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Testimonianza "idraulica" sull'alluvione a Vicenza

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Grazie per questo intervento. Per giorni ho cercato invano testimonianze del genere sull'alluvione veneto, ma trovavo solo dichiarazioni di circostanza e stime approssimate dei danni. Del tuo racconto c'è un aspetto che mi sta a cuore perchè si presenta regolarmente anche dalle mie parti (piuttosto lontano, in provincia di Viterbo), ed è quello delle norme sulla pulizia degli alvei e l'estrazione di ghiaia. ne ho parlato anche in un commento al precedente post di Bisin e sul mio blog.

Sono agricoltore e confermo quanto dici: se uno prova a dare una sistemata a un argine o si prende due carriolate di ghiaia per spianare una strada rurale rischia la denuncia, e tutto ciò mentre le molteplici istituzioni perposte alla tutela dell'assetto idrogeologico non intervengono praticamente mai (come proprietari di terreni agricoli paghiamo tasse per migliaia di euro all'anno al consorzio di bonifica,e ancora devo scoprire il perché).

Almeno fino a 25 anni fa l'estrazione di ghiaia dai letti dei fiumi era consentita, mentre dalla legge galasso in poi le cave devono affittare terreni a più di 150 metri dall'alveo, togliere la terra, estrarre la ghiaia e coprire di nuovo con terra di riporto. La situazione paradossale è che mentre il letto dei fiumi si riempie di inerti che nesuno rimuove più, il livello dei terreni circostanti cala, dato che è praticamente impossibile ripristinare le quote originarie, e i terreni da cui è stata estratta la ghiaia risultano essere molto meno drenanti di prima.

Ormai dalle mie parti il Paglia esce tutti gli anni, e prima non succedeva (lo raccontavo qui a gennaio). Qui non ci sono impianti industriali che vanno sott'acqua, ma il fatto di dover riseminare, ritracciare fossi e strade rurali ogni anno non è divertente.