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Alcune prime osservazioni sui risultati dei test PISA 2009

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http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/14/news/indagine_diplomati-10186053/?ref=HREC1-10

abbastanza sconfortante. Importante il dato che i giochi sembrano fatti dopo le medie inferiori, per cui riforme della secondaria e dell'università sono relativamente ininfluenti

Visto dalla collinetta un po' incantata dei diciotto anni, il marchingegno di un'impresa appare, a molti, come qualcosa di non pienamente intelligibile. I ragazzi usciti quest'anno dalle superiori si concedono la libertà di immaginarsi, quando verrà il tempo, in un impiego con un contratto a tempo indeterminato nel marketing.

(e a Natale Santa e la fatina dei denti ti portano pure un pony...ndr)

Ma sette su dieci, del mondo del lavoro non ne sanno quasi nulla. Mentre le scelte di studio sono ancora condizionate dal contesto familiare e l'esito scolastico delle medie incide in maniera significativa sulle scelte delle superiori e, di fatto, del post-diploma. Tanto che sempre più necessario pare l'orientamento degli studenti che si accompagni a strumenti di valutazione dell'istruzione..

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Genere e contesto familiare. Le analisi realizzate dagli autori dell'indagine evidenziano come il genere e il titolo di studio dei genitori influenzino ancora in maniera marcata le traiettorie percorse dagli studenti. Quasi la metà dei ragazzi, del campione analizzato, che ha almeno un genitore laureato, ha concluso gli studi delle medie con ottimo. La quota scende al 28 per cento, nel caso di ragazzi con genitori con al più il diploma di maturità, e si riduce a solo il 17 per cento per quei figli di genitori con grado di istruzione inferiore.

La scelta dei 14 anni e la necessità di orientare. L'esito scolastico delle medie incide, a sua volta, in maniera significativa sulle scelte delle superiori. Una studentessa, appartenente alla classe media impiegatizia e con genitori diplomati, se esce dalle medie con ottimo, ha il 75 per cento delle probabilità di accedere ad un liceo. Se lo fa con sufficiente, la probabilità scende all'8 per cento.

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Quasi il 73 per cento dei diplomati si dice pienamente interessato a lavorare in futuro nell'area del marketing, della comunicazione e delle pubbliche relazioni. Un certo interesse desta anche l'organizzazione e la pianificazione così come la ricerca e lo sviluppo. L'amministrazione e la contabilità, che ancora oggi dà un posto alla gran parte delle figure impiegatizie, crea invece qualche allergica reazione in almeno un terzo del campione. Poco interesse destano anche l'area dell'assistenza tecnica, della finanza e del legale. La meno gradita è l'area dei sistemi informativi, il settore dove lavora il cuore informatico di ogni impresa

(alla faccia dei nativi digitali, ndr)

Infine, a preoccupare gli autori dell'indagine, in tempi in cui molti operatori lamentano una cerca mancanza di figure tecniche, è lo scarso interesse per una professione coerente con gli studi e con i propri interessi culturali, manifestato proprio dai ragazzi che hanno concluso i percorsi tecnici e professionalizzanti e fra questi, in modo particolare, da quelli che non intendono accedere all'università