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Perché il DDL Gelmini non è (era?) tutto da buttar via

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No, no e no.

Sono in totale e scornato disaccordo con questo argomento. Siamo tutti d'accordo che non può esistere l'indice perfetto, che gli indici bibliometrici hanno solamente un valore statistico e non possono essere applicati ciecamente in ogni singola circostanza. Ma questa è una banalità.

Nel sistema italiano è esperienza comune di moltissimi precari e giovani ricercatori l'essere costretti a dire molti sì a professori di prima fascia i cui indici bibliometrici possono essere tipo un decimo dei tuoi. Gente che magari non sa spiegarsi in inglese (e in italiano stenta) e il cui nome all'estero genera espressioni facciali confuse del tipo "davvero esiste un tale con quel nome nel mio campo?"

Queste nullità decidono del tuo futuro di precario, e del futuro dell'Università tutta. Cominciamo a introdurre l'uso dei parametri bibliometrici per uscire dalla palude. Poi ci sarà tempo di affinare un metodo che non sia solo vagamente razionale, ma addirittura buono. Ma i parametri bibliometrici saranno sempre meglio della selezione del mediocre servile che è oggi la norma in molti dipartimenti.