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C'è chi vince la Coppa del Mondo

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no, è esattamente il contrario. Ragionando per "modelli teorici di riferimento" la discussione diventa il trip lisergico di cui AAsoni sopra. Questo modo di discutere è tipico dell'accademia italiana. Non gliene dovrebbe fregare niente a nessuno dei modelli teorici di riferimento. L'unica cosa che dovrebbe rilevare è la capacità esplicativa (sia teorica che empirica) dell'argomento proposto, rispetto al fenomeno che si vuole spiegare.  Se uno usa un modello con rigidità dei salari (dico per dire) per spiegare la crisi,  mi deve spiegare  se ed in che misura quel modello spiega i dati meglio che (che ne so) un modello a salari flessibili e mercati incompleti (sempre per dire). Che il fatto di usare un modello a salari rigidi mi faccia essere un "keynesiano classico" o un "neokeynesiano moderno" non gliene dovrebbe fregare niente a nessuno.  Altrimenti, qualsiasi insieme di persone, di misura sufficientemente grande affinché le urla isteriche si sentano, si può mettere insieme e creare la teoria della "cappella di Sorrento" , che diventa una teoria riconosciuta per il solo fatto che i "cappellai di Sorrento" giustificano le cose che dicono sulla base della teoria della cappella di Sorrento.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-07-13/cina-mondo-immaginato-keynes-085829.shtml?uuid=AYrX6P7B

Non saprei dire se quanto scritto da Mr. Fan Gang sia tutto vero, però nella sua disarmante semplicità mi sembra una bella stoccata ai "chiacchieroni" occidentali: la Cina agisce preventivamente in modo anticiclico quando bisogna raffreddare l'economia che si sta surriscaldando; in Occidente, invece, son capaci solo di muoversi ex post (a spese del debito pubblico, aggiungerei). 

 

Scusa ma non mi convinci. E' ovvio che si parte prima da una struttura teorica e poi si effettua il test. Il mio prof. di econometria diceva che persino i VAR ''ateorici'' sono in realtà ''teorici''. Proprio per effettuare i test le parti devono innanzitutto chiarire le loro posizioni teoriche, su questo mi dispiace ma la posizione di Brancaccio è chiara e condivisibile.

Poi viene un secondo problema. Mettiamo che uno usi Real business cycle per sostenere che la crisi sia stata dovuta a uno shock di produttività. Mettiamo che faccia calibrazioni e alla fine grosso modo la sua teoria fitta coi dati. Poi arriva Stiglitz e propone un modello con microfondazioni per le rigidità dei prezzi, che spiega la crisi in base a un crollo di domanda. Lo testa e pure il suo modello fitta coi dati. E' ovvio che a quel punto si risale alle fondazioni teoriche.

Anzi, in fondo si risale SEMPRE alle fondazioni teoriche. Io di teoria sraffiana non so niente ma del dibattito tra keynesiani e neomonetaristi ne so abbastanza. Quando Lucas attaccò i keynesiani e Friedman il punto chiave della sua critica era teorico: lui diceva che i loro modelli non erano microfondati e entravano in contraddizione con l'ipotesi di comportamento razionale. I keynesiani poi hanno microfondato le rigidità. Come vedi non ha nessun senso fare un discorso empirico senza prima misurarsi sulla teoria.

 

Non sono un esperto di epistemologia, quindi quello che dico va preso con le molle. Il problema credo che stia nella falsificabilità delle predizioni teoriche a cui uno perviene. Cito da wikipedia: "una teoria, per essere controllabile, e perciò scientifica, deve essere “falsificabile”: in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti".

Qui insomma non si tratta di discutere ore se uno sia new-keynesian di destra o new monetarist o kaleckiano di sinistra o qualunque altra etichetta improbabile. Quello è il tipo di dibattito che appassiona i 250. Si tratta invece di stabilire quali sia il modello utilizzato e quali siano le implicazioni fondamentali. Insomma, per fare un esempio arcinoto, Blanchard-Quah prima e Galì poi hanno demolito i modelli RBC con i VAR strutturali proprio sulla base delle previsioni fondamentali di questi modelli che, dopo opportune identificazioni abbastanza pacifiche, non si verificano nei dati. Ora, il problema è che i 250 non hanno un modello teorico di riferimento che possa essere falsificato, io credo. E se lo hanno, non lo stanno promuovendo a dovere.

 

 

Scusa, tu prima dici che il problema non è quello della ''etichetta'' (cioè del modello), poi dici che Blanchard-Quah hanno demolito la TEORIA real business cycle con un test, quindi parli della necessità di un modello teorico falsificabile. Come vedi sei tu stesso che riconosci che bisogna prima esplicitare il modello teorico e poi dopo si può fare il test e discutere.

Ecco perchè voglio capire quali sono i modelli teorici in gioco. Brancaccio a un certo punto parla di un modello con domanda keynesiana e prezzi di Sraffa. Io non sapevo nemmeno che esistessero dei ''prezzi di Sraffa''. Sono prezzi neowalrasiani? Bisin e Boldrin dicono si e Brancaccio dice che è una cazzata? Esatto? Boldrin poi dice che non è real business cycle. Ok ma allora cosa è? Queste domande sono fondamentali.

P.S. Mi dai i riferimenti a Blanchard Quah? Io mi accorgo di avere letto troppe pappardelle per dottorandi in questi anni.

 

Ma infatti ti sto dando ragione. Almeno un pò. Nel senso che bisogna buttare sul tavolo le teorie nude, senza tremila citazioni, giri di parole e pilotti introduttivi. Dal mio punto di vista sono i 250 che devono dimostrare di avere ragione, non Boldrin, visto che sono loro ad essere fuori dall'accademia (intesa internazionalmente). Questo secondo il giustissimo, democraticissimo e rivoluzionarissimo principio (mi sembra l'abbia detto Lenin, lol) "it takes a  model to beat a model".

Insomma, indicassero quattro-cinque paper dove viene esposto il modello macro "critico", ed elaborassero una qualche tecnica econometrica per la sua verifica. Se lo facessero, e funzionasse, potrebbe uscire anche sull'AER e diventare "mainstream". Why not? Invece, chissà perché non lo fanno e continuano con i loro circle jerks e i loro convegni dove citano Veblen, Kaldor e le lettere di Keynes del 1924 a pincopallino e si capiscono solo fra di loro.

A questo punto qualche dubbio è lecito. O no? La stessa cosa vale anche per gli austriaci e la loro fissa sulla "non misurabilità" dei fenomeni economici. Mi ricordano i sostenitori dell'omeopatia che rigettano gli innumerosi studi in doppio cieco sull'inefficacia delle palline di zucchero in quanto l'omeopatia "non è solo" somministrazione di farmaci ultradiluiti.

 

su blanchard-quah:

http://ideas.repec.org/a/aea/aecrev/v79y1989i4p655-73.html

in rete ho trovato questo

http://www.karlwhelan.com/Teaching/MA10/vars-longrun.pdf

 

Stai semplificando molto. Io mi sto guardando un po' di cose, questi firmatari mi sembrano interessanti e non mi sembrano per niente sprovveduti in accademia. C'è un certo Prof. Massimo Florio che ha pubblicato su varie riviste mainstream e per MIT Press e sto trovando un sacco di altre cose interessanti. Sono anche andato a leggere quello che scrivono Stiglitz e Fitoussi (li trovi nella biblio della intervista a Brancaccio): è proprio vero che forniscono la stessa interpretazione della crisi descritta dalla  lettera. Mi sembra che Stiglitz abbia un buon CV, o sbaglio? 

Comunque finalmente iniziamo a capirci. Si parte dalle teorie, quindi si fanno i test empirici, quindi si apre il confronto e si valuta se le ipotesi delle teorie sono o no accettabili. Il commento di Bisin e Boldrin, e poi la discussione di Firenze tra BB e Pagano, secondo me non hanno rispettato questa impostazione. Per questo l'invito iniziale della intervista mi convince. Poi si vedrà chi ha più filo da tessere.

 

Discutere con cura la teoria che sta dietro ad indicazioni di policy o interpretazioni  varie (esplicitare il modello e le sue ipotesi, etc) è cosa sacrosanta;   ragionare per etichette o tentare dimostrazioni ad auctoritas  è, di solito, un esercizio vuoto.

Più sotto scrivi:

E no, scusa. Se facessi come dici starei dietro alle sciocchezze del primo ciarlatano di turno. Se Stiglitz scrive una cosa analoga a quelli della lettera, e se tra quelli che firmano la lettera c'è gente che stimo, io allora penso che valga la pena studiarsi la cosa. Tu pensi che Stiglitz dica cazzate sui dati? io ci penserei due volte prima di dirlo.

Appunto.  SE le basi analitiche di una persona sono poco solide, questa persona correrà il rischio di "star dietro alle sciocchezze del primo ciarlatano".  Non ci sono sostituti rispetto ad una buona preparazione teorica:  attaccare etichette sulla fronte degli economisti serve SOLO ad introdurre nel discorso semplificazioni piuttosto drastiche  - il più delle volte è una volgare scorciatoia, e per questo non mi piace.   Allo stesso modo,  basarsi SOLO sul CV di una persona, nel bene e nel male, è stupido:    grossi nomi che dicono cazzate io ne ho visti parecchi. Capita a tutti.

 

 

Hai ragione luigi, ed in questo senso è servito molto il post di Giulio sui dati. 

Volevo anche chiarire una cosa, visto che ieri sera mi sono visto anch'io il video di Branca: né Michele né tantomeno Alberto sono "RBC theorists", nella vita professionale hanno fatto tutt'altro. Del resto, RBC non "spiega" nessuna crisi (possono parlare per loro, ma sono sicuro che michele l'ha scritto più volte, basta cercare). 

 

1) Sui dati: anche io ho visto il post di Zanella ma non ne capisco l'impostazione. Se non ricordo male la lettera degli economisti parla di sperequazione dei redditi a livello mondiale. Zanella fa pochi accenni a pochi paesi e poi si concentra sulla Italia e i suoi risultati sono anche contestati da Lallo. E poi, ammettiamo pure che 200 economisti siano partiti senza fare un controllo sui dati. Ma pensiamo davvero che uno come Stiglitz abbia scritto che c'è stata sperequazione tra i redditi senza controllare?

2) sulla real business cycle sono rimasto sorpreso anche io. Pure io pensavo che fosse la scuola di Bisin e Boldrin. Infatti volevo capire come Boldrin oggi si definisce.

 

  

1) Non te ne dovrebbe fregare niente che l'ha detto Stiglitz o Bisin o Brancaccio. L'affermazione "esiste una sperequazione dei redditi tra X ed Y" è un fatto, che può essere verificato. Se la tua spiegazione del fenomeno Z si basa sul fatto che ci sia sperequazione dei redditi, se questa c'è, quella parte del modello che dipende da quell'ipotesi va bene, altrimenti no. Punto.

2)  Ancora, ma che te ne frega Boldrin e Bisin come si definiscono?? Ci sono i papers, che si basano su argomenti, sia teorici che empirici. Ti convincono quegli argomenti? Perché si/no? C'è qualche errore di matematica e/o logica? C'è qualche fatto che falsfica l'argomento del paper? Queste sono le domande che ti dovresti porre.

Anche come risposta al tuo post precedente, secondo me hai talmente radicata questa visione dell'economia come fazioni contrapposte che non hai capito che io NON stavo parlando di empirics vs theory. E' ovvio che la teoria è fondamentale. Ma la teoria non è quella della teoria Juventus contro la teoria Inter, come se fossimo allo stadio. Teoria significa insieme di ipotesi che danno certe conclusioni. La validità di una spiegazione teorica non sta nel riferirsi ad una teoria precedente "di riferimento", ma appunto sta in quanto bene spiega un certo fenomeno.

 

1.1) E no, scusa. Se facessi come dici starei dietro alle sciocchezze del primo ciarlatano di turno. Se Stiglitz scrive una cosa analoga a quelli della lettera, e se tra quelli che firmano la lettera c'è gente che stimo, io allora penso che valga la pena studiarsi la cosa. Tu pensi che Stiglitz dica cazzate sui dati? io ci penserei due volte prima di dirlo.

2.2) La fai molto facile. Io francamente sono rimasto stupefatto sentendo a cosa può portare la Real business cycle theory. Se è vero quello che dice Brancaccio sulla interpretazione real business cycle del crisi del 1929 come ''libera scelta'' dei lavoratori, io trovo assurda quella teoria anche se è coerente sul piano logico matematico. Qui il tempo è poco e bisogna scegliere i modelli sui quali investire.

 

sul 2.2 ti rispondo io: Brancaccio non ha capito RBC e non ha capito nemmeno come interpretare la Great Depression usando gli strumenti di RBC. Punto. Se vuoi capire qualcosa sull'argomento, parti da questo libro.

Questa della sperequazione dei redditi fa un po' ridere. Siccome abbiamo mostrato che il problema non sta nella capital vs labor share, ora si guarda dentro alla labor share e si dice che i (lavoratori) ricchi sono diventati troppo ricchi rispetto ai poveri. Guarda, la disuguaglianza della distribuzione del reddito e' aumentata dal 1980 in poi un po' ovunque, soprattutto negli stati uniti, (cioe' piu' che in Italia), eppure gli USA sono cresciuti di piu'. Come questo spieghi la crisi vorrei saperlo. Quando ho tempo fra qualche giorno ti trovo i dati)

 

Non ho capito cosa c'entri la affermazione che negli USA la sperequazione è aumentata, ''eppure gli USA sono cresciuti di più''. Questa ''relazione'' non c'entra niente con la discussione, mica stiamo facendo una cross section di lungo periodo sulla crescita. Stiamo cercando di capire le cause della crisi globale. 

Sui dati, penso che ti riferisci a Zanella. Sto cercando di seguire il dibattito sull'altro post. Per ora vedo che i dati si riferiscono principalmente all'Italia. La lettera parla di sperequazione mondiale quindi non ho capito se si tratta di un lavoro preliminare o cosa. Poi c'è Lallo che critica Zanella, lo leggerò meglio e ti dirò. Poi trovo strano questo riferimento generico alla Government Share. Il governo mica è una entità astratta. Il governo fa favori a uno o all'altro gruppo sociale a seconda della loro forza politica. Bisogna andare molto più a fondo per capire.

E poi scusa, Stiglitz ti fa ridere? beh, forse anche lui riderebbe di te. Non credi? ;-)

 

 

E poi scusa, Stiglitz ti fa ridere? beh, forse anche lui riderebbe di te. Non credi? ;-)

Roberto te lo ripeto perche' evidentemente quello che ti ha spiegato luigi non e' passato. PRobabilmente questo e' evidente per chi fa la nostra professione (ricerca) ma non per gli altri: Stiglitz fa ridere se dice una cosa ridicola. Non e' che siccome e' Stiglitz, o Lucas, o Krugman, o Prescott, o Gesu Cristo, allora tutto quello che dice e' buono e interessante e bisogna tenerlo in seria considerazione. No no no. Se dice una minchiata, dice una minchiata. Capita a tutti, pure ai premi Nobel (nota che te ne ho elencato 4). Se Stiglitz dicesse la stessa cosa scritta nella lettera (o almeno cosi dici tu, io non ho idea di cosa dica Stiglitz), si sbaglierebbe pure lui, perche' i dati gli danno torto e perche' la teoria che propone non e' logicamente consistente.

 

Stiglitz dice questo, leggi e poi mi dirai: 

http://www0.gsb.columbia.edu/ipd/pub/FITOUSSI-STIGLITZ-05.09.pdf

Sulla reputazione, se fossi in te non la trascurerei visto che serve anche a minimizzare i costi di ''search''. E se vuoi ti trovo un sacco di passi di nFA in cui si la si mette sul terreno della reputazione.

E se vuoi ti trovo un sacco di passi di nFA in cui si la si mette sul terreno della reputazione.

Attendo fiducioso.

Subito! Appena cinque post fa CarloDB ha scritto: Se lo facessero, e funzionasse, potrebbe uscire anche sull'AER e diventare "mainstream". Why not? Invece, chissà perché non lo fanno e continuano con i loro circle jerks e i loro convegni dove citano Veblen, Kaldor e le lettere di Keynes del 1924 a pincopallino e si capiscono solo fra di loro. Ne posso trovare a pacchi se vuoi.

P.S. Il blackquote non mi funziona. perchè?

 

Se il problema è IE...prima di selezionare Blockquote selezioni Div e subito dopo Blockquote allora...

 

Ah, intendevi dire che ci sono persone che commentano su nFA che la buttano sulla reputazione!?

Possibilissimo: la leggono decine di migliaia di persone e noi non filtriamo i commenti, tanto che lasciamo commentare anche quel troll del bancario londinese che si è inventato più nicknames dei capelli che ha in testa per venire qui a scaricare le sue (sempre le stesse, tra l'altro) frustrazioni di sfigato.

Se lo dicevi prima mi evitavo la domanda. Dalla forma dell'asserzione si dava ad intendere che era uno di noi che la metteva su quel piano in mancanza d'argomenti cogenti.

P.S. Nel caso specifico, poi, non vedo dove sia l'argomento "reputazione". CDB dice una cosa credibile, anche se non necessariamente ovvia o desiderabile (e.g. essere "mainstream" non e' mai stato uno dei miei criteri di successo intellettuale).

 

La mia era tutto fuorché una argomentazione "pro reputazione". Parlavo di pubblicare sull'AER e di diventare "mainstream" essenzialmente perché quella certa scuola economica fa del presunto ostracismo del "mainstream" una battaglia politica, tanto da far girare appelli (uno molto recente) e raccolte di firme "in difesa del pluralismo della scienza economica". Lungi da me affermare che una analisi o un modello è "più vero" di un altro perché pubblicato su una rivista a più alto impact factor.

Il prossimo passo sarebbe stato quindi riconoscere che l'ostracismo (se esiste) si basa sul metodo, e che infine il "mainstream" non esiste in quanto sui top journals si legge tutto e il contrario di tutto. Da qui le virgolette. Ergo se vogliamo proprio definire il "mainstream" dobbiamo parlare di metodo. E il "rigetto della matematica" proposto da molti in questo non c'entra, dato che nei modelli "eterodossi" ad esempio si fa ampio uso algebra. Ovviamente, se poi si rigettano i postulati della scienza economica, e intenzionalmente si assume che gli agenti non facciano ottimizzazione vincolata, ci si sta automaticamente e volontariamente escludendo da una discussione basata sul metodo. 

Di tutto questo però non intendevo parlare, volevo semplicemente mostrare come, attraverso il metodo scientifico, ci si possa tranquillamente confrontare sul piano teorico ed empirico. Gli economisti "mainstream" lo fanno tranquillamente da oltre 100 anni.

Non ho capito cosa c'entri la affermazione che negli USA la sperequazione è aumentata, ''eppure gli USA sono cresciuti di più''. Questa ''relazione'' non c'entra niente con la discussione, mica stiamo facendo una cross section di lungo periodo sulla crescita. Stiamo cercando di capire le cause della crisi globale. 

Lo ha fatto Vattimo, per esempio, nel suo articolo. Almeno io l'ho interpretato cosi', nel qual caso c'entra eccome la cross section, che confuta l'idea.

Prendo atto che tu intendi con sperequazione questa idea delle "global imbalances", e cioe' il fatto che i cinesi producono troppo e spendono poco. Io questa idea non la capisco proprio: per anni abbiamo comprato da loro magliette (ed altro) dandogli carta che possiamo inflazionare a piacere. Fin qui, tutti contenti. Poi esattamente cosa e' successo? Ci siamo accorti che siamo piu' poveri di quanto pensavamo di essere, la risposta giusta dovrebbe essere consumare di meno. I cinesi si ritrovano con carta che vale meno, tanto contenti non saranno, questo li indurra' a farci meno credito e ad altri casini, nel frattempo pero' abbiamo avuto magliette in cambio di carta. Se qualcuno mi spiega cosa di coerente c'e' in questa idea mi fa un piacere. 

Roberto , io non ho contestato i dati che sono corretti e quindi incontestabili.

Li ho solo disaggregati ad un livello inferiore confermando le conclusioni del post almeno per l'Italia.

Lallo, sono contento che ti sei inserito nella discussione e ti ringrazio per avermi corretto. Allora ti chiedo: è possibile rifare il test a livello mondiale o almeno a un livello approssimabile a quello mondiale? esistono dataset che consentono di farlo? io ho lavorato un po' sul dataset OECD ma quello ovviamente non include la Cina. Il dataset IMF mi riesce difficile da usare. Come si può fare a testare in modo preciso l'affermazione contenuta nella lettera degli economisti? Puoi segnalarmi lavori recenti sulla distribuzione mondiale del reddito?

io ho lavorato su dati Eurostat che hanno una certa uniformità in quanto tutti prodotti secondo SEC 95.

Per questo mi sono limitato all'Europa ed ho approfondito l'Italia per la quale si dispongono dati ISTAT o del MEF ancora più particolareggiati ma coerenti a SEC 95.

Confrontarli con dati di altre sorgenti non ha senso : si rischia di paragonare mele con pere.

Su OECD , per l'Europa , mi è capitato di trovare dati non coerenti con Eurostat.

Il maggiore pericolo è che si chiamino con lo stesso nome cose diverse.

Domanda: tutte queste domande (e richieste di dati, che cercare i dati e riprodurli richiede MOLTO tempo) a cosa portano?

Detto altrimenti, quale sarebbe l'ipotesi causale che stiamo testando o vuoi testare?

Puoi spiegarla?

A Boldrin: Per la verità io ero partito dal fatto che condividevo la premessa della intervista: bisogna definire i rispettivi modelli teorici. QUINDI si può iniziare a testare. Ma non riesco ancora a capire quali sono i rispettivi modelli, visto che dici che Brancaccio sbaglia a definirvi real business cycle theorists.

A Lallo: vuoi dire quindi che se mi metto a fare una ricerca sulla world distribution perdo tempo? su internet trovo ancora poco. Vedo su Econpapers magari appena ho un po' di tempo.

Ah, pure Rajan parla di sperequazione come causa della crisi! ho trovato questo:

http://www.project-syndicate.org/commentary/rajan7/English

Ma lo hai letto il pezzo di Rajan prima di linkarlo? Se lo hai letto, sei sicuro di aver capito il messaggio? Io leggo una cosa diversa da quella di Brancaccio, e diversa da quella di Stiglitz e Fitoussi. Rajan dice che la colpa e' delle CRA in US, misura populista messa in pratica da politici assetati di voti. Vuoi ritrattare?

''Vuoi ritrattare''? Ma che razza di linguaggio usi? Sembri uscito da un b-movie poliziesco.

Io non ho affatto associato la tesi di Rajan a quella di Brancaccio-Stiglitz. Ho detto che però anche Rajan per spiegare la crisi parte dalla sperequazione dei redditi. Questo mi sembra interessante.

 

Insomma, la teoria tua è che Greenspan prima e Bernanke poi non hanno ridotto a negativi i tassi reali sulla base di una certa visione "phillips curve modernizzata" del sistema economico, ma per alleviare il conflitto sociale che la crescita della disuguaglianza fra high skill e low skill stava producendo. Esatto?

A Roberto I: Il  21gennaio2008 su questo blog M. Boldrin scriveva: "gettiamo via, anzitutto, il modello di ciclo economico che, forse perché per anni ho insegnato a Minnesota, qualcuno potrebbe pensare essermi particolarmente caro. Il cosiddetto "real business cycle" associato ai nomi di Ed Prescott e Finn Kydland. Il RBC, chiaramente non ha nessuna capacità di spiegare quanto ci sta succedendo."

Tra le altre cose, Boldrin critica il RBC anche nel paper "The theory of Business cycles: a personal perspective" del 2008.

parole sante!

P.S. luigi (scusa la minuscola, che per me c'e' un solo Luigi :-)) ma tu cosa sei, bipolare 1/4-3/4?

Ogni 4 volte dici cose perfettamente logiche, chiarissime, ben pensate e condivisibili. Poi le altre 3 volte spari cose dadaisto-giocose-ideologiche ...

Dipende dalle pastiglie, dalla morosa, da AAsoni, dal clima di Yale? Dal caffe? Pura curiosita', sia chiaro.

luigi e' affidabile quando si tratta di parlare/pensare/discutere di come si fa economia o come si dovrebbe farla. e sul resto che si perde: e' il rifondista dentro di lui che lo frega ;)

PS luigi, come ben sai, si fa per scherzare. in ogni caso sottoscrivo e metto in grassetto quanto hai detto sopra :)

la minuscola nello screen name è fatta apposta per essere minimalista. Poi, se mi scambi per l'altro Luigi, mica mi dispiace. Magari mi dai il beneficio del dubbio, e il rapporto diventa 1/3 - 2/3. Buttalo via... :))

In genere, se scrivo una cazzata dadaista, faccio in modo che sia chiaro che è una cazzata dadaista.  Poi, scrivo anche un sacco di cazzate pensando che siano cose serie. La funzione della lettura di NfA (ma anche di AAsoni e Rabbì e PGDepace e i twins, strettamente nell'intimità) è quella di farmici riflettere. La vita è difficile per chi si sente ideologicamente di sinistra, ma non vuole che questo si metta di traverso la comprensione della realtà su basi "scientifiche" (detto senza nessuna pomposità).  Quello che cerco sempre di evitare è di cadere nella disonestà intellettuale della gente come Brancaccio. Che questo mi faccia diventare un mostro bipolare è un side-effect che mi sembra meno  dannoso (danno psicologico strettamente personale) delle due alternative: diventare liberale come te o diventare disonesto come gli altri. 

Che questo mi faccia diventare un mostro bipolare è un side-effect che mi sembra meno  dannoso (danno psicologico strettamente personale) delle due alternative: diventare liberale come te o diventare disonesto come gli altri.

E dai, diventare liberale non e' poi cosi' terribile: e' successo a tanti di noi, e superato il primo shock fa sentire molto, molto meglio :-)