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Piove sul bagnato...

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Michele come al solito riesce a dire le cose in modo più sintetico ed efficace di quanto non sappia fare io. Riporto un pò di note che avevo scritto offline fondamentalmente in linea con il suo commento.

 

Inanzi tutto il nodo della questione è identificare gli interessi contrapposti.

L'interesse del debitore inadempiente è:

- non essere chiamato a rispondere per più del dovuto (ad es in Italia non è legale applicare interessi superiori al tasso soglia dell'usura)

- non vedere il prorpio immobile veduto a prezzi inferiori a quelli di mercato (magari al cugino del funzionario o del giudice) 

L'interesse dal creditore è:

- venire tutelato nei confronti degli altri creditori con garanzie minori (es se io ho ipotece sull'immobile A dalla vendita devo incassare prima rispetto ai creditori che non hanno ipoteca)

- ottenere prima possibile la vendita e l'incasso maggiore possibile nei limiti del credito vantato

Non so quanto dovremmo preoccuparci dello stop alle esecuzioni negli USA: in fondo si sono accorti che una determinata procedura, che funzionava bene quando le esecuzioni erano di meno, ora non è più adeguata perchè gli errori sono troppo frequenti. Confidiamo che gli amici Amerikani troveranno un modo più efficace per gestire la cosa, nel frattempo molti debitori statunitensi beneficeranno... di quella che è la normalità per i debitori italiani(non scherzo)!

Non che in Italia siano sospese le esecuzioni,ma trovo ragionevolmente plausibile che i debitori usa, nonostante la sospensione, vedranno vendute le proprie abitazioni prima dei 3-4 anni che impiegano i giudici più virtuosi in italia e sicuramente prima dei 25 anni osservati in talune aree di Calabria e Sicilia.

Infatti è sotto gli occhi di tutti che il sistema italiano tutela in modo assolutamente sbilanciato il debitore inadempiente. 

Sabino scrive:

 

lasciare la tutela e la certezza dei diritti a semplici autocertificazioni di parte, rinunciando ad un sistema efficiente di autonoma e neutrale certificazione, porta prima o poi ad abusi

ed è sicuramente un punto condivisibile (basta che il certificatore nutrale non sia un oligopolista ;) tuttavia, imho, il problema di fondo non risiede nella contrapposizione autocertificazione vs certificazione di terzi, quanto piuttosto di una reazione eccezionale ad una situazione eccezionale, nello specifico un numero abnorme di procedure avviate, di passaggi nella titolarità dei crediti e di fallimenti di intermediari.

Per fare un esempio vicino a noi, se banca locale cede un credito a grande gruppo (o altra società) e nel frattempo banca locale si era insinuata in un fallimento o era intervenuta in un esecuzione, quello che di norma fa l'acquirente (e di norma è anche previsto dai contratti di cessione) è lasciare che la procedura venga portata avanti "nel nome" dell'originale creditore che incasserà e rigirerà le somme. Se da noi le banche fallissero con maggiore frequenza avresti il problema che il tribunale vuole pagare al creditore originario... che nel frattempo è fallito. Vero che a quel punto puoi produrre i contratti di cessione (che spesso non si fanno per atto pubblico ma con scambio di lettera commerciale per risparmiare le imposte), ma incassare i soldi rimane un'avventura, non fosse altro che perchè  i conteggi sull'ammontare del credito che le banche vive talvolta faticano a darti, dubito seriamente riescano a darteli le banche defunte. 

In sintesi: in USA la situazione è eccezionale e viene affrontata in modo eccezionale. In Italia, nonostante i miglioramenti (peraltro limitati a un certo numero di tribunali, non solo al Nord) i problemi sono strutturali e nessuno ha in mente di porvi rimedio. Con problemi strutturali mi riferisco alla difficoltà dei creditori di far valere le loro ragioni (non solo le banche, l'amico Marco Esposito ne sa qualcosa). 

In sintesi: in USA la situazione è eccezionale e viene affrontata in modo eccezionale. In Italia, nonostante i miglioramenti (peraltro limitati a un certo numero di tribunali, non solo al Nord) i problemi sono strutturali e nessuno ha in mente di porvi rimedio. Con problemi strutturali mi riferisco alla difficoltà dei creditori di far valere le loro ragioni (non solo le banche, l'amico Marco Esposito ne sa qualcosa).

Sono d'accordo.  Lo Stato italiano e' sostanzialmente uno Stato fallito per il compito fondamentale della protezione dei diritti dei creditori, un elemento basilare per la funzionalita' dell'economia di mercato.  Lunedi' scorso Repubblica Affari e Finanza ha pubblicato "Quanto costa la giustizia civile - di A.Rustichelli" in cui si legge:

I passaggi macchinosi della giustizia civile italiana, con tempi che lievitano senza controllo, scoraggiano le imprese straniere. [...] «Nel 2009, l’Italia ha attratto solo il 4,2% degli investimenti stranieri nell’UE», osserva Ferdinando Emanuele, partner dello studio internazionale Cleary Gottlieb (sedi italiane a Roma e Milano). «Secondo la Banca Mondiale, siamo al 156mo posto su 181 quanto a tempi e costi di un giudizio: ad esempio, il recupero di un credito può richiedere da noi 1.210 giorni e costare fino al 30% del preteso importo»

Scommetto anche senza guardare la classifica della Banca Mondiale che gli USA si classificano molto, molto, molto meglio dell'Italia sia sui tempi del recupero del crediti, sia sul costo del recupero dei crediti, sia infine sull'ammontare degli investimenti stranieri.