risanamento statale in maniera chirurgica chi direttamente e' diventato ricco grazie alla gestione del consenso con la spesa pubblica, li' ci sono stipendi e pensioni nettamente superiori alle posizioni corrispondenti nel resto d'Europa accumulati per decenni e per alcuni politici e dirigenti pubblici per piu' generazioni, poi ci sono i miliardi di euro di aiuti pubblici alla FIAT, l'oligopolio favorito dallo Stato a beneficio di Berlusconi, gli acquisti statali di prodotti Olivetti, i sussidi ai giornali. Dal punto di vista pratico, specie nella patria dello stravolgimento del diritto come l'Italia, mi sembra un'obiettivo irraggiungibile.

Invece e' obiettivo giusto e raggiungibile ridurre la spesa pubblica per l'acquisto del consenso, anche se e' difficile e politicamente costoso, come conferma l'opposizione che ha incontrato la riduzione dell'assunzione dei precari della Scuola da parte della Gelmini, in precedenza strumento abusato sia da destra che da sinistra per comperare consenso con la spesa pubblica. Ridurre i compensi dei politici e dei dirigenti pubblici ai livelli europei e' sicuramente giusto e fattibile, ma probabilmente molto piu' difficile da ottenere rispetto alla riduzione degli esuberi nei dipendenti pubblici nella Scuola. Questo dovrebbe essere l'obiettivo primario di una proposta politica onesta, assieme alla riduzione della spesa pubblica per comperare consenso, iniziata con la Scuola.