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C'è chi vince la Coppa del Mondo

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Vorrei rispondere a Francesco: a mio parere, la critica dei redattori di questo sito ( condivisa in larga parte da coloro che lo frequentano, a quanto sembra ) alla lettera degli accademici si propone come naturale proseguimento della loro riflessione economica ( e non solo ) iniziata proprio con l'apertura di questo spazio di discussione.

Riflessione economica ( ad essere onesti leggo il sito da poco, e non ho avuto modo di seguire attentamente tutte gli argomenti di cui si è dibattuto in questi anni, anche se questa è l'impressione che ne ho ricavato ) che magari pur partendo da un asserto teorico di fondo si degna di mostrare la maggior parte delle affermazioni mediante una solida base empirica ( grafici, tabelle, link di riferimento a siti specializzati, rimandi a libri attinenti all'argomento ). Come è naturale, a volte parlando vengono date per scontate alcune conoscenze di fondo, e può capitare che qualcuno nello scrivere mostri di avere la verità in tasca e di aver capito ogni segreto delle scienze sociali, dimentico del metodo scientifico ed epistemologico di base, oltre che di buon senso. Ma, come ho osservato già molte volte, si ha l'onestà di riconoscere i propri errori e di correggere affermazioni avventate senza alcuna difficoltà.

Non nego che il professor Brancaccio e gli altri firmatari della lettera siano dotati di intelligenza costruttiva ( sembra costruttivista a volte però :P ) e che anche le loro posizioni siano naturale riflesso dei loro studi supportati da teorie e dati empirici.

Non potendo entrare però nel merito per la mia mancanza di conoscenza degli argomenti trattati (credo di avere ancora molti anni d'università davanti) vorrei fare una semplice constatazione: mentre i redattori di Nfa non si sottraggono minimamente al dibattito pubblico, anzi sono i primi ad esibirsi nei contesti più svariati , i firmatari della lettera sembrano rinchiudersi in alte torri d'avorio ( come possono esserlo anche le colonne del sole 24ore) da cui , come muezzin , urlare la verità al popolo chiamandolo a raccolta.

Se veramente ( e io, ripeto, non ne dubito ) hanno ragioni valide sia scientifiche che umane per le loro tesi,  siano loro ad istituire un pubblico dibattito in cui emerga realmente la forza delle loro idee tramite confronto, anche con rappresentanti delle istituzioni chiamati a mettere in pratica i loro insegnamenti, e tramite esibizioni di dati reali ( e non sulla scorta di mere teorie metafisiche )  che giustifichino e mostrino la reale necessità della messa in pratica delle loro prese di posizione. Magari a settembre, nella capitale, quando si torna dalle vacanze e la temperatura esterna permette di pensare meglio.

 

 

( un bel primo intervento sintetico e conciso, proprio come i canoni di composizione poetica di Giovanbattista Marino! non lo faccio più, promesso :-) )