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Frase stupenda

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Ho letto rapidamente e controvoglia il documento: forse è meno folle di quanto ritenga palma, ma certo fa impressione. Ha una sua coerenza, benché strumentale all'obiettivo di abbandonare una - peraltro indefinita - linea politica; però mi sembra reticente per quanto riguarda l'individuazione di quella nuova ... a meno che non si risolva nel ritorno alla tradizione del PCI, condita da accenti personalisti per tenere aggregati al PD gli ex-margheritini o quello che ne resta.

Ciò detto, rilevo che la polemica contro il neo-liberismo (che peraltro non mi sembra abbia concretamente ispirato la politica del governo) è tutt'altro che nuova. A questo proposito mi permetto due osservazioni:

1 - la polemica verso una società nella quale ognuno appaga (o spera di appagare) i suoi desideri, anche i più devianti dallle scelti di vita della maggioranza dei cittadini, è espressione di un atteggiamento conservatore che ha una sua dignità ma appare incompatibile con moltissime scelte compiute dal PCI/PDS/DS/PD. Nonostante tutto, nella pratica e nella politica degli ultimi decenni il gruppo dirigente del maggiore partito della sinistra ha seguito una linea prudentemente radicale nei c.d. temi etici, nel suo elettorato di riferimento e nell'associazionismo collaterale i temi della liberazione dei gay, del femminismo, della libertà individuale sono ben presenti.

2 - con questa polemica è coerente quella contro l'individualismo, che peraltro non solo è sforzata (qualcuno ha parlato di uno straw man), ma non è neppure nuova. Proprio ieri leggevo un saggio di un giurista francese, Cristophe Jamin, nel quale si rievocano analoghe polemiche condotte a fine ottocento da alcuni suoi precursori, che contestavano le teorie voluntariste ed individualiste fondate sul Code Napoléon con argomenti simili (anche se molto più raffinati). Da oltre un secolo, almeno in Europa, i sostenitori di qualsiasi forma di "socialismo" contestano radicalmente il liberismo, vecchio o nuovo, con lo stesso sistema: si accusa il pensiero liberale di fondarsi su un'idea astratta e si propone l'intervento statale a governare l'economia (oggi, a prevenire i "fallimenti del mercato").

Abbiamo dunque davanti a noi una bella prospettiva: dalla palude berlusconiana allo stige vetero-socialista.

 

 

Tanto folle non è, ad es. questa analisi non è sbagliata:

Alla radice stava un compromesso sociale che si basava, da un lato, su bassi salari, bassa produttività e uso distorto della spesa pubblica, in particolare pensionistica; dall’altro, su un sistema delle imprese che si vedeva compensato di tutti i limiti e le distorsioni che avevano caratterizzato lo sviluppo del paese da un’ampia possibilità di evasione fiscale, ma anche dalla politica di ripetute svalutazioni della lira, che andava a beneficio dell’industria esportatrice; tra questi due estremi, si espandeva nel frattempo un ceto medio che godeva tutti i benefici del “circolo vizioso della rendita”, con pesanti ricadute sullo stesso debito pubblico e sulle dinamiche dello sviluppo.

in quanto alla tradizione comunista... se questi sono capaci di fare le analisi dei flussi elettorali che faceva Celso Ghini o hanno la competenza in materia di agricoltura di un Emilio Sereni, o sanno fare una analisi del berlusconismo al livello delle Lezioni sul Fascismo di Togliatti, ci metto la firma col sangue. Ma ci credo poco.

Quello che è insopportabile è l'astio verso il "ceto medio riflessivo", la nota sull'"estremismo anticlericale" (cioè non farsi scrivere la linea sulla bioetica da una numeraria dell'Opus Dei col cilicio), il PD "subalterno ai media" quando D'Alema non è stato capace di tenere aperta Red TV, "la strumentale contrapposizione tra padri garantiti e figli abbandonati" (che era stata tirata fuori dal consigliere economico di D'Alema..."più ai figli e meno ai padri", e abbiamo perso i voti degli uni senza prendere quelli degli altri...

 

nel quale si rievocano analoghe polemiche condotte a fine ottocento da alcuni suoi precursori, che contestavano le teorie voluntariste ed individualiste fondate sul Code Napoléon

per carità di patria e di partito (e lo dice uno che non è individualista e pensa che by and at large qualche ragione in materia ce l'hanno) non avevo fatto notare che critiche analoghe all' "individualismo astratto" della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino l'avevano fatte De Maistre e Burke nella scia della rivoluzione francese. Che propriamente progressisti non lo erano