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C'è chi vince la Coppa del Mondo

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Caro Meo sono d'accordo con quello che hai scritto. Biasco usava il Gandolfo, vol.II, però costringeva gli studenti a studiarsi le sue teorie sui circuiti valutari. Spaventa ha usato negli anni in cui ha insegnato Economia II, rispettivamente, il Dornbusch - Fischer (congiuntamente a John Maynard Keynes di H. Minsky), l'Hall-Taylor e le dispense di Giorgio Rodano che poi sono state pubblicate come "Lezioni di macroeconomia-Carocci". Quando Biasco ha fatto il parlamentare, Spaventa ha insegnato Economia internazionale. Spaventa è stato vicino alle teorie sraffiane fino al 1977, anno in cui intervenendo ad un convegno organizzato presso l'Università di Perugia dal prof. Caravale, ne ha preso le distanze. Per gli interessati gli atti sono stati pubblicati in questa  sede. Da allora il prof. Spaventa ha iniziato ad utilizzare la cobb-douglas  qui e  qui.

p.s. Grande il prof. Lippi che veniva a lezione col sigaro e col gesso ed insegnava in maniera seria la teoria economica.

p.s. Grande il prof. Lippi che veniva a lezione col sigaro e col gesso ed insegnava in maniera seria la teoria economica.

Questa lettera di Lippi al rettore di allora de "La Sapienza" e' datata anno 2000. Mi sembra una buona descrizione critica del sottobosco culturale da cui proviene la lettera degli economisti.

Conoscevo la lettera. Grazie per averla segnalata anche agli altri lettori del blog. Lippi si è anche dimesso dalla Società italiana degli economisti quando questa istituzione non ha preso provvedimenti nei confronti del prof. Zamagni. Qui la sua nota "Il  Vaticano e la Società italiana degli economisti".

Bella anche questa.

Per un altro contributo alla comprensione di cosa sia la chiesa, a cosa serva, e a cosa si dedichino monsignori, cardinali e papi, consiglio il recente G.L. Nuzzi, "Vaticano S.p.A.". Appena terminato.

Michele, il libro sembra esplosivo... Secondo te ha dei fondamenti di verità? ..quasi quasi vado a ordinarlo...

Credo sia tutto vero, almeno la parte basata sui documenti lasciati da Dardozzi (Nuzzi ne riproduce svariati ed è chiaro che ha tutti quelli che menziona). C'è una parte finale sul Vaticano che cerca di creare il "grande centro" e su relazioni finanziarie con Provenzano che è più labile.

Alla fine, guarda, non dice nulla di esplosivo. Semplicemente conferma e documenta quello che sapevamo e molti si ostinano a negare:

- Il ruolo politicamente criminale giocato da Andreotti come uomo del Vaticano in Italia, i finanziamenti sporchi che costui ha ricevuto in cambio di favori continui, intrallazzi, e via elencando. Il suo essere perno di un sistema occulto che compenetra il malaffare con la politica e la finanza criminale italiana.

- Il ruolo cruciale dello IOR nella maxi-tangente Enimont, di nuovo con Andreotti in mezzo ma anche con gli altri; soprattutto il fatto che il Vaticano ha ostacolato le indagini in ogni modo possibile.

- Il fatto che, sia Montini prima che Wojtyla dopo, fossero alla fine consapevoli di quanto avveniva e coprissero o guardassero dall'altra parte.

Alla fine, ti si confermano due opinioni o tre:

- Il Vaticano è un'organizzazione semi-criminale che gode di privilegi assurdi a causa dei Patti Lateranensi che andrebbero radicalmente rivisti;

- I "fedeli" che a questa organizzazione donano ed i precetti della quale seguono sono dei semi-gonzi ubriacati da chiacchere melense che coprono una realtà squallida.

- La religione organizzata non sarà l'unico oppio dei popoli, ma senz'altro è quello al momento più dannoso nel Bel Paese.

Grazie Michele. Ad una cosa va dato atto ad Andreotti: è sempre riuscito a nascondere bene i suoi giochi. Pare che i discepoli e i discendenti non sono stati e non sono così efficaci nell'occultamento (oppure hanno esagerato e quindi s'è scoperto tutto?).

Bhe sor Giulio "lavorava" quando: non esistevano intercettazioni telefoniche, la televisione era solo la RAI (e si oscurava la TSI), non esisteva internet e c'era il pericolo comunista veramente. Infatti crollato il muro sono iniziati i problemi anche per lui.

Sarà stato anche "bravo", ma penso sempre più che i nostri cosidetti "grandi statisti" (quelli che a Ponte Chiasso già nessuno si fila di pezza), anche nel loro essere "malvagi" non abbiano avuto nessuna grandezza. Sono stati solo delle mezze tacche aiutati dalle circostanze.