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C'è chi vince la Coppa del Mondo

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Scusa ma non mi convinci. E' ovvio che si parte prima da una struttura teorica e poi si effettua il test. Il mio prof. di econometria diceva che persino i VAR ''ateorici'' sono in realtà ''teorici''. Proprio per effettuare i test le parti devono innanzitutto chiarire le loro posizioni teoriche, su questo mi dispiace ma la posizione di Brancaccio è chiara e condivisibile.

Poi viene un secondo problema. Mettiamo che uno usi Real business cycle per sostenere che la crisi sia stata dovuta a uno shock di produttività. Mettiamo che faccia calibrazioni e alla fine grosso modo la sua teoria fitta coi dati. Poi arriva Stiglitz e propone un modello con microfondazioni per le rigidità dei prezzi, che spiega la crisi in base a un crollo di domanda. Lo testa e pure il suo modello fitta coi dati. E' ovvio che a quel punto si risale alle fondazioni teoriche.

Anzi, in fondo si risale SEMPRE alle fondazioni teoriche. Io di teoria sraffiana non so niente ma del dibattito tra keynesiani e neomonetaristi ne so abbastanza. Quando Lucas attaccò i keynesiani e Friedman il punto chiave della sua critica era teorico: lui diceva che i loro modelli non erano microfondati e entravano in contraddizione con l'ipotesi di comportamento razionale. I keynesiani poi hanno microfondato le rigidità. Come vedi non ha nessun senso fare un discorso empirico senza prima misurarsi sulla teoria.

 

Non sono un esperto di epistemologia, quindi quello che dico va preso con le molle. Il problema credo che stia nella falsificabilità delle predizioni teoriche a cui uno perviene. Cito da wikipedia: "una teoria, per essere controllabile, e perciò scientifica, deve essere “falsificabile”: in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti".

Qui insomma non si tratta di discutere ore se uno sia new-keynesian di destra o new monetarist o kaleckiano di sinistra o qualunque altra etichetta improbabile. Quello è il tipo di dibattito che appassiona i 250. Si tratta invece di stabilire quali sia il modello utilizzato e quali siano le implicazioni fondamentali. Insomma, per fare un esempio arcinoto, Blanchard-Quah prima e Galì poi hanno demolito i modelli RBC con i VAR strutturali proprio sulla base delle previsioni fondamentali di questi modelli che, dopo opportune identificazioni abbastanza pacifiche, non si verificano nei dati. Ora, il problema è che i 250 non hanno un modello teorico di riferimento che possa essere falsificato, io credo. E se lo hanno, non lo stanno promuovendo a dovere.

 

 

Scusa, tu prima dici che il problema non è quello della ''etichetta'' (cioè del modello), poi dici che Blanchard-Quah hanno demolito la TEORIA real business cycle con un test, quindi parli della necessità di un modello teorico falsificabile. Come vedi sei tu stesso che riconosci che bisogna prima esplicitare il modello teorico e poi dopo si può fare il test e discutere.

Ecco perchè voglio capire quali sono i modelli teorici in gioco. Brancaccio a un certo punto parla di un modello con domanda keynesiana e prezzi di Sraffa. Io non sapevo nemmeno che esistessero dei ''prezzi di Sraffa''. Sono prezzi neowalrasiani? Bisin e Boldrin dicono si e Brancaccio dice che è una cazzata? Esatto? Boldrin poi dice che non è real business cycle. Ok ma allora cosa è? Queste domande sono fondamentali.

P.S. Mi dai i riferimenti a Blanchard Quah? Io mi accorgo di avere letto troppe pappardelle per dottorandi in questi anni.

 

Ma infatti ti sto dando ragione. Almeno un pò. Nel senso che bisogna buttare sul tavolo le teorie nude, senza tremila citazioni, giri di parole e pilotti introduttivi. Dal mio punto di vista sono i 250 che devono dimostrare di avere ragione, non Boldrin, visto che sono loro ad essere fuori dall'accademia (intesa internazionalmente). Questo secondo il giustissimo, democraticissimo e rivoluzionarissimo principio (mi sembra l'abbia detto Lenin, lol) "it takes a  model to beat a model".

Insomma, indicassero quattro-cinque paper dove viene esposto il modello macro "critico", ed elaborassero una qualche tecnica econometrica per la sua verifica. Se lo facessero, e funzionasse, potrebbe uscire anche sull'AER e diventare "mainstream". Why not? Invece, chissà perché non lo fanno e continuano con i loro circle jerks e i loro convegni dove citano Veblen, Kaldor e le lettere di Keynes del 1924 a pincopallino e si capiscono solo fra di loro.

A questo punto qualche dubbio è lecito. O no? La stessa cosa vale anche per gli austriaci e la loro fissa sulla "non misurabilità" dei fenomeni economici. Mi ricordano i sostenitori dell'omeopatia che rigettano gli innumerosi studi in doppio cieco sull'inefficacia delle palline di zucchero in quanto l'omeopatia "non è solo" somministrazione di farmaci ultradiluiti.

 

su blanchard-quah:

http://ideas.repec.org/a/aea/aecrev/v79y1989i4p655-73.html

in rete ho trovato questo

http://www.karlwhelan.com/Teaching/MA10/vars-longrun.pdf

 

Stai semplificando molto. Io mi sto guardando un po' di cose, questi firmatari mi sembrano interessanti e non mi sembrano per niente sprovveduti in accademia. C'è un certo Prof. Massimo Florio che ha pubblicato su varie riviste mainstream e per MIT Press e sto trovando un sacco di altre cose interessanti. Sono anche andato a leggere quello che scrivono Stiglitz e Fitoussi (li trovi nella biblio della intervista a Brancaccio): è proprio vero che forniscono la stessa interpretazione della crisi descritta dalla  lettera. Mi sembra che Stiglitz abbia un buon CV, o sbaglio? 

Comunque finalmente iniziamo a capirci. Si parte dalle teorie, quindi si fanno i test empirici, quindi si apre il confronto e si valuta se le ipotesi delle teorie sono o no accettabili. Il commento di Bisin e Boldrin, e poi la discussione di Firenze tra BB e Pagano, secondo me non hanno rispettato questa impostazione. Per questo l'invito iniziale della intervista mi convince. Poi si vedrà chi ha più filo da tessere.

 

Discutere con cura la teoria che sta dietro ad indicazioni di policy o interpretazioni  varie (esplicitare il modello e le sue ipotesi, etc) è cosa sacrosanta;   ragionare per etichette o tentare dimostrazioni ad auctoritas  è, di solito, un esercizio vuoto.

Più sotto scrivi:

E no, scusa. Se facessi come dici starei dietro alle sciocchezze del primo ciarlatano di turno. Se Stiglitz scrive una cosa analoga a quelli della lettera, e se tra quelli che firmano la lettera c'è gente che stimo, io allora penso che valga la pena studiarsi la cosa. Tu pensi che Stiglitz dica cazzate sui dati? io ci penserei due volte prima di dirlo.

Appunto.  SE le basi analitiche di una persona sono poco solide, questa persona correrà il rischio di "star dietro alle sciocchezze del primo ciarlatano".  Non ci sono sostituti rispetto ad una buona preparazione teorica:  attaccare etichette sulla fronte degli economisti serve SOLO ad introdurre nel discorso semplificazioni piuttosto drastiche  - il più delle volte è una volgare scorciatoia, e per questo non mi piace.   Allo stesso modo,  basarsi SOLO sul CV di una persona, nel bene e nel male, è stupido:    grossi nomi che dicono cazzate io ne ho visti parecchi. Capita a tutti.