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Alcune prime osservazioni sui risultati dei test PISA 2009

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La mia ipotesi è che differenti performance, siano esse legate a età, geografia o sesso, possano essere strettamente correlate al livello di robustezza (o disgregazione) del contesto culturale e sociale in cui si inseriscono gli individui. Ossia, quando un individuo vive in un ambiente (famiglia, amici, società...) dove esistono alcuni riferimenti credibili sia morali che pratici, allora diventa normale l'impegno personale nello studio e più in generale nell'affinamento delle proprie capacità cognitive. Se cioè l'individuo sa o intuisce che il proprio valore sociale (e quindi alla fin fine la propria autostima) dipende dai risultati che può ottenere attraverso canali quali studio, lavoro, comportamenti responsabili in genere, allora finisce per impegnarsi ed ottenere di più.

Più l'italiano si avvicina alla vita adulta e lavorativa, più si affranca dall'iniziale soggezione intellettuale ai propri genitori ad ai propri maestri, nonché dalla dimensione più circoscritta, famigliare della propria esistenza, cominciando  a confrontarsi con una realtà più vasta nella quale si dice contino solo arroganza, furberia e quant'altro. Credo che questo concetto, che in parte è vero ed in parte no, ma che fa parte comunque delle lezioni di vita quotidiane che bambini e adolescenti ricevono ben presto attraverso le parole degli adulti, sortisca gli effetti negativi sull'apprendimento di cui si parla.

Mi pare infine che il miglior rendimento della popolazione femminile sia appunto da legare alla dimensione relativamente più famigliare-tribale dell'esistenza delle donne, specialmente in Italia, il che le rende meno esposte a vedere le cose in modo pessimista, cinico e deresponsabilizzante.