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C'è chi vince la Coppa del Mondo

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Ho ascoltato l'intervista. Difficile per chiunque non abbia una discreta conoscenza della teoria economica. Ho apprezzato l'invito a fare chiarezza sulle teorie. Un tempo sarebbe stata una richiesta scontata, ma oggi attraversiamo una fase di analfabetismo di ritorno, e quindi anche le ovvietà scatenano discussioni. Mi dispiace molto invece che Brancaccio usi l'espressione ''morti viventi'' per definire Bisin e Boldrin. Capisco che questi sono i primi a scantonare con un gergo che poco ha a che vedere con un serio confronto tra teorie e politiche alternative tra loro. Però credo che se tutti si lasciano andare alle trivialità poco si capisce delle questioni in gioco. Brancaccio è uno studioso relativamente giovane, indubbiamente brillante, ma ha la sindrome della guerra: altro che pauroso, piuttosto dovrebbe imparare a non gettarsi sempre in tutte le mischie (ma forse sono solo troppo vecchio e non so apprezzare le citazioni di Romero....)  

Sulla intervista, mi sembra che Brancaccio abbia in mente una impostazione tipo ''Theory of Production'' di Kurz e Salvadori (citato nella bibliografia della intervista). Quel libro mi piace anche se tratta molto marginalmente la questione keynesiana della domanda effettiva. Non ho capito invece quale sia la impostazione di Bisin e Boldrin. A me non sembrava tanto fuori luogo la definizione di teorici ''prescottiani'' dell'equilibrio continuo sui mercati, che gli dà Brancaccio.

Il dibattito sul Sole 24 Ore invece mi sembra di bassa qualità. Il problema non sta nelle etichette che il Sole ha dato alle varie scuole di pensiero. Le etichette inducono sempre all'errore, sfido chiunque a proporre una classificazione ineccepibile. E poi trovo fuori posto tanta improvvisa pignoleria su un sito come questo, che in genere sulle definizioni non va per il sottile. Il problema del Sole è che sta impostando male la discussione. L'articolo di Canale e Realfonzo tocca argomenti in fondo vecchi e secondari (prevedibile quando si tratta di Realfonzo). Articoli risibili come quello di Guarino chiamano a sé gli insulti di Leon, eccetera. Così si capisce poco.

Su Zanella, prima di dire che smentisce le tesi della Lettera degli economisti mi attenderei un lavoro fatto su un set di paesi un po' più ampio della sola Italia. Ma per quello che si vede sia dagli indici di Gini che dall'andamento della LIS anche solo nei paesi oecd, non so se sia realmente possibile smentire la tesi di un aumento della sperequazione tra i redditi a livello mondiale.  

Luigi Urbani

P.S. Più volte ho letto qui qualcuno che parlava di una ''conversione'' di Spaventa al mainstream. Sono d'accordo, questa conversione da qualche parte deve esserci stata. Ma non ho trovato un suo riferimento esplicito e la cosa mi interessa. Qualcuno può aiutarmi? grazie.

Credo che tu ti riferisca a me. Luigi Spaventa in una serie di scritti a partire da quello sul Giornale degli economisti  qui , presentato alla riunione della Società italiana degli economisti nel 1969, oppure quello (Parabole senza realismo nella teoria del capitale) che si trova in P. Sylos Labini (1973) (a cura di ) - Prezzi relativi e distribuzione del reddito, Boringhieri, passando per un lavoro presentato alla IEA nel 1970 a Gerusalemme pubblicato in Mirrlees-Stern (ed.) (1973), ha criticato la funzione di produzione aggregata ed è stato sraffiano fino al convegno di Perugia da me ricordato in questo   commento , dove ho inserito le citazioni dell'intervento di Spaventa, a commento di un libro di M. Blaug, al convegno organizzato da G. Caravale; e dove Spaventa utilizza la funzione di produzione da lui criticata negli anni '60. La "conversione" di Spaventa è stata quella di abbandonare le teorie sraffiane e nel libro curato da G. Caravale ne spiega bene le ragioni. Un altro scritto dove critica l'approccio sraffiano è nell'ultima parte de "La svolta ad U della teoria economica" contenuto in G. Rodano (a cura di) - Ascesa e declino della nuova macroeconomia classica,   qui per il riferimento esatto.

Ps  Qui si trovano i riferimenti esatti dei lavori di L. Spaventa quando era sraffiano.  qui il libro di J. Mirrlees - N. H. Stern - Models of economic growth, della IEA

Ottimo, molte grazie.