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Perché il DDL Gelmini non è (era?) tutto da buttar via

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Credo proprio che noi ricercatori dovremmo far calare un attimo il polverone e riflettere più razionalmente sul DDL Gelmini. Io concordo con l'autore che non è tutta una schifezza ciò che c'è dentro, anche se trasuda incompetenza (o compromessi?) da tutte le parti. Come Giovanni Federico fa giustamente notare. e anche se alla nostra categoria tira un brutto scherzo.

Secondo me il punto veramente cruciale è un altro: non ci sarà un altro governo con i numeri per proporre una riforma dell'Università. Questa è l'unica e ultima occasione. Cioè, non che io possa prevedere il futuro (mica sono, che so, un economista... :-)), ma se l'esperienza passata conta qualcosa, questo governo Berlusconi ha goduto di un credito popolare e di un margine di voti alle due camere che mai si erano visti, e che difficilmente si ripeteranno.

Quindi, considerato che di meglio non si può proprio chiedere, era proprio il caso di assassinarla questa riforma? In questi giorni non sto dormendo sonni molto tranquilli al riguardo.

Kaapitone,

 

Quanti rimpianti avremo quando sarà finita la giostra della stragrande maggioranza dei seggi alle due camere? Questo è emblematico dello spreco! Avere tutto sto ben di dio a disposizione per poi non combinare niente di intelligente!!

La riforma Gelmini farà difficilmente strada perché: 1) lei non è stata scelta per portare concetti nuovi al suo ministero. Deve solo ripettere le scelte fatte dal 3 Mountains...

2) non ha voce in capitolo per quanto riguarda i finanziamenti affidati all'istruzione pubblica.

Per questi vari e non meno detestabili motivi, in effetti, si sta profilando lo spreco generazionale pazzesco dell'Università ridimensionata. Possibile che con tutti questi cervelli in giro per il mondo non ce ne siano un pò di più nel parlamento, a ragionare col cervello e non con le indicazioni indiscriminate del partito?

 

La riforma Gelmini farà difficilmente strada perché:

...(3) difficilmente i professori ordinari che siedono in parlamento voteranno una riforma che va contro i loro stessi interessi.

Eppure, accidenti, ogni democrazia del pianeta è passata più volte per la prota stretta della rinuncia ai privilegi, gli altri come hanno fatto?

Io penso che i punti apprezzabili del DDL fossero:

1) trasferimento delle competenze sulle sanzioni disciplinari dal CUN ai singoli atenei;

2) Scatti stipendiali subordinati alla valutazione;

3) Maggiore autonomia dei Dipartimenti;

4) Ripartizione del FFO in base a parametri che rilevino la qualità di ricerca e didtattica.

Il problema è che non vedo, a questo punto, come scorporare questi punti (che potrebbero riscuotere ampio consenso) dal resto del DDL (che mi pare molto più discutibile).

Insomma, tu dici che non ci sarà una seconda possibilità. A me sembra che ormai non ci sia nemmeno una prima possibilità.

La ripartizione del FFO in base a parametri che rilevino la qualità di ricerca e didtattica, è possibile da parte del Ministro fin dal 1994. In piccola parte è stato fatto, provocando, tra l'altro uno spostamento del 3% dei finanziamenti dalle università centromeridionali a quelle settentrionali. Per agire più rigorosamente non è necessaria una legge, ma una volontà politica che è evidentemente mancata e che non può essere sostituita da norme di legge che possono essere disattese senza sanzioni. Per una storia ragionata della distribuzione dello FFO nel periodo 1996-2008 si veda l'articolo di Guido Fiegna pubblicato dalla rivista Universitas all'inizio dell'anno. Purtroppo è in rete solo il titolo, e nn saprei dire come ottenere una copia cartacea. Io ne possiedo una copia e posso inviarlo a chi me lo richiede.