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C'è chi vince la Coppa del Mondo

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In tutto questo sono convinto esista anche una separazione fra l'idea di spesa pubblica e l'idea di chi fornisca i soldi necessari.

Da un lato, gli statali sono convinti che pagando loro le tasse e i contributi alla fonte, rendano possibile l'erogazione dei servizi e il pagamento delle loro stesse pensioni, mentre il privato mette tutto ciò a rischio con l'evasione.

 

Proponi la fotografia ingiallita di un mondo trascorso, e consideri monolitico un universo estremamente variegato e spaccato (non solo tra chi ha certezze e chi, precario, non ne ha nessuna).

Parli di inconsapevolezza di chi fornisce i soldi: io la consapevolezza ce l’ho, mi è stata inculcata (nessuno nasce sotto un cavolo, ma ha un estrazione familiare, o è un’isola, ma è inserito in un contesto) e ne ho anche profondo rispetto.

Ma ognuno fa o vorrebbe fare la sua parte, ognuno a modo suo, ivi compresi i supposti parassiti un po’ babbei.

 

Se parli di baby–pensioni, ci credo, sulla parola. Ma devono essere state liquidate in una mitica e favolosa età dell’oro.

Oggi non soltanto, per quanto è a mia conoscenza, sono fantascienza, ma ci sono potenziali riscossori di vitalizio ostinatamente abbarbicati al loro posto dopo 40 anni di servizio. Mentre altri in prospettiva (prospettiva da cui ‘provvidenzialmente’ distolgono assilli contigenti) auspicano che vengano tolti limiti massimi (non minimi), o che la natura faccia il suo corso prima che il problema si ponga, sennò si verrà rottamati.

 

Non soltanto il mondo imprenditoriale risente dei contraccolpi delle italiche sperequazioni, come sembri credere. Certi fenomeni elettorali sono sfaccettati, ancorché riconducibili ad un’unica matrice.

Il perverso sistema italia esibisce sfrontatamente le sue aporie proprio in ambito statale, ovvero nel regno per eccellenza dei diritti acquisiti (quelli agitati da chi è entrato nel momento giusto o è nato in un posto piuttosto che in un altro), che sono quella cosa per cui qualcuno non ha alcun diritto, né ora né mai.

 

Consistenti flussi unidirezionali professionalmente connotati in certi settori statali (preteso appannaggio di una parte di italia che per quel che ne so io non ha analoghi in nessun paese: è un unicum italico) sono il sintomo di una patologia; le terapie sperimentate per rimediarvi a tutela di chi è discriminato vengono stroncate dall’(in)giustizia amministrativa.

Il diritto alla mobilità costituzionalmente garantito, principio sacrosanto quando si coniuga con l’applicazione di principi meritocratici effettivi e non millantati (i diritti acquisiti appunto),  viene brandito come un’arma impropria da chi, lontano, produce esuberi che pretende di far smaltire ad altri (vengono puniti il soggetto istituzionale che opera in modo più virtuoso e il singolo che sta in un contesto in cui non c’è una sproporzione patologica tra numero abnorme e patologico di candidati e opportunità e potrebbe beneficiare di un sistema degno), ma, beninteso, in nome della costituzione e dei diritti acquisiti, ci mancherebbe. Chi balbetta una protesta è tacciato di razzismo. Troppo comodo.

 

Le soluzioni abbozzate dagli unici, bisogna riconoscerlo, che si sono posti il problema (gli unici che lo abbiano intercettato), problema effettivo, a me non piacciono: così come aborro l’adozione del censo come criterio selettivo, allo stesso modo aborro l’adozione di qualsiasi altro criterio che sia difforme dal merito.

Se il protezionismo, peraltro di difficile applicazione data l’incostituzionalità dei provvedimenti in cui si ipotizza di concretarlo (ma qualunque provvedimento rischia, come ormai accade quasi sistematicamente, di candidarsi all’insuccesso: la comprovata incapacità ministeriale rivelata da errori marchiani compiuti e da politici e da tecnici e apparati potrebbe portare alla paralisi) è l’abominevole tentativo di rimedio estremo, di cui non condivido la filosofia, a un male estremo, è anche vero che nessuno ha cercato di risolvere il male con una soluzione accettabile.

E la ragione è che chi si dovrebbe cimentare nell’escogitazione di una soluzione adeguata è interessato a raccogliere voti laddove ci si aggrappa ad un’anomalia salvifica (mica ci sono soltanto i trasferimenti in moneta sonante). Insomma il problema è l’anomalia italica. La soluzione vera sarebbe stata garantire a tutti, nessuno escluso, opportunità meritocratiche e non mortificarle nella riduzione ad ammortizzatori sociali.

 

Esiste un nodo inestricabile. Piaccia o non piaccia, una parte del paese potrebbe forse ancora allinearsi con i paesi civili e progrediti. Si può anche cercare, biecamente, di colpevolizzare l’insofferenza, ma, quando questa passerà il livello di guardia, esonderà.

 

In generale, la meritocrazia in italia è elusa sotto tutti profili: oltre ai diritti acquisiti storicamente accampati e riconosciuti, ogni riforma deve faticosamente farsi largo tra le più disparate e pressanti richieste da parte delle più disparate categorie di vantaggi indebiti (ognuno agita un diritto acquisito e fideistico che pretende di farsi accreditare senza dimostrarlo in una selezione meritocratica), per non partire sugli stessi blocchi di partenza degli altri.

 

Proponi la fotografia ingiallita di un mondo trascorso, e consideri monolitico un universo estremamente variegato e spaccato (non solo tra chi ha certezze e chi, precario, non ne ha nessuna).

Boh, veramente cercavo solo di dire a Michele che la maggior parte della gente (che vota) non è in grado di capire la teoria economica e non sa cos'è un modello e che quindi è necessario partire da più in basso se si vuole influire sulle sue scelte politiche.

Se il mio mondo di 45enni o giù di lì, prevalentemente laureati, ma non solo, è un "mondo trascorso", me ne compiaccio. Fa piacere sapere che le nuove generazioni leggono in massa nfa ;-)

A parte le battute, ho l'impressione che al di là del linguaggio diverso che usiamo e dei casi che ci vengono in mente per primi (perché quello erano gli esempi che avevo portato, con un po' di enfasi retorica, ma non troppa), non abbiamo posizioni troppo distanti.

Ma ognuno fa o vorrebbe fare la sua parte, ognuno a modo suo, ivi compresi i supposti parassiti un po’ babbei.

Il fatto che la totalità dei dipendenti pubblici siano pagati (stipendi e pensioni) con quanto avanza degli stipendi e dei profitti dei privati (imprenditori e dipendenti), non fa di loro dei parassiti.

In natura esistono anche i simbionti. Molti di loro lo sono: usano i miei soldi per costruirmi strade, difendermi dalle aggressioni, curarmi le malattie e insegnare ai miei figli.

Altri non fanno nulla di utile, o perlomeno di richiesto da chi li paga, ma questo è irrilevante nel presente topic.

Se parli di baby–pensioni, ci credo, sulla parola. Ma devono essere state liquidate in una mitica e favolosa età dell’oro.

Forse, ma continuano a percepire la stessa pensione a sbafo. Ho una parente che ha insegnato per 15 anni, dai 26 ai 41, e da allora percepisce una pensione. Oggi ha quasi 70 anni ed è perfettamente in forma. 30 anni di pensione + 26 anni di cure mediche, scuola, uso delle strade, ecc. in cambio di 15 anni di tasse e contributi...pagati poi in realtà dai dipendenti del privato e dagli imprenditori che pagavano le tasse 30-40 anni fa.

Se la cosa disturba me, credo dovrebbe far incazzare come delle bestie i giovani precari che faticano a trovare un lavoro decente a causa dell'enormità dei contributi INPS (oltre a tutte le conseguenze indirette) che quei pensionati ci costano.

E sul fatto che la pratica sia stata interrotta in una mitica età dell'oro avrei i miei dubbi. Pensa solo all'abolizione 3 anni fa del famoso "scalone" da parte di Prodi, dopo le urla sull'ingiustizia di mandare in pensione a 60 anni chi aveva il "diritto" di andarci a 57. Non saranno stati baby, ma erano comunque ben al di sotto di quanto è demograficamente ragionevole.

Non soltanto il mondo imprenditoriale risente dei contraccolpi delle italiche sperequazioni, come sembri credere. Certi fenomeni elettorali sono sfaccettati, ancorché riconducibili ad un’unica matrice.

Non so da dove deduci che credo una simile assurdità. Gli operai disoccupati li vedo tutti i giorni. E' ben più del mondo imprenditoriale a faticare, ma mi permetto di pensare che sia comunque il mondo limitato al settore privato. Quando senti ogni giorno fornitori e clienti che chiudono lasciando imprenditori sul lastrico e dipendenti senza futuro immediato e poi vedi la CGIL indire una manifestazione contro il blocco degli aumenti (!) ai dipendenti pubblici o Bondi strillare contro i tagli alle sovvenzioni per il cinema...beh, mi pare che i privilegiati di cui parli siano una categoria ben identificabile. E ripeto, ciò non significa che siano parassiti. Solo che gli viene concesso un lusso che nessun altro si può permettere e che il mondo reale non prevede. Perlomeno non per sempre...

Ma qui mi fermo. L'argomento era come sia più opportuno cercare di far capire l'economia agli elettori italiani e le ingiustizie sociali sono una conseguenza dell'ignoranza. Se risolviamo il primo problema forse si risolverà anche il secondo. Forse. Sono però convinto che senza proposte e, di conseguenza, scelte politiche radicalmente diverse da quelle che vediamo in giro, non si vada (pacificamente...) da nessuna parte. Cercherei quindi di concentrarmi sulla proposta di Michele e su come ampliarla.

 

E' ben più del mondo imprenditoriale a faticare, ma mi permetto di pensare che sia comunque il mondo limitato al settore privato.

 

TI SBAGLI! Non è assolutissimamente così. E' un cliché non calzante alla realtà. Questo volevo dire nel mio precedente intervento, devo essere stata troppo criptica.

Il privato, vivaddio, assume chi vuole. Nel privato mica ti impongono, avendo già fin troppi aspiranti,  di assumere esuberi prodotti lontano (il movimento è unidirezionale) che hanno acquisito diritti sacri ed inviolabili (a spese di chi?) da far valere ovunque, cioè anche presso chi non è affatto responsabile dell'acquisizione di tali pretesi diritti.

Questo è un fenomeno tipico del pubblico, anche se non di tutti i settori, solo quelli dove il reclutamento è e antimeritocratico e selvaggio e che sono, chissà perché, ovunque appannaggio di una certa parte di italia (per diritto divino?). Non c'è selezione meritocratica, ma avanzamenti automatici. Se si applicassero criteri meritocratici, il diritto alla mobilità sarebbe sacrosanto.Tutti i tentativi di correggere questi meccanismi perversi, che non sono sempre stati in vigore, sono falliti.

 ma ci sono potenziali riscossori di vitalizio ostinatamente abbarbicati al loro posto dopo 40 anni di servizio. 

 

 

e ci sono riscossori di due tre pensioni da nababbi che ancora occupano poltrone in decine di C.D.A. di partecipate o di società pseudoprivate