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Piove sul bagnato...

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Non sono notaio e non intendo difendere il notariato latino in quanto istituzione, ma ascrivere ai notai qualche responsabilità per i casi Cirio e Parmalat non è giusto e può, anzi, essere fuorviante.

Non è compito dei notai vigilare sull'emissione di strumenti finanziari (i famosi bonds emessi a catena da società dei due gruppi), né sui rapporti tra emittenti e banche: tali compiti spettavano alla Banca d'Italia ed alla Consob, ciascuna per le materie o le finalità di sua competenza. Quand'anche alcune di queste operazioni fossero transitate davanti ad un notaio, questo avrebbe potuto compiere solo un controllo di legittimità formale.

Invece sono attendibili le critiche proposte in altri interventi, a proposito dei notai che non prestano ai clienti l'assistenza che questi si attendono. Evidentemente, si tratta di aneddoti, ma nell'esperienza di un avvocato si presentano in maniera non episodica casi simili, in cui uno dei clienti scopre ex post alcuni problemi inattesi (mio nonno, costruttore, diceva che gli avvocati prosperano sugli errori dei notai). Non sempre si può imputare al notaio di non avere compiuto accertamenti: ma in questi casi, quasi sempre, il notaio non ha chiarito ai clienti i limiti del suo ruolo, suscitando attese improprie. Anche nelle relazioni tra questi professionisti ed i clienti sarebbero necessarie maggiori trasparenza e correttezza.

Per quanto riguarda le critiche alle banche, vorrei proporre due osservazioni sommarie:

1 - nei casi ricordati da Marco Esposito e Massimo Famularo possono concorrere pasticci conseguenti alle fusioni ed alla conseguente sostituzione dei sistemi informativi, ma può entrare in gioco anche la prassi di garantire con l'ipoteca somme eccedenti quelle che effettivamente sono riconoscibili a norma dell'art. 2855 c.c., e richiederne la soddisfazione in via ipotecaria, cioé preferenziale rispetto agli altri creditori; però i Tribunali - almeno secondo la mia esperienza pluriennale - non ci cascano (poi può esserci la banca che avanza pretese esagerate o l'avvocato che formula male le sue richieste);

2 - mi piacerebbe che Alessandro Figà Talamanca dicesse quale professore della Sapienza concludeva così i suoi corsi e in che epoca; mi riservo di commentare quell'affermazione dopo che l'avrà fatto. Oggi, si potrebbe concludere con l'affermazione contraria: la banca ha quasi sempre torto (anche a questo proposito mi riservo ulteriori interventi).    

Ultima notazione: in un sistema liberista, l'autocertificazione non esclude il controllo del giudice su quanto si dichiara. Infatti, i controlli operano, secondo quanto riferisce Sabino Patruno. Il nostro sistema è un ibrido, e funziona male: ma forse le inefficienze derivano dalla cattiva organizzazione dei Tribunali, dal carattere poco sexy delle procedure d'esecuzione, dalla litigiosità delle parti. L'idea di vendere ed accantonare, proposta da Massimo, è troppo sbrigativa: il debitore, anche moroso, ha diritto a non subire l'esproprio se propone contestazioni che potrebbero decurtare in maniera importante il debito vantato nei suoi confronti, anche perché la vendita forzata spesso è rovinosa.