Titolo

C'è chi vince la Coppa del Mondo

3 commenti (espandi tutti)

Per una ragione banale: il giorno 2 c'erano già 9 (nove) ore programmate di convegno ed il professor Brancaccio era disponibile solo tra le 18, circa, e le 20. Dopo doveva andare a fare un comizio del suo partito in città.

Abbiamo ritenuto che da un lato il pubblico sarebbe stato esausto (decisione corretta: la sezione pomeridiana finì alle 19) e che, dall'altro, la discussione concentrata in un'ora e mezza sarebbe venuta mozza (decisione corretta anche questa: il dibattito con Pagano è durato ben più di un'ora e mezza).

Infine, l'invito non era rivolto solo al professor Brancaccio (anche se egli si autoproclama e probabilmente è la mente politica ed organizzativa dietro a questo gruppo) ma a tutti gli altri 204. Parecchi di loro, molti invero, vivono e lavorano a Firenze o nei paraggi. Se avessero avuto voglia di venire a discutere non gli sarebbe costato molto, davvero. Idem per Brancaccio, bastava venisse a Firenze un giorno prima e si fermasse al convegno del giorno 2, era pieno di dati e fatti interessanti.

Infine, la questione non è, proprio non è, quella di "vincere", t'immagini! Vincere cosa con chi? Suvvia.

La questione è un'altra: è cercare (disperatamente) di far capire a chi ascolta costoro che non solo costoro non hanno NULLA da dire, ma non sanno neanche cosa dicono e portano alla rovina culturale e politica. Infatti, hanno già portato alla medesima quei gruppi politico-sociali che ritengono costoro degli "intellettuali" da prendere in considerazione come tali. Ma di questo argomento discuto più estesamente, fra 10 minuti, in un commento "sopra" in risposta ad uno di ne'elam che si aggiunge al coro di quelli che mi suggeriscono di lasciar perdere. Può darsi abbiano ragione, ma ho bisogno che mi convincano.

Vebbè però a me sarebbe piaciuto se aveste accettato la sua proposta. La discussione mi piace, non è inutile. Queste tenzoni a volte mi danno fastidio perchè sembra che facciate un po' tutti a gara per dimostrare chi la sa più lunga e alla fine non si capisce più un acca! Però finalmente ho qualche coordinata in più sul dibattito di teoria economica.

A proposito: Brancaccio a un certo punto cita Blanchard e Fischer. Io l'ho sempre trovato pesante, mi sono sempre rifiutato di usarlo, preferendo Barro e Sala. Ho fatto male? Mi sa di si. O non c'entra niente con la questione?

R.

P.S. Dico, ma perchè definirlo ''pauroso''? Mi sembra tutto l'opposto. Come voi mi sembrate l'opposto dei ''morti viventi'', come lui vi definisce. Ma è proprio inevitabile che debba finire a calci reciproci sui denti?

  

Nè Blanchard e Fischer né Barro e Sala hanno alcunché d'interessante da dire sui temi di cui discutiamo. Sono entrambi due testi molto elementari e molto "di parte", nel senso che riassumono in modo eccessivamente semplificato ciò che a Cambridge (MA) e succursali veniva (viene?) considerato "teoria mainstream" al tempo.

Una cosa che nessuno dei 205 firmatari sembra in grado di capire è che non ho molto in comune con la "macro" mainstream USA e che la bisezione manichea "liberisti-keynesiani" è completamente demenziale e prova solo la povertà intellettuale di chi la usa. A volte vorrei tornarci sopra sistematicamente ma devo ammettere che m'annoia mostruosamente. Le mie opinioni, frettolose, sullo stato della ricerca macroeconomica e la crisi attuale sono qui. Da allora sono peggiorate alquanto.

Ma, capiamoci, il testo della lettera che qui si discute NON è né "keynesiano" né nulla di simile, almeno se a queste scatolette si vuole dare un minimo di contenuto specifico. L'ho detto nel testo con Alberto e lo ripeto: il contenuto della lettera è incoerente nell'analisi economica di fondo, inconsistente nella relazione "cause della crisi"=>"rimedi proposti" e "falso" (nel senso di contraddetto dai dati disponibili) nelle sue asserzioni empiriche. Per questo il poster che abbiamo scritto è tanto velenoso: perché non deve essere preso sul serio. È solo lo specchio della povertà intellettuale di una fetta, consistente, di accademica economica italiana e delle politica che ad essa si accompagna.

Parlo per me, non so cosa direbbe Alberto Bisin al riguardo.