Titolo

Alcune prime osservazioni sui risultati dei test PISA 2009

2 commenti (espandi tutti)

Secondo me se confrontiamo i dati sull'analfabetismo al momento dell'unificazione italiana con i dati PISA di oggi troviamo le stesse identiche diffferenze, a conferma che lo statal-centralismo italiano e' fallito.

Questi dati sembrano indicare qualche modesto progresso. La statal-centralismo sarà pure fallito, però almeno per l'analfabetismo qualche progresso ce lo ha fatto fare.

Secondo me se confrontiamo i dati sull'analfabetismo al momento dell'unificazione italiana con i dati PISA di oggi troviamo le stesse identiche diffferenze, a conferma che lo statal-centralismo italiano e' fallito.

Questi dati sembrano indicare qualche modesto progresso. La statal-centralismo sarà pure fallito, però almeno per l'analfabetismo qualche progresso ce lo ha fatto fare.

 

Scusa ma insisto: lo statal-centralismo italiano e' proprio fallito, senza appello.

Nemmeno in Corea del Nord lo Stato e' riuscito a conservare l'analfabetismo di 150 anni fa, bella forza. 

Una delle poche ragioni plausibili per lo statal-centralismo sarebbe la riduzione delle differenze regionali grazie alla presenza di un governo centrale, riduzione che beninteso si spera ottenuta non solo bloccando o frenando lo sviluppo delle regioni in partenza piu' ricche e istruite, ma invece solo o prevalentemente portando le regioni meno ricche e meno istruite al livello delle migliori. E' nella riduzione delle differenze regionali che lo statal-centralismo italiano ha miseramente fallito, e se sono attendibili gli studi sul PIL regionale al momento dell'unificazione ha cosi' miseramente fallito da aver ampliato e aggravato le differenze regionali.

Cito da un noto sito che e' certamente mainstream in Italia quanto ad opposizione alla Lega e al federalismo come lavoce.info:

ANALFABETISMO E PIL

Una conferma di tale visione può essere ricavata dal semplice confronto tra la distribuzione regionale di due dati: il Pil per abitante del 2009 e il tasso di analfabetismo al censimento del 1951. Il grafico riportato in tabella illustra l’esistenza di una robusta correlazione tra i due fenomeni (R quadro di 0,86): a un estremo della distribuzione troviamo il Trentino Alto Adige, che associa il maggior Pil per abitante a un tasso di analfabetismo che, nel 1951, era dell’1 per cento (in quanto parte dell’impero d’Austria, la scuola dell’obbligo fino a 14 anni fu qui avviata nel 1774). All’altro estremo troviamo la Calabria, una delle regioni più povere d’Italia e che nel 1951 aveva una quota di analfabeti del 35 per cento. Le altre regioni italiane si distribuiscono lungo la linea di interpolazione in modo quasi uniforme, con il Nord addensato nella parte alta, le regioni del Centro in mezzo e quelle del Sud in basso.

Occorre altresì sottolineare che la relazione presenta una qualità abbastanza stabile nel tempo: vale per il confronto con il Pil del 1971, così come con le stime sul valore aggiunto del 1938 e del reddito del 1951. Meno evidente è il raffronto con il censimento del 2001, dove il dato dell’analfabetismo è sostituito dall’indice di non conseguimento della scuola dell’obbligo. Ma una buona tenuta della relazione si avrebbe anche con i dati dell’analfabetismo rilevati nei decenni immediatamente successivi all’unificazione d’Italia, posto infatti che le evidenze del 1951 altro non sono che una trasformazione lineare di quelle dell’Ottocento. Infine, la correlazione appare molto buona anche rispetto agli esiti dei test Invalsi dello scorso anno sulle prestazioni degli studenti in italiano e in matematica.
C’è sufficiente evidenza per sostenere che si è di fronte a un dato strutturale.

Quindi 150 anni di statal-centralismo non hanno ridotto per nulla, probabilmente hanno aggravato, le differenze regionali. Infatti l'articolo afferma:

Partendo da questo ragionamento, dovrebbe altresì essere riconosciuta l’incapacità delle politiche, locali prima e nazionali poi, di modulare qualità e intensità dell’istruzione in funzione degli effettivi e diversi fabbisogni del paese.

Nel seguito, in omaggio alla linea di propaganda politica prevalente su lavoce.info, di opposizione alla Lega Nord e al federalismo, si chiarisce che questo totale fallimento non va addebitato allo statal-centralismo che ha operato nei 150 anni di unita', ma invece al fatto che tale statal-centralismo ha operato seguendo l'ispirazione dei costi standard / fabbisogni standard dei decreti di attuazione del federalismo fiscale di Calderoli (che eredita peraltro l'impostazione dell'Ulivo/1996).  C'e' da complimentarsi per l'abilita' retorica dell'autore nell'interpretare i dati di cui pure e' costretto a prendere atto...