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Testimonianza "idraulica" sull'alluvione a Vicenza

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In tutto il mondo in genere i beni si scambiano per un giusto valore, l'esproprio è un pretesto per rubacchiare, altrimenti non esisterebbe quello strumento

se ne deduce che l'esproprio esiste solo in Italia (google "eminent domain"), che è stato magari introdotto dai comunisti o dalla casta (controllare la data delle leggi di unificazione amministrativa che fondano le modalità dell'espropriazione per pubblica utilità, e vedere chi era al governo...modesto suggerimento, avete presente Quintino Sella e Co.?)

Poi, sul "giusto" valore... se non sbaglio non è parente del concetto tomista di giusto prezzo, un pò difficile da incrociare con il liberismo antistatalista... 

In concreto, se ti espropriano un'area alluvionale o golenale (di solito non edificabile e magari di scarso valore agricolo) quasi ti fanno un piacere, in quanto il prezzo di mercato sarà presumibilmente non molto diverso dall'indennizzo. Se poi l'aspettativa è "mi' cuggino è amico del geometra del comune e previa congrua mazzetta diventa edificabile e vale tanti €", beh, le cose cambiano...

Più in generale, l'esproprio serve a ridurre il peso della rendita nella gestione del territorio, e da David Ricardo in poi la ricerca della rendita è vista proprio come un "rubacchiare".

 

 

La deduzione è tutta tua. La mia era e resta una affermazione generica. Sono un ignorante matricolato, quindi non mi faccio troppe pippe su "concetti tomisti" o di altro tipo, semplicemente esprimo un banale punto di vista da contadino: se tu usi uno strumento che forza il trasferimento di una proprietà contro il volere della persona alla quale lo togli, significa che non vuoi usare gli strumenti che le regole di mercato (usualmente accettate in tutte le transazioni al mondo) imporrebbe, e che equivalgono al prezzo che il cedente ritiene come adeguato per bilanciare il valore che lui percepisce del suo bene e l'acquirente ritiene accettabile per il valore che attribuisce a quel bene. Una bilancia. Semplice e lineare.

Punto.

Non ho parlato di trucchetti atti ad elevare artificialmente il valore di un bene, peraltro trucchetti che manipolano quell'equilibrio di mercato in modo arbitrario attraverso la connivenza di soggetti che devono fare il "bene comune".

Quanto vale un parco pubblico? A mio avviso vale molto, molto di più di un terreno edificabile in un luogo dove tutto è edificato. Ma cosa accade? Che prima si fanno le concessioni edilizie (così chi le rilascia fa cassa e magari gli salta fuori la busta in nero) e poi invoca il "bene comune" per rubare l'ultimo appezzamento di terreno che il proprietario aveva ostinatamente voluto lasciare verde per sé perché a quel punto alla popolazione *serve* un parco pubblico visto che non hanno altro spazio dove respirare dato che lo hanno coperto di cemento.

 

Da quel che ricordo dai miei studi, esiste una legislazione copiosa sull'esproprio, di durata pluridecennale, costantemente e persistentemente eliminata dalla corte costituzionale quando prevedeva compensi inferiori al prezzo di mercato dell'immobile espropriato. Mi pare che la relativamente recente normativa vada nella direzione di soddisfare questi requisiti.

La legge sull'esproprio serve principalmente ad obbligare i proprietari a cedere l'immobile; la determinazione del prezzo e' una conseguenza necessaria.

La legge sull'esproprio serve principalmente ad obbligare i proprietari a cedere l'immobile; la determinazione del prezzo e' una conseguenza necessaria.

Non so se ho capito bene, perché questo è molto ingarbugliato. Io trovo che non ha senso avere una legge che obbliga a cedere l'immobile se non per usare forme di determinazione del prezzo fuori dalle regole del mercato.

Qualcuno me lo deve spiegare, ma usando parole semplici in modo che le possa capire un contadino come me, poiché io assumo che se esiste un mercato che regola gli scambi, e questo avviene secondo i semplici criteri che già avevo citato, allora non serve alcuna legge: l'unica legge che vale è la legge del mercato. Voi l'immobile? Offri quanto basta affinché il proprietario ritenga di essere adeguatamente compensato della perdita del suo bene. Stop.

 

Non vorrei dire cazzate, ma secondo m parlare di prezzo di mercato in questi casi è un po' improprio: se il terreno è da espropriare per costruirci una tangenziale il prezzo di mercato lo fa la possibilità di risarcimento, non vice versa. Inoltre il prezzo di mercato si forma quando una parte è disposta a vendere e l'altra a comprare in regime di concorrenza. Chi ha la casa sul tragitto della tangenziale è in posizione di monopsonio.

Sarebbe però pressochè impossibile costruire strade accontentando tutti i vecchietti attaccati alla casa di famiglia ed i furbi che tirano sul prezzo perchè sanno che aggirare la loro proprietà costerebbe una fortuna, per cui si fanno gli espropri.

Quindi gli espropri si fanno, e l' indennizzo si cerca di calcolarlo in base al prezzo di mercato di proprietà simili in zona.Che è probabilmente equo (o quasi, direi che un minimo di compenso per l'obbligatorietà ci starebbe pure), ma resta forzoso.

Grazie Marcello per il chiarimento, in effetti il mio post era leggermente contorto. Il problema di molte leggi precedenti (dall'unita' d'Italia in poi) e' che prevedevano un prezzo inferiore a quello "equo", calcolato per esempio in base al valore di proprieta' simili in zona. 

Ma ha ragione anche il lettore: se uno ha un particolare attaccamento sentimentale alla proprieta' per cui non e' disposto a disfarsene a nessun prezzo, allora il prezzo "di mercato" di quell'immobile e' infinito. La legge dunque serve a pagare meno.